GAZA: Lettere a Frattini

2 02 2009

riporto una corrispondenza via Blog tra Vittorio Arrigoni e Giulietto Chiesa (Parlamentare Europeo), il cui destinatario e’ il ministro degli esteri Frattini.

GIULIETTO CHIESA:

Egregio Signor Ministro,
mi viene segnalato da più parti che un cittadino italiano, Vittorio Arrigoni, si trova a Gaza, sottoposto a gravi minacce di morte.

La sua “colpa”, a quanto pare, consiste nell’aver aiutato, come infermiere, la popolazione civile di Gaza durante i bombardamenti e gli assalti a opera delle forze armate occupanti di Israele.

Un sito Internet in lingua inglese, successivamente oscurato non so da quale autorità, indicava ai militari israeliani Vittorio Arrigoni (e numerosi altri attivisti pacifisti di diverse nazionalità), come uno dei target (obiettivi) “da uccidere”.

Poiché, come lei sa, la guerra non è finita; poiché le truppe israeliane stazionano ancora sul territorio di Gaza; poiché è noto che Israele ha il controllo totale su ogni comunicazione elettronica (ed è quindi in grado, come ha già fatto in molte occasioni, di puntare missili ad alta precisione, individualmente, sui nemici selezionati in precedenza), mi pare evidente che Vittorio Arrigoni è in serio pericolo.

Lei, Signor Ministro ha ottimi rapporti con il Governo israeliano, anche come effetto del suo appoggio incondizionato alla guerra. Pertanto la invito a esercitare la sua influenza facendo presente al Governo israeliano che è suo dovere tutelare la vita dei connazionali.

Mi permetto di suggerirle – anche se non ho dubbi che lei vi abbia già pensato per conto proprio – di esternare al Governo israeliano che il Governo italiano non accetterebbe in silenzio l’eventualità che l’incolumità fisica di Vittorio Arrigoni venisse messa a repentaglio.

Sono altresì certo, Signor Ministro, che lei comprende la grande responsabilità politica, istituzionale e morale che grava sulle sue spalle e che si farà sollecitamente interprete delle mie, e nostre, inquietudini.

Giulietto Chiesa
Parlamentare europeo

————

VITTORIO ARRIGONI:

Caro Giulietto,

ti sono grato per l’ inquietudine, equivalenza di un empatia rara in questi tempi, per essere rimasto umano.

Dici bene, la guerra non è terminata. Solo i morti ne hanno visto la fine, per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza.

Le reiterate e costanti minacce di morte rivolte a me e ai miei compagni dell’International Solidarity Movement se non destassero reale preoccupazione, le avremmo considerate trofei. Evidentemente a chi olia gli ingranaggi della macchina della morte israeliana dà estremamente fastidio chi da questa parte si impegna così estenuamente per la pace e i diritti umani. Il nostro non sarà un sacrificio invano se consentirà uno stato di allerta verso questo di lembo di terra martoriata e il suo milione e mezzo di abitanti. Una popolazione palestinese che non chiede altro se non di poter godere degli stessi diritti degli israeliani, dei diritti di qualsiasi altro popolo del pianeta. Mi auguro che Frattini, da te sollecitato, distolga un attimo lo sguardo da Sderot e rivolgendolo verso di me si accorga dell’ammasso informe di macerie a cui è ridotta Gaza, e delle lunghe file di minuscole bare bianche contenenti le spoglia di centinaia di bimbi uccisi. Al ministro chiedo che venga concentrata maggiore attenzione e stima verso le migliaia di operatori umanitari distribuiti nei luoghi più caldi del pianeta, magari la stessa cura e ammirazione espressa dal governo ai soldati italiani ipotetici esportatori di democrazia in Afghanistan oggi come in Iraq ieri. Non esigiamo una medaglia, chiediamo solo più protezione. Sulla mia schiena bruciano ancora i dieci punti di sutura necessari a ricucire una ferita riportata a settembre, in seguito ad un assalto dei marins israeliani (link: http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?eid=1738&y=2008&m=09). Ero semplicemente al largo del porto di Gaza con degli amici pescatori. A Novembre, sempre in acque palestinese, soldati israeliani mi hanno sparato, rapito, quindi rinchiuso in una pidocchiosa prigione a venti chilometri da Tel Aviv. Dietro le sbarre, il consolato mi fece avere un paio di vestiti di ricambio. Ho ancora la ricevuta, un mese di tempo per ripagarli. Sul mio ferimento e successivo rapimento, nulla, non un fiato dal suo governo, Ministro Frattini. Alla Farnesina non si è mossa un foglia. Ora vogliono uccidermi, le assicuro che prestando i soccorsi sulle ambulanze in questo ultimo mese mi sono reso conto quanto siano essi puntigliosi e puntuali nel sopprimere vite umane. Con il consenso del suo presidente Berlusconi che non ha mancato più volte di tifare per le bombe. Lei lo sa che spesso fra macerie trovavamo i corpi ridotti in poltiglia? i frammenti di ossa più grandi potevano stare in un cucchiaino, lo riferisca al suo presidente. Pensateci, magari la prossima volta che rigirate lo zucchero sorseggiando un caffè assieme. Vogliono ucciderci, ministro Frattini, veda un pò lei se è il caso di trovare cinque minuti di tempo per me sulla sua agenda fitta di incontri diplomatici.

Giulietto, un abbraccio.

Restiamo umani.

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