Uto Ughi vs Giovanni Allevi

2 02 2009

…il trionfo del pulpito…

 

[UTO UGHI]

”Il successo di Allevi? Mi offende” ”Presuntuoso e mai 
originale ma in Italia prevale l’apparenza” 

Pubblicazione: [24-12-2008, STAMPA, NAZIONALE, pag.43] – 
Sezione: Spettacoli 
Autore: CAPPELLETTO SANDRO 

Intervista SANDRO CAPPELLETTO ROMA Che spettacolo desolante! 
Vedere le massime autorita’ dello Stato osannare questo 
modestissimo musicista. Il piu’ ridicolo era l’onorevole Fini, 
mancava poco si buttasse in ginocchio davanti al divo>>. Uto Ughi 
non ha troppo apprezzato il concerto natalizio promosso dal Senato 
della Repubblica che ha avuto come protagonista il pianista 
Giovanni Allevi. Il nostro violinista lo ha ascoltato – <<fino 
alla fine, incredulo>> – dalla sua casa di Busto Arsizio e ne e’ 
rimasto <<offeso come musicista. Pianista? Ma lui si crede anche 
compositore, filosofo, poeta, scrittore. La cosa che piu’ mi da’ 
fastidio e’ l’investimento mediatico che e’ stato fatto su un 
interprete mai originale e privo del tutto di umilta’. Il suo 
successo e’ il termometro perfetto della situazione del Nostro 
Paese: prevalgono sempre le apparenze>>. Che cosa piu’ la 
infastidisce di Allevi: la sua musica, le sue parole? <<Le 
composizioni sono musicalmente risibili e questa modestia di 
risultati viene accompagnata da dichiarazioni che esaltano la 
presunta originalita’ dell’interprete. Se cita dei grandi pianisti 
del passato, lo fa per rimarcare che a differenza di loro lui e’ ” 
anche” un compositore. Cosi’ offende le interpretazioni davvero 
grandi: lui e’ un nano in confronto a Horowitz, a Rubinstein. Ma 
anche rispetto a Modugno e a Mina. Questo deve essere chiaro>>. 
Come definire la sua musica? <<Un collage furbescamente messo 
insieme. Nulla di nuovo. Il suo successo e’ una conseguenza del 
trionfo del relativismo: la scienza del nulla, come ha scritto 
Claudio Magris. Ma non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven 
non e’ Zucchero e Zucchero non e’ Beethoven. Ma Zucchero ha una 
personalita’ molto piu’ riconoscibile di quella di Allevi>>. C’e’ 
piu’ dolore che rabbia nelle sue parole. <<Mi fa molto male questo 
inquinamento della verita’ e del gusto. Trovo colpevole che le 
istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. 
Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono 
persone di poco spessore. Tutto torna: e’ anche la modestia 
artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri 
d’opera, delle nostre associazioni musicali e di spettacolo a 
consentire lo spaventoso taglio alla cultura contenuto negli 
ultimi provvedimenti del governo. Interlocutori deboli rendono 
possibile ogni scempio, hanno armi spuntate per fronteggiarlo>>. 

————————–

[GIOVANNI ALLEVI]

Lettera aperta ”Caro Ughi, lei difende soltanto la sua Casta” 
La replica di Allevi al violinista: da lui un attacco cieco e 
violento 

Pubblicazione: [28-12-2008, STAMPA, NAZIONALE, pag.39] – 
Sezione: Spettacoli 
Autore: ALLEVI GIOVANNI 

Sono uscito dal Senato alle 15.30, con in tasca una cravatta rossa. 
Me l’ha regalata un bambino, che era venuto con i genitori per 
assistere al concerto: <<Tienila Giovanni, e’ tua. L’ho messa per 
te, per la prima volta in vita mia>>. Fuori, con mia grandissima 
sorpresa, ho trovato una grande folla radunata davanti Palazzo 
Madama, per salutare me e i professori d’orchestra. Ecco, Maestro 
Ughi, queste sono le immagini indelebili, che resteranno scritte 
nel mio cuore, indissolubilmente legate a quel concerto. Ora, 
proprio su questo tavolino, c’e’ un foglietto spiegazzato con sopra 
un autografo. Certo, in questi ultimi anni ho avuto l’onore di 
firmarne tanti. Ma quello che ho qui con me, l’ho voluto io. E’ 
l’unico autografo che abbia mai chiesto a un artista. Quella sera 
di dieci anni fa, me ne tornai al mio monolocale da una gremita 
Sala Verdi del Conservatorio di Milano, con in tasca quel 
foglietto, come fosse un gioiello. Non era stato facile nemmeno 
raggiungere il camerino dell’artista, per un nessuno come me, un 
anonimo studente in Composizione. Io non avevo amicizie influenti, 
a stento arrivavo alla fine del mese, affrontavo grandi sacrifici 
per diplomarmi in Composizione e il biglietto del concerto l’avevo 
pagato. Ma ora avevo l’autografo di uno dei piu’ valenti violinisti 
del mondo: lei, Maestro Ughi. Come ha potuto farmi questo? Come ha 
potuto sputarmi addosso tanto veleno, proprio il giorno della 
Vigilia di Natale? Lei si ritiene offeso, e di cosa? Come fa una 
musica a offendere, se e’ scritta e suonata con tutta l’anima? Una 
musica strumentale senza parole? Secondo lei, io non sarei degno di 
essere ammesso in Conservatorio. In realta’ vi ho trascorso i miei 
migliori anni preparandomi a diventare, con cura, impegno e 
passione, un compositore di musica contemporanea. Sono diplomato 
in Pianoforte con 10/10. Sono diplomato in Composizione col massimo 
dei voti. Ho pubblicato le mie partiture musicali. Sono un dottore 
in Filosofia, laureato con Lode e ho pubblicato i miei scritti. Il 
mondo della musica classica e’ malato. Lei e’ uno dei pochissimi che 
e’ riuscito a viverlo da protagonista, ma forse non immagina cosa 
vuol dire studiare anni e anni uno strumento musicale per arrivare, 
si’ e no, a insegnare in una scuola privata. E cosi’, a spartirsi 
la torta del potere musicale sono in pochi, una casta, impegnata a 
perpetrare la propria concezione dell’arte e la propria esistenza.Giovanni Shine Allevi

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7 02 2009
furry

innanzi tutto complimenti per il blog!
Allevi è scandaloso, non riesce a replicare alle parole di Ughi se non con un patetismo immaginifico infantile, senza controbattere con argomentazioni valide.
La cosa terribile è che il successo di allevi è il frutto soltanto del lavoro di bravi agenti, che con l’immagine di giovane genio ribelle un po’ pazzo hanno catturato l’attenzione dei media e della massa ormai iperstimolata e non disposta a compiere uno sforzo mentale che vada oltre l’apparenza.
Allevi è il risultato tangibile della semplificazione esasperata e dell’appiattimento culturale dei nostri tempi. Nelle sua musica non c’è niente, non c’è ricerca, non originalità, egli volutamente rifugge il confronto con un pensiero musicale profondo.
Ed è proprio questa vacuità la ragione del suo successo.
Per ascoltare la musica di Allevi non è necessario un grande impegno,lo si può fare in tutta tranquillità senza interrompere il ritmo serrato della frenesia quotidiana, insomma non costa alcuna fatica.
Non vi è un’idea di cui cercare di penetrare il significato, di cui innamorarsi, con cui rompersi la testa.
La cosa più triste è che proprio lui sia tanto amato e osannato dai nostri contemporanei, lui che è l’incarnazione di uno stereotipo, è ciò che la gente trova degno di nota in un artista, ovvero la sua apparenza, i suoi capelli scarmigliati e i suoi occhiali cervellotici.
Allevi da alla gente ciò che la gente vuole sentire: una sorta di panem et circenses di mera esteriorità.

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