Valzer con Bashir

17 02 2009

 

Valzer con Bashir“, la brutalita’ della guerra in Libano vista attraverso gli occhi e i disegni di un uomo, di un soldato israeliano, di un regista affermato, Ari Folman.

Le efferatezze del conflitto furono tali da causargli un vuoto di memoria: grazie ad amici e vecchi commilitoni ricostruisce il passato, le cui memorie diventano patrimonio condiviso, e condanna con disgusto e dolore quei giorni maledetti. Con delle animazioni efficaci e crude, Folman vuole fare un’indagine dall’interno, partendo dal cuore e dall’anima dei soldati israeliani coinvolti, mostrarne il lato ingiusto, violento, efferato, disumano, e quello fragile, disorientato, sopraffatto, umano, rendendo piu’ fruibili e semplici l’analisi politica/bellica e le inchieste piu’ documentaristiche sui crimini e sui criminali . All’apice dell’indagine, frutto di una dinamica climax, il massacro di Sabra e Shatilla, due campi profughi palestinesi a ovest di Beirut, dove la rappresaglia e la “pulizia” israelo/maronita raggiunse gli estremi. Una condanna al governo israeliano (il primo ministro era Begin) e al suo Ministro della Difesa Sharon, e nei confronti delle milizie falangiste cristiane, fautrici del massacro, inoltre un palpabile senso di colpa e di responsabilita’ per averlo permesso, favorito, e taciuto. Una critica ad Israele che arriva da Israele, che abilmente evita qualsiasi censura (e per la tecnica “cartoon”, e per le allusioni che rimangono sottili): di fatto i contenuti sono paragonabili a film/inchiesta come “Jenin Jenin“, pero’ accusati di falso, vilipendio, propaganda palestinese, e fermamente censurati (in Israele e non solo). L’israeliano Folman riesce con questo film ad arrivare in tutto il mondo, rappresentando una presa di coscienza scomoda, da sostenere, approfondire e incentivare: potrebbe essere una scarto culturale deciso per avvicinarsi a risultati positivi nel conflitto Israeliano/Palestinese!

Il massacro di Sabra e Shatilla

I fatti a cui Folman fa riferimento riportano alla Guerra in Libano del 1982 (la “prima” se consideriamo come “seconda” quella del 2006): le Forze di Difesa Israeliane (IDF) invadono il sud del Libano il 6 giugno 1982, dove più di 110.000 rifugiati palestinesi si sono stanziati in seguito al conflitto arabo/israeliano del 1948, e dove l’Olp ha istituito il suo quartier generale. Dall’estate dell’1981 Begin, il primo ministro, continua a provocare la reazione palestinese per ottenere il consenso ad attaccare da parte del suo Gabinetto: secondo il Segretario Generale dell’ONU, dall’agosto 1981 al maggio 1982, vi sono 2096 violazioni dello spazio aereo libanese e 652 violazioni delle acque territoriali. Il 3 giugno, un militante palestinese (del gruppo di Abu Nidal, oppositore di Arafat) tenta di assassinare l’ambasciatore di Israele a Londra, Shlomo Argov. L’Olp non e’ dunque coinvolto (Arafat addirittura condanna l’attentato), tuttavia Begin ordina di bombardare i campi profughi palestinesi e le roccheforti Olp, che dopo 10 mesi di silenzio rispondono con colpi d’artiglieria su centri civili in Galilea: l’ occasione che Begin e Sharon aspettano da tempo. Il 6 giugno L’IDF invade il Libano. L’obiettivo “ufficiale” di Israele e’ respingere i militanti dell’Olp 40 chilometri più a nord dal confine. In realta’ vogliono sconfiggere del tutto Arafat ed espellere i restanti palestinesi, cacciare i siriani dal Libano, arrivare a Beirut e istituire un governo filo israeliano (da qui l’appoggio ai maroniti, minoranza cristiana in Libano, con a capo Bashir Gemayel). Dopo 10 settimane di azioni belliche devastanti, impiegando fanteria, forze aeree e navali, viene raggiunto un accordo secondo cui Arafat e i sopravvissuti dell’Olp avrebbero dovuto trovare rifugio negli Stati arabi confinanti. Forze di pace usa, francesi e italiane si schierano per proteggere l’evacuazione di circa 14.500 tra palestinesi e siriani. Contemporaneamente Bashir viene eletto Presidente della Repubblica, grazie al forte appoggio del governo israeliano (si stima che Israele abbia pagato circa 500.000 $ per comprare il voto dei deputati). Ma 9 giorni prima del suo stanziamento il leader maronita viene assassinato: da qui un graduale inimicarsi delle fazioni libanesi (gli episodi di Sabra e Shatila sono solo l’inizio, molti altri i soprusi e le azioni contro gruppi libanesi), e un capovolgersi della situazione politica (viene eletto presidente Amin Gemayel, piu’ vicino a Damasco), porteranno Israele a ritirarsi dal Libano nel 1985 fino alle postazioni originarie, lasciando il paese nelle mani della Siria, con lo Hizbullah sciita come punta di lancia dei gruppi terroristici. Tornando a noi, immediatamente dopo l’assassinio di Bashir, Sharon occupa Beirut ovest,  e con i libanesi decide di sradicare i <restanti terroristi>, la cosiddetta <pulizia>: i falangisti avrebbero fatto pero’ <il lavoro sporco>, mettendo in atto quello che era anche il volere di Bashir (<…radere al suolo i campi intorno a Beirut, e costruire al loro posto un grande giardino zoologico, dopo aver spedito gli abitanti in Siria su pullman con l’aria condizionata…>). Il 16 settembre 1982, alle ore 18.00, 150 uomini sotto il comando di Khobeika entrano nei campi profughi di Sabra e Shatilla, attraversando le linee di controllo israeliane, da cui intanto vengono sparati proiettili al fosforo che illuminano l’azione dei miliziani. Alle 18.50 gli israeliani intercettano una comunicazione di un subordinato che chiede al suo comandante Khobeika cosa fare di una cinquantina di donne e bambini: <non me lo chiedere piu’, lo sai cosa devi farne>. A un altro miliziano che aveva 45 prigionieri risponde ambiguamente: <la volonta’ di Dio>. La forza dei falangisti passa casa per casa ad assassinarne gli abitanti, senza nessuna resistenza: l’ultimo scontro a fuoco viene registrato poco dopo le 18.00, e da quel momento il massacro dura per altre 30 ore. <I falangisti uccidono i civili in modo metodico e deliberato. un bambino fu calpestato a morte da un miliziano con stivali chiodati, altri furono uccisi appendendogli al collo delle bombe a mano, altri ancora violentati e fatti a pezzi>. Come testimonia lo stesso Folman, il giornalista Ron Ben-Yishai della tv israeliana, chiama Sharon a casa, e lo avverte del massacro in atto; anche l’inviato di guerra per il giornale Haarez, Zeev Schiff, avvisa il Ministro delle Comunicazioni, Zippori: i due politici israeliani non fanno nulla. Anzi, Sharon parla per un’ora a Gerusalemme in una riunione del Gabinetto, ma non fa menzione del fatto che i falangisti siano stati mandati nei campi, men che mai che ne stavano massacrando gli abitanti. Inoltre il 17 settembre viene impiegato un secondo gruppo di miliziani, forze fresche, per completare la <pulizia>, esplicitandone il proseguimento fino al mattino seguente, fornendo inoltre bulldozer per <demolire le costruzioni illegali>: in realta’ vengono usati per coprire parte dei cadaveri con terra e detriti… Il 18 settembre finisce il massacro, le stime (dei servizi segreti israeliani) parlano di 700/800 vittime. Begin dichiara di aver sentito parlare per la prima volta del genocidio qualche ora dopo la sua conclusione, dalla BBC; Sharon apre un’inchiesta il cui comunicato ufficiale sostiene che <gli omicidi erano stati compiuti da un’imprecisata unita’ libanese penetrata nei campi da un punto distante dalle postazioni dell’IDF>. Insomma l’IDF e i falangisti negano: addirittura, un generale israeliano, Eitan, presente durante i misfatti, chiede che la Falange riconosca pubblicamente le colpe delle sue milizie, <magari precisando che il massacro non era premeditato, ne’ tanto meno la conseguenza di una scelta politica...>. Ma il 25 settembre, in seguito a una massiccia protesta organizzata dai partiti dell’opposizione a Tel Aviv, con oltre 400.000 partecipanti, viene istituita una commissione d’inchiesta, che attribuisce la<responsabilita’ indiretta> a Israele e all’IDF (paragonandola a quella delle autorita’ russe  e polacche durante i pogrom del XIX secolo), e ritenendo gli <autori materiali del massacro> i falangisti. Fortunatamente gravi le ripercussioni politiche: Sharon destituito dalla Difesa (ma reintegrato come ministro senza portafoglio), e le piu’ alte cariche dell’IDF allontanate.

[fonte: “Vittime. storia del conflitto arabo/sionista 1881-2001” di Benny Morris]

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One response

9 03 2009
controreazioni

Ottima recensione, a presto.

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