“Fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza”

13 03 2009

Il 24 febbraio esce su Repubblica un articolo molto provocatorio di Alessandro Baricco, intitolato “Basta soldi pubblici al teatro,
meglio puntare su scuola e tv”. per leggerlo cliccate qui.

Gli risponde subito Stefano Balassone, ex amministratore Rai: “La tv è l’ultimo dei posti in cui andare ad aggiungere soldi, avendo invece bisogno di concorrenza;  e la scuola non saprebbe da che parte  cominciare per utilizzarli”.  E’ vero, lo Stato sta gestendo l’Istruzione in maniera vergognosa: dovrebbe garantire ed aumentare la diffusione dell’apprendimento di alcune materie come storia della musica o dell’arte, ridotte sempre di piu’ all’osso o semplicemente inesistenti (senza pero’ togliere “ore” a materie come chimica o fisica, come vorrebbe forse Baricco!).  Nel frattempo queste operazioni vengono sviluppate proprio dalle istituzioni che Baricco vorrebbe vedere dissanguate: ad esempio orchestre come Santa Cecilia (o come la agonizzante Orchestra Verdi  di Milano) organizzano concerti per le famiglie, per avvicinare i bambini alla musica e ai concerti; altre danno spazio ad attivita’ per il sociale, portando la musica e l’arte nelle carceri, negli ospedali…  All’estero questa e’ la prassi comune e diffusa! In Italia e’ ancora troppo scarsa.

Baricco, perche’ dare ancora soldi alla tv? perche’ invece non “dirottare” le cifre pazzesche che servono per organizzare show o programmi di scarsissimo livello? perche’ non usare quei soldi per programmi culturali e di apprendimento, o di informazione, di arte, di scienza, di libri, di cinema ecc? E’ giusto quello che dice Balassone: serve concorrenza! ad esempio in Germania c’e’: accanto a programmi tv ancora piu’ osceni di quelli italiani, esistono canali “pubblici” (3sat e Arte per esempio) che a tutte le ore offrono un palinsesto di grande spessore culturale! Inoltre, perche’ all’estero i teatri sono sempre pieni, ogni piccola cittadina ne ha uno, e ogni teatro ha un’orchestra stabile, un coro e un cast per l’opera, funzionanti tutto l’anno? Eppure il livello medio dell’offerta tv e’ scarso tanto quanto quello italiano, se non peggio! e quindi?!

Sostiene Baricco: “Chiudete i Teatri Stabili e aprite un teatro in ogni scuola… Liberatevi delle Fondazioni e delle Case che promuovono la lettura, e mettete una trasmissione decente sui libri in prima serata. Abbandonate i cartelloni di musica da camera e con i soldi risparmiati permettiamoci una sera alla settimana di tivù che se ne frega dell’Auditel”. Io dico no! se vuoi farti una trasmissione sui TUOI libri in prima serata taglia i milioni di euro che servono a costruire una casa per analfabeti a Cinecitta’,  se vuoi “sbattertene” dell’Auditel, allora chiudi la Fattoria, o fai esplodere l’Isola dei famosi, o arresta Cucuzza, ma lascia stare le gia’ poche e rare stagioni di musica da camera!

Consideriamo piuttosto come in Italia i soldi vengano spesi nelle direzioni sbagliate, con sprechi mastodontici! Accade nella tanto osannata tv di Baricco.  E accade nei teatri, nei musei, nelle istituzioni culturali: perche’ ci sono orchestre che hanno nel proprio staff centinaia di operatori (piu’ degli stessi musicisti) quando all’estero in orchestre ben piu’ produttive ne bastano una decina (solo nel nostro Paese esiste la figura di “sottosegretario alle fotocopie”)? perche’ decine di sarti in teatri che mandano poi a far fare 5 camicie nere da concerto in sartorie private? perche’ decine di giardinieri sul libro-paga per 2 aiuole striminzite? perche’ produzioni da milioni di euro con scenografie che prevedono per poche repliche dell’Aida la sabbia sul palcoscenico? e perche’ con tutte le spiagge che abbiamo in Italia, la sabbia viene presa proprio nel deserto del Sahara, con spese folli di trasporto e drenaggio? QUESTI sono soldi buttati! PRIMA proviamo a fare dei tagli mirati su questi sprechi! POI parliamo del resto…

Baricco spara a zero contro i costi dei teatri lirici e di prosa, ma non spreca una parola per distinguere fra la fissa immobilità delle icone del passato, e la creatività, l’innovazione, la sperimentazione dei giovani, diventino o non avanguardie. Perfino Marinetti e i suoi ebbero bisogno di teatri e caffè letterari per le loro serate futuriste, anche se talvolta  finivano in piazza a scazzottate…” sostiene Federico Orlando di Articolo21, che aggiunge: “Lo sa che sono stati chiusi 400 teatri e biblioteche, conservatori, istituti musicali? Ha letto qualcosa di quel che stanno facendo per la cultura Brown, Sarkozy e altri leader di paesi che si muovono nell’equazione cultura=sviluppo=civiltà?”.

Baricco aspirerebbe tanto a questa cultura/intelligenza di massa… giusto, condivisibile.  Ma io ho un sospetto, un brutto presentimento: penso al suo rifacimento dell’Iliade, rimaneggiato, “pulito” della sua espressione “arcaica”, popolarizzato,  reso facile alla lettura, per tutti: toglie gli Dei e fa parlare gli uomini. Molto teatrale, se vogliamo molto interessante, attuale, urgente dal punto di vista sociale, civile! ma funziona SOLO se si conosce bene l’Iliade di Omero… Siamo sicuri che Baricco lo abbia scritto per quel genere di pubblico? non lo so (in merito a cio’ Baricco ha piu’ volte dichiarato di considerare piu’ “alta” la professione di regista rispetto a quella di narratore o scrittore: questo la dice lunga credo!). E se cosi non fosse, sarebbe davvero un’operazione utile? sarebbe creare intelligenza di massa? penso di no. Che senso avrebbe? e’ come privarci della vera essenza dell’arte e della cultura. Sarebbe come leggere “I promessi paperi” sul Topolino e pensare di aver colto la poetica del Manzoni! oppure guardare qualche rifacimento televisivo di opere letterarie, a cui pero’, per esigenza tempistica, gli vengono tolti personaggi “secondari”… a mio parere sono molto spesso tentativi mal riusciti! e se non si conosce l’opera in questione, fuorvianti!

Il pubblico è in confusione, tanto da non capire neanche più Allevi da che parte sta (io lo so, ma col cavolo che ve lo dico)” dice Baricco baldanzoso. Beh, il pubblico e’ in confusione anche per il fatto che qualche “fenomeno” va in giro dicendo che la Nona di Beethoven e’ un’opera sopravvalutata, che il Partenone sia robetta, e che le opere di Joice vadano bruciate… Quindi occhio a chi incontrate per strada!

Ps. Vi rimando a una risposta molto efficace, e che condivido pienamente, all’articolo di Baricco, riportata sempre da Repubblica, scritta da Eugenio Scalfari. cliccate qui.

 ALESSANDRO BARICCO

 

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13 03 2009
McFlurry

Baricco è un bravo sofista.
Se si limitasse a giocare con le parole per scrivere romanzi non rischierebbe di inoltrarsi in riflessioni assai delicate e che non gli competono ottenendo risultati disastrosi. Gli piace trattare con le grandi idee, lanciare provocazioni, ergendosi a voce fuori dal coro, unica capace di risvegliare le coscienze assopite con proposte nuove e rivoluzionarie.
Proposte nuove perché assurde e impraticabili. Affidare la cultura al privato? Alla logica del mercato? Mai fu pensata condanna a morte più efficace.
Più soldi alla televisione? Per la televisione non c’è speranza di redenzione, è un universo corrotto, parziale e antidemocratico. Per che cultura c’è posto in televisione? Una cultura selezionata, di facile accesso, che comunque riscuota i consensi di un vasto pubblico.
Una televisione che “se ne freghi dell’auditel”? Nulla di più ingenuo e utopico.
E siamo da capo, come si decide che cosa è valido e cosa no? Forse con un televoto.
Donizetti non ci piace? Lo mandiamo a casa.
Ecco l’”eugenetica” del sapere, di secoli di musica, arte, teatro, per assecondare “Il moderno”.
E’ compito dello stato e di nessun altro indirizzare i cittadini, spronandoli alla conoscenza e all’approfondimento di ciò che non è immediato ma che richiede attenzione, studio, cura.
E’ lì che lo stato deve intervenire economicamente, per la scuola sono altre le modalità e i provvedimenti necessari. La fa facile Baricco, di certo non basterebbero dei finanziamenti per dar vita a schiere di piccoli melomani o più semplicemente per sanare i danni degli ultimi tempi. La scuola ha bisogno di tutt’altre riforme.
Hai pienamente ragione, la sua tendenza alla semplificazione, anch’essa tristemente figlia del nostro tempo, ammicca alle masse digiune di prodotti culturali di livello. Pericoloso.

Baricco, Allevi, Moccia… non abbiamo ancora toccato il fondo?
ma non si tocchi la figlia del reggimento…

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