Una favola dall’inferno

30 03 2009

oggi mi e’ arrivato via mail questo bellissimo testo: e’ una fiaba di guerra, triste e disperata, che fa trapelare tutto il disincanto e l’assenza di speranza dei giovani palestinesi che assistono e subiscono le tragedie quotidiane della Striscia, e non solo. I personaggi e gli avvenimenti narrati sono inventati, o meglio “ispirati” dagli eventi a Gaza. L’autore e’ il mio caro amico e fratello Saed Karazon, studente di Ramallah: lavora per Al Kamandjati. La traduzione e’ di Marina, che ringrazio infinitamente.

 

Fine di una storia d’amore

Vi racconto una storia. Vi racconto la storia di un uomo e di una donna.

Sono iscritti al primo anno di università. Da tre mesi frequentano i corsi. Stesso indirizzo, stesso ateneo. Lui è alto, bruno, simpatico. Lei è bella della bellezza pallida e magnetica della Luna. Nessuna è come lei. Lui la cerca ogni giorno con lo sguardo. La cerca per i corridoi, nel cortile tra le masse rumorose degli studenti fino a quando, finalmente, non la trova. Eccola lì, tra le sue compagne oppure sola che legge un libro all’ombra di un albero. Lui non ha il coraggio di avvicinarla. Al solo pensiero gli tremano le mani e il suo corpo si cementa impietrito al pavimento. Lei lo sa, lei ha capito, ma lo guarda senza superbia. Non è come quelle ragazze che quando qualcuno le corteggia si pavoneggiano altezzose. Lei lo guarda con amore e aspetta che lui trovi il coraggio, ma lui continua a osservarla da lontano, con rispetto. E allora è lei che un giorno vince la timidezza e gli si avvicina “Mi chiamo Amar, Luna, e tu?” Lui sbianca, sente annodarsi lo stomaco e in un soffio risponde “Mohamed”. E’ il loro primo incontro, il più bello.

Quella notte Mohamed non riuscì a dormire, pensava e ripensava al momento in cui Amar si era avvicinata e gli aveva parlato. Erano bastati pochi minuti per sentirsi l’uomo più felice del mondo. Dopo quel primo incontro Mohamed e Amar divennero inseparabili, cercavano ogni pretesto per passare del tempo insieme, seguivano le stesse lezioni e poi ne parlavano al bar per ore bevendo caffè. Che fossero innamorati era impossibile nasconderlo e la gente iniziò a fare commenti maligni e le ragazze invidiose sparlavano di Amar e Mohamed. Il loro cuore era puro e il loro amore forte, ma le chiacchiere della gente continuavano a perseguitarli. Mohamed per dimostrare a tutti che il suo amore era onesto decise di parlarne ai suoi genitori: non appena laureato avrebbe sposato Amar. Il loro diventò un fidanzamento ufficiale.

Gli anni passarono veloci e il giorno della laurea arrivò. Mohamed era felice perché finalmente avrebbe potuto sposare Amar e sarebbe iniziata la loro vita insieme. La famiglia di Mohamed si presentò a casa di Amar per la proposta di matrimonio, ma la famiglia della ragazza rifiutò indignata. Mohamed non era ricco, non poteva neanche permettersi un anello per la loro figlia. Come osava chiederla in sposa!? Fu un giorno molto triste per Mohamed, ma lui non si lasciò scoraggiare dal rifiuto. Non poteva rinunciare ad Amar, lei era tutta la sua vita. Lavorò per due anni con la disperazione nel cuore, cercando di mettere da parte più denaro possibile. Amar lo aspettava e faceva disperare i suoi genitori rifiutando tutte le proposte di matrimonio. Se non poteva sposare Mohamed non avrebbe sposato nessun altro. Mohamed riuscì finalmente a risparmiare abbastanza denaro per assicurare ad Amar una casa modesta, ma dignitosa. La famiglia di Amar questa volta non poté rifiutare, la determinazione della loro figlia aveva vinto ogni resistenza. Mohamed e Amar si sposarono pochi mesi dopo.

28 dicembre 2008. E’ passato un anno dal loro matrimonio: Amar aspetta un bambino, Amar è al nono mese, Amar sta per partorire. Le contrazioni sono sempre più frequenti, il dolore è insopportabile

“Mohamed! Aiutami! Mi sento morire…Dobbiamo andare in ospedale, non posso più aspettare!”. Mohamed è pallido, non sa che fare. Fuori i bombardamenti continuano e non risparmiano nessuno. Un altro urlo più forte, disperato. Amar è stremata. Mohamed chiama l’ambulanza. E l’ambulanza arriva e Amar è trasportata su, Mohamed sale dietro di lei. L’autista parte, accende la sirena, accelera. Amar urla dal dolore, sudore, lacrime, non riesce a respirare. Veloce, più veloce, l’autista accelera ancora. Mohamed è accanto ad Amar e cerca di rassicurarla “Resisti, devi farcela, con l’aiuto di Dio arriveremo in ospedale”. Il medico scuote la testa “No, Mohamed, non c’è più tempo. Amar partorirà qui”. L’autista ferma l’ambulanza. Mohamed è terrorizzato, ha paura di perdere suo figlio, ha paura di perdere Amar… E piange, le lacrime scivolano giù e non può fermarle. Ha paura e non può fare niente, solo sperare. Il medico intanto ha iniziato ad assistere Amar nel parto. Lei piange, urla e spinge. Spinge fino a che non ha più fiato e poi ancora e ancora e finalmente … un urlo forte, disperato: è nata! La bambina di Amar e Mohamed è nata e piange mentre perle di pioggia tamburellano sull’ambulanza. Amar e Mohamed si guardano. Poi un sibilo e un’esplosione fortissima. L’aria intorno si satura di frammenti di lamiera, carne e sangue.

Ad Aljazeera arriva una notizia urgente: l’esercito israeliano ha colpito con un missile aereo F-16 un’ambulanza. Un uomo, una donna, un neonato e l’autista sono morti. Il medico è ferito gravemente.

Un missile, un missile israeliano ha finito l’amore di Mohamed e Amar, Amar Filistin, “Luna di Palestina”. Un missile ha ucciso una bambina, una nuova vita nata dall’amore dei suoi genitori e morta per l’odio che ha portato Israele a uccidere, a uccidere civili inermi. Pochi istanti di vita e poi è diventata un’altra vittima da aggiungere al bollettino infame dei morti innocenti.

Sono arrivate tardi le riunioni dei leader arabi. Le Nazioni Unite non hanno salvato questa vita. Le leggi sui diritti umani, le leggi sui diritti dei bambini sono solo inchiostro su carta, mentre Israele scrive con il sangue palestinese la sua storia.

Il medico sopravvissuto ha potuto raccontare e far conoscere al mondo quello che è successo: la storia di Mohamed, Amar e della loro bambina, “Gaza di Palestina”, nata e morta il 28/12/2008 alle due del mattino in un bombardamento israeliano.

13/01/2009

Saed Karazon

 

 saed

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One response

3 04 2009
Saleh Dawabsheh

ben fatto, questo è veramente un ottimo articolo, mantenere il buon lavoro svolto.

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