In Lombardia si puo’ morire con un felafel in mano…

26 04 2009

kebab

Niente kebab, pizze e gelati dopo l’ una
In regione c’ è chi l’ha già definito il “coprifuoco” imposto dalla Lega al governatore Roberto Formigoni sui locali pubblici. Che per punire i kebab cambierà la vita anche a chi frequenta abitualmente gelaterie, pasticcerie, pizzerie d’ asporto, piadinerie e rosticcerie. Si tratta delle nuove regole «per la vendita di alimenti destinati all’ immediata consumazione» approvate ieri dal consiglio regionale, dopo un muro contro muro tra maggioranzae opposizione durato mesi, che introducono una serie di divieti e restrizioni. Da ora in poi, per esempio, si potrà mangiare il trancio di pizza, la brioche o il cono gelato solo dentro locale e non più in strada. Il locale non potrà più servire bibite se non prodotte in casa, addio dunque lattine di bevande insieme alla pizza. Inoltre, questi esercizi dovranno chiudere rigorosamente all’ una di notte (la richiesta iniziale del Carroccio era stata addirittura a mezzanotte). E dovranno sottostare a nuove severe norme igienico-sanitarie, di sicurezza e contro l’ inquinamento acustico e fornire un elenco completo delle materie prime utilizzate, specificando i prodotti eventualmente congelati. Pena il pagamento di una sanzione da 516 euro a 3098, che nel caso di recidiva comprende anche la sospensione della licenza per tre mesi. Multa che scende da un minimo di 154 euro a un massimo di 1032 euro per chi non rispetterà solo i nuovi limiti orari. «Finalmente orari ridotti per i kebab», esulta il consigliere regionale leghista Daniele Belotti. «La legge va nell’ interesse dei cittadini», aggiunge Carlo Saffioti del Pdl. Soddisfatti anche i commercianti. «Finalmente anche gli artigiani dovranno rispettare le regole dei pubblici esercizi», spiega il presidente dell’ Epam Lino Stoppani. Sulle barricate tutta l’ opposizione di centrosinistra: «Per la campagna elettorale della Lega ci vietano pizza e coca cola – denunciano i Verdi – ma il Tar e la Consulta bocceranno la legge». Ora la parola passerà ai Comuni. «La nuova legge è utile – sottolinea il vice sindaco Riccardo De Corato – ma i controlli del Comune sono già rigorosi».  [articolo di ANDREA MONTANARI, di Repubblica]

L’olezzo del razzismo
A volte le coincidenze sono maligne. Proprio mentre va sugli schermi “Focaccia blues”, il film con Arbore e Banfi che celebra la vittoria del cibo di strada italiano contro il cibo di plastica made in Usa, la Lombardia approva una legge folle che vieta il consumo di kebab, gelati e pizze davanti ai localie dispone il limite d’ apertura all’ una di notte. Un capolavoro di ambiguità che permette amplissimo arbitrio nella sanzione delle “illegalità” da parte di kebabisti e gelatai, proposto dai leghisti e votato anche dal gruppone del Pdl. I lumbard  hanno voluto, esplicitamente, intimidire i gestori dei kebab shop e, soprattutto, bloccarne la diffusione sul territorio. «Sono troppi, più di 350 nella sola Milano», sostengono i seguaci di Bossi. Il furore contro la colonizzazione ottomana dei nostri gusti alimentari non ha badato troppo al sottile, coinvolgendo anche i gelatai nostrani nella crociata per il decoro urbano. Come dire, scacciare il feroce Saladino val bene il sacrificio di qualche gelataio e il pianto di qualche bambino, al quale mamme e papà dovranno spiegare (come?) che il cono si può leccare dentro il negozio, ma non sul marciapiede. A parte il fatto che nessuno può arrogarsi il diritto di sindacare sui gusti alimentari di chicchessia, e aggiunto che se i kebab shop si sono moltiplicati in città, in Lombardia e in Italia è perché, evidentemente, piacciono, il punto cruciale è capire che idea di società abbiano mai in testa i promotori di questa sciagurata legge. Si può ridere, pensando che qualche zelante padano pensi magari di sostituirei kebab con dei take away di cassoeula o di polenta e luganega, ma si ride molto meno leggendo fra le righe il presupposto e l’ intento della leggina. Siccome il kebab piace e negli ultimi anni si è affermato come il più forte competitor del fast food all’ americana (come la focacceria di Altamura di Focaccia Blues) e siccome gli imprenditori del kebab sono immigrati, il dovere del buon padano è tagliare le unghie all’ invasore, bloccarne la crescita con qualsiasi cavillo, seminare sospetti sull’ igiene e il rispetto delle normative sanitarie, indicare le rivendite di kebab come pericolosi focolai di disturbo della quiete pubblica. Ai leghisti, insomma, non piace che cresca un’ imprenditoria nelle mani degli odiati musulmani. Così come non piace e pare inaccettabile una contaminazione culturale che passa attraverso il cibo “foresto”. L’ apparente neutralità delle norme non riesce a contenere l’ olezzo inconfondibile del razzismo. Ma c’ è anche dell’ altro, ed è un elemento che chiama in causa non solo la Lega ma tutta la destra: l’ idea di una società prescrittiva, dove la libertà è una concessione del potere “vigilante”. Una società occhiuta e spiona, dove le norme si moltiplicano perché è saltato il collante sociale, il principio di rispetto e di tolleranza fra le persone. Una società, per dirla con le parole del ministro Maroni nei confronti del clandestini, “cattiva”, che non esita a farsi del male pur di farlo agli “altri”. Una società grottesca e avvilente, che punisce chi mangia un panino al kebab davanti a un negozio. [articolo di  IVAN BERNI, tra i fondatori di Radio Popolare, ora a La Repubblica]

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