Report(er) assaltato

26 04 2009

La Gabanelli come Santoro.

Dopo le polemiche sulle puntate di “Annozero”dedicate al terremoto d’Abruzzo, ecco la notizia che la conduttrice di “Report”, Milena Gabanelli, sarebbe stata deferita al Comitato Etico della Rai per la puntata di Report della settimana settimana scorsa, che verteva in gran parte sulla “Carta Acquisti”, meglio nota come “Social Card”: una sorta di bancomat caricato dallo Stato per qualche decina di euro al mese e che permetterebbe agli indigenti di fare un po’ di spesa e pagare qualche bolletta… Tramite i suoi inviati la Gabanelli va a fondo della questione. Evidenzia le contraddizioni e soprattutto le inefficienze del sistema su cui poggia la social card. Viene fuori che è stata distribuita a poco più di 500.000 persone, e solo per una parte di esse risulta effettivamente caricata. Poi il “bonus famiglia”, inaccessibile alla gran parte di coloro che ne avrebbero bisogno. Il tutto viene dimostrato con documentazioni ufficiali e attraverso le interviste di economisti, responsabili dell’Agenzia delle Entrate e dei Caf (gli enti attraverso i quali gli aventi diritto possono richiedere la social card e il bonus famiglia).

Viene intervistato anche il ministro Giulio Tremonti, ideatore di quel sistema. Ad intervistarlo è la Gabanelli in persona. Il ministro è nervoso, a tratti palesemente in difficoltà. Messo all’angolo dalle domande della Gabanelli, diventa arrogante. L’inchiesta sembra non sia proprio piaciuta al ministro dell’Economia, che avrebbe sollevato in prima persona la questione al Comitato etico della televisione di Stato. Sulla vicenda non sono mancate le reazioni politiche: “Report era e resta il fiore all’occhiello del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro paese – è stato il commento affidato ad una nota di Giorgio Merlo, Pd, vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai – Mai risse, mai polemiche astiose, mai faziosità, mai volgarità e mai pregiudiziali di natura politica o personale. Solo e soltanto il racconto crudo dei fatti. Qualunque minaccia di inchiesta interna, vera o falsa che sia, contro Report significherebbe una pesante ed inaccettabile riduzione della libertà di espressione e del vero giornalismo all’interno della Rai…”.

Intanto le vicende Gabanelli-Santoro sono arrivate fino a Strasburgo. Lucio Manisco e Giuseppe Di Lello, due ex deputati del Palamento italiano ed europeo insieme al giornalista Alessandro Cisilin hanno portato la querelle all’attenzione del Consiglio d’Europa – Assemblea Parlamentare, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Commissario per i diritti umani. I tre promotori dell’esposto hanno motivato la loro azione con le misure censorie e disciplinari adottate nei confronti dei due programmi di giornalismo investigativo condotti dai due giornalisti sotto accusa e con le presunteinterferenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle nomine dei vertici Rai.

L’esposto, depositato al Consiglio d’Europa, si richiama all’articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali, nonché a due risoluzioni, approvate a larghissima maggioranza nel 2004 dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa, che avevano denunziato nel nostro paese il conflitto di interessi tra proprietà e controllo delle aziende televisive da parte di Silvio Berlusconi e le sue funzioni istituzionali di presidente del Consiglio.

La richiesta agli organi competenti del Consiglio d’Europa è il varo di una “indagine conoscitiva” e di un “monitoraggio di questi e prevedibili nuovi attacchi alla libertà di informazione in Italia“, nonché un richiamo al governo e al Parlamento della Repubblica Italiana acciocché osservino i rilievi già avanzati dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa.

“I rilievi sono stati ignorati o disattesi negli ultimi cinque anni dai governi Prodi e Berlusconi”, hanno sottolineato i promotori dell’esposto, che hanno poi documentato i provvedimenti promulgati dai vertici Rai contro “Report” e “Annozero” a seguito degli attacchi portati ai programmi stessi dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. All’esposto sono stati allegati due recenti articoli della stampa britannica sul rischio di un’involuzione fascistica in Italia, nonché una pubblicazione redatta nel 2004 dagli stessi firmatari, tradotta in tre lingue, sull’informazione nel nostro paese dopo la “scesa in campo” di Silvio Berlusconi.

fonti: articolo21.info , giornalismo.blog

blog “difesa dell’informazione” (sito di informazione giuridica)

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