Piazza Tienanmen 20 anni dopo

3 06 2009

 

Pechino 4 giugno 1989

Nella primavera del 1989 centinaia di migliaia di studenti, intellettuali e operai scendono per le strade in tutta la Cina per protestare contro il regime comunista, e chiedere l’introduzione nel paese di riforme democratiche. Il governo guidato da Li Peng e Zhao Ziyang dichiara la legge marziale (20 maggio) e invia l’esercito a Pechino, nella centralissima piazza Tienanmen, per sgombrare i manifestanti. La notte tra 3 e 4 giugno, Deng, Presidente della Commissione Militare, ordina alle truppe di usare la forza: i soldati aprono il fuoco su chi fa resistenza ed arrivano in piazza.

Non e’ possibile fare una ricostruzione accurata dei fatti: fu in ogni caso un massacro. Ancora oggi le stime dei morti variano. La Croce Rossa riferisce 2600 morti e 30.000 feriti. Organizzazioni non governative come Amnesty International hanno denunciato che, ai morti per l’intervento, vanno aggiunti i giustiziati per “ribellione”, “incendio di veicoli militari”, ferimento o uccisione di soldati e reati simili, stimando che il loro numero è superiore a 1000. 

Ai fatti del 4 giugno seguono migliaia di arresti e di processi, conclusi con esecuzioni sommarie, mentre per impedire la diffusione di notizie viene attuato un severissimo controllo sugli organi di stampa cinesi e proibito l’ingresso nel paese ai giornalisti stranieri. La brutalità della repressione provoca l’isolamento internazionale del regime cinese, con misure di embargo economico allentate e rimosse in seguito, con la ‘normalizzazione’ della situazione interna da parte del regime di Deng.

Pechino 4 giugno 2009

A vent’anni dalla strage di piazza Tienanmen molti giornalisti sono stati arrestati per aver fatto riferimento al massacro. Tra questi c’è Shi Tao, che nel 2004 è stato condannato a 10 anni di prigione per aver mandato un’email in cui parlava dell’anniversario della strage. La morsa della censura non è più in grado di controllare totalmente internet, ma sulla vicenda di piazza Tienanmen vige ancora il silenzio assoluto.

Per il ventesimo anniversario della protesta e della repressione, Reporters senza frontiere lancia delle richieste molto precise al governo cinese:

  1. rilascio di giornalisti, blogger e attivisti attualmente detenuti per aver partecipato o per aver citato il movimento pro-democrazia dell’89
  2. concessione alla stampa cinese ed agli utenti internet di poter citare gli eventi della primavera ’89
  3. riabilitare i giornalisti che sono stati trasferiti, licenziati o costretti al pensionamento anticipato per aver supportato il movimento studentesco
  4. la fine delle censure da parte delle compagnie internet statunitensi verso i gruppi a supporto del Movimento
  5. interrompere tutte le misure repressive contro i giornalisti e gli intellettuali che hanno partecipato alla manifestazione (arresti nelle case, pedinamenti, intercettazioni telefoniche ed esilio forzato)
  6. rispettare gli accordi con i giornalisti stranieri anche quando coprono attività dei dissidenti ed eventi legati al giugno 1989.
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