Zubin Mehta suona l’allarme

6 06 2009


Zubin Mehta e’ di casa in Italia e non solo perche’ da molti anni dirige l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Il nostro paese e’ entrato presto nella biografia di questo signore indiano che da pochi giorni ha compiuto 73 anni. Il suo primo luogo di studio lontano da Mumbai, citta’ d’origine, fu negli anni cinquanta Napoli. Dopo Napoli venne Vienna e quindi  Siena, con la prestigiosa Accademia chigiana, sede dei suoi approfondimenti sulle tecniche della direzione d’orchestra e di due importanti amicizie: quelle con Claudio Abbado e Daniel Barenboim.

Sulla situazione delle istituzioni musicali italianie Mehta e’ informatissimo e da Firenze, dove ha completato con il “Crepuscolo degli dei” la celebre e difficilissima tetralogia wagneriana, fa sapere di essere allarmato per i sacrifici imposti agli enti lirici dai tagli dei finanziamenti pubblici.”E’ il momento meno indicato per ridimensionare l’impegno economico a favore dei teatri e delle orchestre giacche’ il livello artistico delle produzioni italiane e’ in costante, significativa crescita”.

Mehta non e’ nuovo a iniziative di stimolo e di critica nei confronti dei governi. Ha iniziato a guadagnarsi la fama di “direttore di pace” ai tempi delle proteste contro la guerra in Vietnam e non si contano i concerti a sfondo politico nella sua carriera. Ha suonato anche per le vittime dello tsunami in estremo oriente e vorrebbe portare il suo messaggio di dialogo e pacificazione in Kashmir, la tormentata regione al confine fra India, Cina e Pakistan. Il medio oriente e’ tuttavia la sua principale preoccupazione, anche per il forte legame che lo unisce da tempo alla Filarmonica di Israele. Con l’aiuto di una banca arabo-israeliana sta lavorando ad un centro per la diffusione della musica occidentale in quella parte del mondo e coltiva un sogno: poter inserire nell’orchestra israeliana almeno un musicista arabo.

Cosmopolita come pochi altri protagonisti della vita culturale, Zubin Mehta ha dichiarato di sentirsi a casa a Mumbai, a Los Angeles, a Tel Aviv e, infine, a Firenze. La citta’ dell’Arno deve molto al suo impegno, al punto che dal 2006 lo ha nominato direttore a vita dell’Orchestra del Maggio, una delle istituzioni piu’ nobili della vita musicale italiana. Mehta, insomma, puo’ essere considerato uno degli interpreti piu’ attenti della nostra straordinaria tradizione culturale e dunque tanto piu’ credibile appare il suo grido d’allarme sui rischi che il disimpegno pubblico puo’ far correre alle grandi e alle piccole produzioni di enti lirici e fondazioni musicali.

(da articolo21)

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