Another brick in the wall

18 07 2009

Ci tengo ad approfondire la questione “MURO” tra Israele e Palestina, anche considerando l’ultimo post (“Oltre il muro neanche per spot“) pubblicato a riguardo, e ai commenti ricevuti.

Cinque anni fa la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja si esprimeva sulle “Conseguenze legali della Costruzione di un Muro nel Territorio Palestinese Occupato”:

  1. la costruzione del muro da parte di Israele all’interno dei Territori occupati (e cioè non seguendo la linea armistiziale del 1949, la cd. green line) – ivi inclusa Gerusalemme est – e il regime amministrativo associato a detto muro sono da considerarsi contrari al diritto internazionale;
  2. Israele conseguentemente ha l’obbligo di porre fine a tali violazioni, cessando immediatamente la costruzione del muro all’interno dei Territori occupati (e di Gerusalemme est) e smantellando le porzioni di muro già costruite che oltrepassano la green line, nonché abrogando o rendendo ineffettivi tutti gli atti legislativi e amministrativi connessi;
  3. Israele ha l’obbligo, inoltre, di risarcire i Palestinesi rimasti danneggiati dalla costruzione del muro nei Territori Occupati;
  4. tutti gli Stati sono obbligati a non riconoscere la situazione di illegalità venutasi a creare con la costruzione del muro e di non fornire in alcun modo aiuto o assistenza ad Israele nel mantenere in essere detta situazione; gli Stati firmatari della IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 hanno, altresì, l’ulteriore obbligo di far sì che Israele si conformi alle norme di diritto umanitario internazionale contenute nella IV Convenzione;
  5. le Nazioni Unite, e in special modo l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza, dovrebbero considerare quali azioni intraprendere per porre fine alla situazione di illegalità determinata dalla costruzione del muro e dal regime ad esso associato.

Dopo cinque anni questi sono i risultati:

  • La stragrande maggioranza del percorso del muro – esattamente l’86% del totale – è situata all’interno della West Bank e non lungo la “green line”; questo dimostra come il percorso del muro sia stato ideato e pianificato con il fine preciso di includere al suo interno la gran parte degli insediamenti colonici costruiti in Cisgiordania, insediamenti che sono da considerarsi illegali alla luce del diritto internazionale.
  • Ad oggi, il percorso del muro è stato completato per circa 413 km. (58,3% del totale), mentre risultano in corso di costruzione ulteriori 73 km. del tracciato; quando il muro sarà stato completato, esso servirà ad annettere ad Israele un ulteriore 9,5% della Cisgiordania, ovvero quelle porzioni di territorio comprese tra la green line ed il muro stesso.
  • Il numero totale dei Palestinesi che resterà confinato tra il muro e la green line è pari a circa 267.000; di questi, 125.000 saranno circondati dal muro da tre lati (28 comunità, tra cui le aree di Biddya, Biddu e la città di Qalqilya), mentre 28.000 si troveranno a dover vivere in enclavi circondate dal muro da quattro lari (8 comunità, tra cui Az Zawiya e Bir Nabala).
  • L’accesso a Gerusalemme est è di primaria importanza per gli abitanti dell’intera Cisgiordania (per motivi religiosi, cure mediche, lavoro, istruzione, rapporti familiari, etc). Eppure, per la maggior parte dei Palestinesi, questo accesso è proibito, a meno che non si possieda uno speciale permesso, molto difficile da ottenere, rilasciato dalle autorità israeliane. Da quando il muro è stato completato in quest’area, i possessori di permessi possono entrare a Gerusalemme solo da 4 dei 16 check point esistenti, e solo a piedi! Questo senza considerare che i permessi perdono validità in caso di chiusura generale, usualmente in occasione delle festività ebraiche o di allarmi per la sicurezza.
  • Si calcola che circa un terzo dell’intera Cisgiordania – inclusa Gerusalemme est – sia vietata ai Palestinesi sprovvisti di speciale permesso rilasciato dalle autorità militari israeliane.
  • il muro è soltanto uno degli elementi di un più esteso sistema di restrizioni della libertà di movimento dei Palestinesi che vivono in Cisgiordania. Accanto ad esso, infatti, convivono ben 613 check point ed ostacoli vari situati lungo le principali strade ed accessi, a cui vanno aggiunti gli ulteriori 84 ostacoli presenti nella zona di Hebron controllata da Israele.
  • il sistema delle strade è sempre più caratterizzato dalla segregazione e dalla discriminazione su base razziale: centinaia di chilometri delle strade della West Bank (le migliori…) sono ristrette o del tutto vietate ai Palestinesi, mentre gli Israeliani possono percorrerle liberamente.

Queste inaudite restrizioni, che non a caso per molti configurano un vero e proprio regime di apartheid, non violano soltanto la libertà di movimento dei Palestinesi, ma impediscono loro di esercitare pienamente tutta un’ampia gamma di diritti umani fondamentali quali il diritto al lavoro, alla salute, all’educazione, ad un adeguato standard di vita.

Nonostante la decisione dell’ICJ, dunque, la costruzione del muro dell’illegalità continua, e Israele continua ad annettersi terra palestinese e a vessare in ogni modo la vita dei residenti della West Bank. Ma questo muro è anche il muro della vergogna, quella rappresentata dalla inaudita e complice inerzia della comunità internazionale di fronte ai crimini e ai misfatti posti in essere da Israele.

Nonostante l’art.1 della IV Convenzione di Ginevra imponga agli Stati che l’hanno sottoscritta l’impegno a farne rispettare le previsioni, Israele non solo non viene chiamata a rispondere delle sue sistematiche e spudorate violazioni del diritto umanitario, ma gli aiuti internazionali continuano ad affluire, come se niente fosse, nelle casse dello Stato ebraico.

Così, per esempio, gli Stati Uniti continuano a fornire ingenti aiuti economici e militari allo Stato di Israele, senza condizionarli in alcun modo al rispetto dei diritti umani; così, ad esempio, l’Unione Europea ancor oggi non ha la voglia o il coraggio di far valere quella clausola del rispetto dei diritti umani, all’interno e all’esterno di Israele, contenuta all’art.2 dell’accordo di associazione Eu-Israele.

E il permanere del sostegno internazionale ad Israele non solo significa venir meno all’obbligo degli Stati di assicurare il rispetto del diritto internazionale, ma rappresenta una vera e propria complicità nei crimini commessi a danno del popolo palestinese, contribuendo a creare un clima di sostanziale impunità per lo Stato (che si autodifinisce) ebraico.

Finché permarrà questo discutibile atteggiamento della comunità internazionale e finché verrà adottato il solito doppio standard di giudizio, consentendo se non giustificando ogni crimine, per quanto efferato, se commesso da Israele, la pace in medio oriente sarà soltanto un traguardo irraggiungibile.

E non è detto che a pagarne il prezzo saranno sempre e solo i Palestinesi.

(fonte: palestinanews)

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2 responses

18 07 2009
gaio veneziano

Potrei sottoscrivere alcuni punti del documento che viene citato sopra altri no. A distanza di cinque anni si può dire tranquillamente che il muro ha salvato molte vite umane. Le N.U. hanno promulgato documenti di condanna contro Israele più di quanto ne abbiano fatte contro decine di paesi dittatoriali di destra, di sinistra e islamici messi insieme. L’ultima strage compiuta da Israele, come le precedenti, va condannata così come lo stesso disprezzo per la vita mostrati da diversi movimenti arabi “antisionisti” prima della costruzione del muro e in minor misura, dopo. Il valore della vita umana è uno solo e discriminare tra chi a diritto di uccidere e chi no è pura follia. Grazie.

18 07 2009
mattiafl

nessuna discriminazione da parte mia. solo desiderio e necessita’ di giustizia ed equita’, inesistenti! e mi scusi se mi permetto (visto che mi sta dando esplicitamente del “folle”) ma mi pare anche da parte sua. mi sembra che dal blog trapeli chiaramente quale sia la mia posizione, il mio scopo, e il “ruolo” che sento di dover portare avanti: i miei post inoltre vogliono solo gettare luce su argomenti che chissa’ come mai non vengono mai affrontati dalla stampa e dall’informazione occidentali. ci sono fatti e situazioni che interpongono un abisso tra le condizioni sociali, quotidiane, economiche, culturali etc di israele e west bank, e che stanno allontanando sempre + la “pace”. la mia convinzione e’ che solo colmando questi vuoti si possa costruire un processo di pace equo e giusto, inoltre che nascondersi o nascondere dietro ad un muro la verita’ e la realta’ delle cose sia ancora piu’ folle. ma e’ solo la mia opinione, che fortunatamente credo abbia tanti argomenti da offrire.

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