3mila aquiloni sul cielo di Gaza

21 08 2009

di ANNA MARIA SELINI – dal sito di Repubblica

GAZA – Tremila aquiloni, lanciati da altrettanti bambini, hanno riempito di colori e leggerezza, per un giorno, il cielo sopra Gaza, a pochi chilometri dal confine israeliano di Eretz. Un record mondiale e un messaggio al mondo, affinché termini l’isolamento nel quale sono strette 1,5 milioni di persone, a sei mesi dalla fine dell’offensiva israeliana “Piombo Fuso” che ha provocato la morte di oltre 1400 palestinesi. Oltre un terzo dei quali, secondo l’Unicef, donne e bambini.

Decine di autobus con a bordo i ragazzi che frequentano i campi estivi organizzati dall’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i profughi palestinesi, sono arrivate da tutta la Striscia sulla spiaggia di Beit Lahiya, per entrare nel Guinness dei primati con il maggior numero di aquiloni fatti volare contemporaneamente nello stesso posto. Fiori, animali, insolite figure geometriche realizzate dagli stessi ragazzi, ma anche bandiere palestinesi o semplici rombi con la scritta “Free Gaza”. Secondo i volontari del Comitato internazionale della Croce rossa, che hanno monitorato l’evento, gli aquiloni erano tremila, contro il precedente record di 710.

“Metà degli abitanti della Striscia, circa 750 mila, sono bambini – ha ricordato John Ging, il direttore dell’Unrwa, che ha promosso l’evento – Ci sono tanti record mondiali in questi ragazzi, dobbiamo offire loro la possibilità di realizzarli, rompendo l’assedio che stringe Gaza”.

La ricostruzione, a sei mesi da “Piombo Fuso”, è praticamente ferma, a causa del divieto imposto dal governo israeliano di far entrare nella Striscia materiali come cemento e ferro.

Sono 20 mila le famiglie che hanno perso la casa durante il conflitto e circa 35 mila quelle che non hanno accesso all’acqua potabile. Cibo e medicine passano in modo irregolare e molte scorte stanno per esaurirsi. L’associazione delle Agenzie internazionali per lo sviluppo calcola che durante l’offensiva 18 scuole sono state distrutte e almeno 280 danneggiate: a un mese dall’inizio dell’anno scolastico, nessuna di queste è stata adeguatamente ricostruita o riparata.

“La chiusura dei valichi ha causato indicibili sofferenze ai bambini di Gaza, che devono affrontare un altro anno accademico in terribili condizioni – ha dichiarato Philippe Lazzarini, capo dell’Ocha, agenzia Onu per le emergenze nei Territori palestinesi – per questo, con le Nazioni Unite e le organizzazioni non governative chiediamo al Governo di Israele di favorire con urgenza, oltre all’entrata di materiali per la ricostruzione, gli strumenti necessari per assicurare a studenti, insegnanti e operatori di poter uscire ed entrare liberamente a Gaza per continuare a studiare”.

Anche le ong italiane che operano nella Striscia si sono appellate nei giorni scorsi all’Unione europea e al Governo italiano per la riapertura dei valichi. La Farnesina, infatti, ha appena stanziato quattro milioni di euro per realizzare a Gaza progetti in campo sanitario, idrico, agricolo e sociale. Ma con i valichi chiusi, dicono le ong, ogni aiuto rischia di venire seriamente compromesso.

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