Coi piedi e con le mani: le guerre del calcio

28 11 2009

“Il calcio risveglia le peggiori passioni” [Jorge Luis Borges]


E’ sorprendente che finora il calcio abbia provocato solo una guerra, quella del 1969 tra Honduras e El Salvador (ndr: la cosiddetta “Guerra del Calcio”, breve conflitto armato scoppiato il 14 luglio 1969 e terminato 6 giorni dopo, a seguito della partita per la qualificazione ai Mondiali di Mexico ’70 tra le due nazionali, per saperne di piu’ clicca qui). L’orgoglio nazionalistico si infiamma in tempo di Mondiali di calcio, in modo effimero ma pericoloso, e i risultati aggiungono al fuoco la benzina dell’umiliazione o dell’ingiustizia, reale o immaginaria che sia. Com’e’ successo la settimana scorsa all’ego russo, fragile e aggressivo. Umiliato da uno dei suoi piu’ piccoli ex satelliti dell’era sovietica. La Slovenia, un paese con 2 milioni di persone, si e’ classificata al Mondiale del 2010 a scapito della Russia, che ha 142 milioni di abitanti.

Gli egiziani invece sentono di aver subito un’ingiustizia con la fine del sogno dei Mondiali dopo la sconfitta contro l’Algeria. Non si sa bene perche’ ma in Egitto si sono convinti che c’e’ stata qualche scorrettezza. L’ambasciata algerina al Cairo e’ stata assaltata, i due paese hanno ritirato i loro ambasciatori e il presidente egiziano ha dichiarato che “bisogna colpire in testa chi ci insulta”.

Trapattoni, CT dell'Eire

Irlanda e Francia invece sono state molto amiche, unite dalla religione cattolica e dal comune disprezzo per la perfida Albione. Oggi non piu’. Ecco i fatti: gli Irlandesi di Trapattoni hanno giocato meglio e meritavano di vincere. Ma nell’istante decisivo della partita il capitano francese, Thierry Henry, ha confuso il calcio con la pallacanestro. Ha toccato due volte il pallone con la mano e l’ha passato a Gallas, che ha segnato il gol piu’ facile della sua vita. La Francia ha pareggiato e si e’ classificata per i Mondiali eliminando l’Irlanda. La Fifa ha fatto orecchie da mercante, respingendo la richiesta irlandese di ripetere la partita, percio’ l’unica possibilita’ di vendetta dipende paradossalmente dal fatto che Henry non e’ un farabutto ma una brava persona. Henry ha ammesso pubblicamente la sua “vergogna” e sara’ condannato a un rimorso per la gioia di partecipare ai Mondiali in Sudafrica non cancellera’ mai. Ma c’e’ qualcos’altro di cui dovrebbe rammaricarsi. Il poveretto forse non non se n’e’ reso conto, ma quella sera di fronte all’Irlanda ha perso un’opportunita’ di gloria eterna. Se Henry avesse detto subito all’arbitro “era fallo di mano, annulli il gol”, sarebbe passato alla storia non solo come un grande giocatore, ma come uno sportivo immortale.

[articolo di John Carlin, per El Pais -Spagna]

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