Coda di paglia?

14 12 2009

La decisione della Gran Bretagna di differenziare le etichette dei prodotti importati dalla Cisgiordania, indicando la provenienza palestinese o israeliana, ha provocato le immediate proteste israeliane.

Israele infatti, non giudica positivamente la direttiva che propone di non applicare più il marchio “prodotto in Cisgiordania”, usato finora per tutte le merci provenienti nei Territori occupati. L’alternativa è definirli “prodotto in Cisgiordania, di origine israeliana” o “prodotto in Cisgiordania, di origine palestinese”, ma questo sembra andare verso una forma di boicottaggio internazionale, sostiene preoccupato il World jewish congress. “Questo provvedimento può solo radicalizzare la posizione palestinese, minando i tentativi del governo israeliano di riprendere il processo di pace sulle basi di un accordo comune”, ha dichiarato al Jerusalem Post il portavoce del ministro degli esteri.

La richiesta del dipartimento britannico per l’ambiente, gli alimenti e l’agricoltura di dare più informazioni sull’origine dei prodotti, nasce dalle pressioni esercitate da alcuni rivenditori e organizzazioni non governative. Secondo molti commercianti, continuare a non distinguere tra insediamenti e stato d’Israele, significherebbe trarre in inganno i consumatori. “Inoltre acquistare dalle colonie legittimerebbe di fatto dei territori non riconosciuti dal diritto internazionale” ha detto la direttrice esecutiva di Oxfam, Barbara Stocking.

Tuttavia il dipartimento ha negato espressamente qualsiasi legame tra l’iniziativa e la volontà di incitare al boicottaggio. Tra il 2006 e il 2008 le importazioni britanniche dalla Cisgiordania sono state pari a circa 800mila sterline, soprattutto in olio d’oliva e spezie. Nei Territori sono oltre 27 le aziende che esportano beni d’ogni tipo, tra frutta, cosmetici, farmaci e tessili, e la nuova normativa non dovrebbe interferire sui rapporti commerciali.

La notizia giunge in un momento di particolare tensione tra palestinesi e israeliani, dopo le critiche rivolte dai coloni al premier Netanyahu per aver congelato temporaneamente la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania. Viene accolta con diffidenza anche perché la Gran Bretagna, insieme alla Svezia, è tra i maggiori sostenitori della proposta fatta in sede europea per il riconoscimento di Gerusalemme est come capitale dello stato palestinese.

[tratto da Internazionale.it]

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