1 marzo: “BLACK OUT”

2 03 2010

Anche in Francia, Spagna e Grecia i lavoratori immigrati sono stati invitati a scioperare e a non comprare nulla. La manifestazione del 1 marzo vuole sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli stranieri per la società. Black-Out in tutti i sensi…

Leggete l’articolo tratto da Internazionale!

“Pensate a un lunedì in cui la metropolitana è vuota e i cantieri paralizzati, in cui i ristoranti non hanno più cuochi e le università sono senza professori, in cui le riunioni di lavoro sono deserte, in cui il 10 per cento delle imprese è senza responsabile. Eppure sarebbe proprio quello che succederebbe se gli immigrati e i loro discendenti – quasi il 12 per cento della popolazione francese – smettesse di lavorare”, osserva Le Point. Il collettivo “24 ore senza di noi” ha scelto proprio il 1 marzo, anniversario dell’entrata in vigore della legge francese sull’immigrazione, allo scopo di “dimostrare che gli immigrati non sono un peso, ma una necessità per far avanzare il paese”, scrive il settimanale parigino.

Il sito Rue89 pubblica un ritratto di Peggy Derder, Nadir Dendoune e Nadia Lamarkbi, i tre giovani che hanno ideato l’iniziativa ispirandosi a un movimento nato negli Stati Uniti – “il 1 maggio 2006 qualunque persona convinta di fare parte della storia migratoria del paese è stata invitata a non lavorare e a non consumare” – e descrive il successo del gruppo che hanno creato su Facebook.

Un contributo indispensabile
Secondo uno degli organizzatori, “senza immigrati ci sarebbe un black out. Il primo settore ad arrestarsi sarebbe quello delle costruzioni, dove la manodopera straniera raggiunge punte del 50%. Poi toccherebbe all’industria manifatturiera: tessile, metalmeccanica, alimentare. Dopo l’industria entrerebbe in crisi l’agricoltura: la raccolta è in mano a immigrati stagionali e irregolari. Poi sarebbe la volta delle aziende zootecniche: nella macellazione degli animali gli stranieri superano il 50% della forza lavoro. E ancora: nelle grandi città dovrebbero chiudere molti ristoranti, alberghi e pizzerie. Tra le famiglie si scatenerebbe il panico e un crollo della qualità della vita, per la scomparsa di badanti, colf e babysitter. Infine, ne risentirebbe la sanità”. Mentre Il Giornale parla di una “regia europea” e sottolinea il sostegno dei gruppi sindacali, La Stampa rivela che la manifestazione sta per sbarcare anche in Belgio e Gran Bretagna.

Se non è facile nella maggior parte dei paesi europei, la situazione dei lavoratori immigrati è particolarmente difficile in Grecia, dove costituiscono quasi il 9 per cento della popolazione e dove la crisi economica ha colpito duramente: “è difficile essere immigrati, anche quando si ha la nazionalità greca”, racconta a Ta Nea “una giovane ucraina che vive in Grecia da dieci anni ed è sposata con un greco, ma che non riesce a trovare lavoro perché è considerata una straniera”. “Non daremo un euro per un giorno. E i greci vedranno a che punto siamo importanti per l’economia”, affermano al giornale gli organizzatori della manifestazione greca. (con presseurop.eu)

E in Italia? Il New York Times scrive: “Nel tentativo di attirare l’attenzione sul peso dei lavoratori stranieri nell’economia italiana, gli organizzatori del primo sciopero degli immigrati hanno invitato gli stranieri che vivono in Italia a non andare al lavoro o a non fare spese per un giorno. L’iniziativa è partita dalla Francia e si è diffusa in altri paesi europei come la Francia e la Spagna. Ma in Italia la protesta è stata particolarmente riuscita”..

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