Dobbiaco, scontro etnico

22 05 2010

Nel piccolo e suggestivo paesino all’ombra delle Dolomiti si sta consumando uno scontro etnico che un po’ ci riporta al clima teso e violento di qualche decennio fa… Proprio dove Gustav Mahler compose le sue opere migliori risuona in questo momento soltanto ignoranza

E’ stato eletto pacificamente. E soprattutto democraticamente. Ma non può fare il sindaco. Perché? Come perché? Può un tizio che si chiama Guido Bocher, italiano da cinque generazioni, fare il sindaco di Dobbiaco, l’incantevole borgo a maggioranza tedesca che apre le porte alle Dolomiti e la sua vista sulle Tre Cime di Lavaredo nell’alta val Pusteria? La maggioranza è tedesca, e il rispetto dell’etnia, consacrata nello statuto autonomo, è un dogma a cui il governatore Luis Durnwalder si appella. Dice, senza mai immaginare dove portino le sue parole: “Sono molto scettico e voglio essere pragmatico: è difficile che a Dobbiaco la gente accetti Bocher come sindaco”. Difficile. Non si può. Anche se il candidato appena eletto ha sfidato nelle urne il suo avversario della Volkspartei. E nelle urne la gente di Dobbiaco ha scelto. Hanno messo una croce (il 37 per cento dei consensi, la maggioranza relativa) sul nome di Bocher sia i residenti di lingua italiana, in netta minoranza nel comune, che i tedeschi. Ma il voto non vale. Ed è inutile riferire che Bocher parla benissimo il tedesco, ha ottime relazioni sociali grazie al suo lavoro, funzionario provinciale ora in pensione. Stimato dagli uni e dagli altri. Miracolo! In consiglio comunale il sindaco – è vero – è senza maggioranza (la Volkspartei ha il 55 per cento e dunque i seggi decisivi per rendere ingovernabile il comune). Ma qui il problema non è politico, come sembrerebbe. Al sindaco eletto nemmeno si chiede di avviare le trattative. Si pensa e si dice, lo dice chi guida la Provincia di Bolzano, autonoma e potentissima, che è questione etnica: “E’ difficile che a Dobbiaco la gente lo accetti”. Ecco cosa porta e come conta l’etnia. Ed ecco, perciò, la fine che fa la democrazia.

[Antonello Caporale, Repubblica]

il Lago di Dobbiaco

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