18 anni dopo la strage di Via D’Amelio

18 07 2010

da un articolo di Repubblica

PALERMO – Il diciottesimo anniversario della strage di via D’Amelio è stato offeso da un atto vandalico: qualcuno nella notte ha deturpato le statue dei pm Falcone e Borsellino, entrambi giustiziati da Cosa Nostra e simbolo della lotta alla mafia. Un atto nei  confronti del quale il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha manifestato la sua “profonda indignazione per quanto accaduto”. Palermo questa mattina si è svegliata ricordando a tutti di avere due anime, una capace di gesti del genere e un’altra, sempre più definita, che lotta per rendere la Sicilia una terra libera.

I rappresentanti di questa Italia parallela hanno sfilato tutti in piedi, con l'”agenda rossa” in mano, nell’Aula Magna del palazzo di giustizia palermitano. Si è aperta così l’iniziativa con cui la sezione distrettuale dell’Associazione nazionale magistrati ha deciso di commemorare Paolo Borsellino, ucciso 18 anni fa in via D’Amelio. Un’aula gremita in gran parte da esponenti e simpatizzanti del comitato “Scorta civica”, che ha organizzato anche un presidio davanti al palazzo di giustizia, esponendo come simbolo proprio l’agenda rossa del magistrato, fatta sparire subito dopo la strage in cui persero la vita anche cinque uomini della scorta.

E della strage ha parlato il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, dicendo che “sono stati aperti squarci importanti, ma non so se sarà possibile raggiungere la verità, si è parlato di una verità impervia e io sono d’accordo”. Messineo ha ricordato che “c’è un’indagine condotta dalla Procura di Caltanissetta che si sta muovendo con grandissimo impegno e notevole efficacia, la cosa migliore è stare vicino alla Procura, supportarla e aiutarla nelle sue attività”. Molti gli applausi con cui l’ingresso dei giudici è stato accolto in aula, “sono cose che ci fanno piacere e tra le poche gratificazioni che riceviamo – ha detto Messineo – è la conferma che nell’opinione pubblica c’e’ fiducia nella magistratura, per noi è un’esortazione ad andare avanti. Noi siamo convinti della necessità di fare il nostro dovere e lo faremo in qualunque condizione”.

Sostegno ai magistrati è stato espresso anche dal fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, il quale ha detto che “un pezzo dello Stato insieme alla mafia ha impedito che Paolo potesse continuare il suo lavoro” e che “oggi siamo qui per far sentire il nostro sostegno ai magistrati che questa verità continuano a cercarla giorno dopo giorno”.  “Lunedì 19 luglio – ha aggiunto- saremo di nuovo in via D’Amelio per celebrare i nostri funerali di Stato di Paolo e non vogliamo rappresentanti istituzionali e politici che indegnamente occupano il loro posto”.

Mentre la sorella di Borsellino, Rita, ha osservato che “il momento attuale è peggiore del ’92. Allora sapevano chi erano gli amici e chi i nemici, con tutti i limiti del caso si sapeva a chi affidare la propria fiducia. Oggi non è così. Sappiamo che non possiamo fidarci praticamente di nessuno. Per anni ci sono state dette bugie proposte come verità. Oggi sappiamo che non c’è verità. La caparbietà dei magistrati che continuano a cercarla è il modo più bello per raccogliere l’eredità di Paolo”.

Ieri mattina verso le ore 9.30 una pattuglia dei Carabinieri in transito in via Libertà si è accorta però che le due statue in gesso, raffiguranti i giudici Falcone e Borsellino, situate nel pomeriggio di ieri tra piazza Castelnuovo e Via Quintino Sella, erano state danneggiate da ignoti. Le opere, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state depositate da rappresentanti dell’Associazione Falcone-Borsellino di Palermo.

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