Como, la musica da camera affonda…

26 10 2010

Il prossimo 4 novembre, presso il Teatro Sociale di Como, si celebrera’ il centenario dell’Associazione concertistica Giosue’ Carducci: i solisti, accompagnati dall’Orchestra comasca “1813” e dal direttore Carlo Tenan, sono quattro giovani musicisti cresciuti a Como, e sui cui destini il palco del Carducci ha influito molto. I quattro hanno accettato di suonare gratuitamente: il Carducci non ha soldi, e le istituzioni comasche non aiutano l’Associazione ormai da troppo tempo (nb. un’altra stagione di concerti storica comasca, l’Autunno Musicale, ha chiuso i battenti qualche mese fa…). La stagione 2011 del Carducci e’ quindi fortemente a rischio! Il 4 novembre, sara’ la festa del centenario, un felice compleanno? oppure un triste funerale?

Ecco i pensieri di due tra i solisti impegnati:

Il Carducci da tanti anni sta sopravvivendo nonostante il menefreghismo generale delle Istituzioni, e dovra’ onorare la sua importante storia, il suo Centenario, senza il minimo aiuto da parte delle stesse. Per questo motivo, per sostenere un luogo di musica e cultura che mi ha dato tanto in passato (sul suo palco, giovanissimo, ho fatto i miei primi concerti), ho accettato di suonare gratuitamente il prossimo 4 novembre.
D’altra parte sono abituato a suonare per beneficenza, e ho devoluto il mio cachet in diverse occasioni: ho suonato in ospedali pediatrici e carceri, a L’Aquila post terremoto con Abbado per supportare la costruzione di una Casa per la Musica, a Carrara per raccogliere fondi in seguito al recente e disastroso incidente ferroviario di Viareggio… E poi una turnè splendida di concerti e master in Palestina, per togliere i bambini di Ramallah e dei campi profughi dalla strada e dalla guerra attraverso la Musica; e soprattutto la mia attività musicale e organizzativa con l’associazione internazionale “Musicians for Human Rights”, accanto a grandissimi artisti, che mi porta e mi porterà in tutto il mondo a combattere con il mio flauto le angherie e i soprusi, per aiutare chi non ha possibilita’, e per sorprendere chi ha davvero bisogno, e poi anche me stesso in maniera palpabile, su quanto la Musica possa fare concretamente. Mai però mi era capitato di fare beneficenza per un’Associazione Musicale, praticamente abbandonata a se stessa, che non fosse collocata nel cosiddetto “terzo mondo”. Evidentemente mi sbagliavo, e forse dovrei concentrarmi maggiormente proprio in quei luoghi e su quelle persone che con tanta arroganza e sicurezza pretendono di esportare i valori di democrazia, civiltà, cultura e società, ma che poi non pensano ad altro che a costruire muri, fisici e non, insormontabili per i propri cittadini. Como sta perdendo tante occasioni, e il Carducci è una di queste.

[Mattia Petrilli, flautista]

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“Quando ero piccolino e ancora suonavo il pianoforte, mi sedevo al Carducci a sentire i miei primi concerti, poi mi è stata data la possibilità di esibirmi sia da studente che da professionista. Il Carducci è stata una meta fissa del mio percorso musicale. Mette tristezza vedere l’indifferenza delle istituzioni e la gente che, leggendo nel cartellone ” festeggiamo i 100 anni del Carducci”, non si possa nemmeno domandare se è un addio o un arrivederci. Vedere la violenza che nei rapporti di tutti i giorni ormai ha preso il sopravvento e non sostenere un ‘Associazione centanaria, che forse per problemi di soldi non si può permettere di invitare come in passato solisti da tutto il mondo ma che ha riservato ai comaschi spazi di gioia e condivione, è quanto meno delittuoso e complice di quello che il futuro a Como può riservare… Sono appena stato all’estero a suonare ed è pazzesco vedere l’incredulità delle persone che dicono: ‘ma come fate in un paese come l’Italia a tagliare su cultura e ricerca?’ Per quanto mi riguarda la risposta è scontata: è un piano ormai ventennale di distruzione di teste pensanti ”pericolose” per i giochi di potere dei grandi politici. Spero che un pò di coscienza civica pervada le teste pensanti (?) dei nostri politici locali e faccia investire un pò di soldi, essendo comunque miseri quelli che fino ad oggi sono stati versati. E’ chiaro che per prendere un pò di voti è meglio investirli per i fuochi d’artificio estivi, ma per superare questo imbarbarimento non sarebbe male fare un passo indietro di 20-30 anni…”

[Andrea Scacchi, violoncellista]

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