2010 d.C. : crolla Pompei

8 11 2010

Oggi, la Schola Armaturarum Juventis Pompeiani e’ crollata, in attesa dei lavori di ristrutturazione che attendeva da 15 anni. Sgretolati gli affreschi preziosi alle pareti, addio allo splendido mosaico all’ingresso, sotto le macerie le armature millenarie…

La Scuola dei Gladiatori, la palestra degli atleti dell’antica citta’ romana, sopravvissuta all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., a due mila anni di intemperie, piogge, terremoti, maremoti… viene giu’ per colpa di 4 imbecilli che non sanno e non vogliono fare il loro lavoro, per colpa di un sistema culturale, quello italiano, avariato e corrotto…

L’edificio riservato a custodire armature e trofei militari, quello che dai turisti viene chiamata “la Casa dei Gladiatori”, costruita lungo la via dell’Abbondanza, la strada principale della città sepolta percorsa ogni giorno da centinaia di visitatori, si è trasformato in un cumulo di macerie.

Da subito si e’ detto che il cedimento e’ stato dovuto, con molta probabilità, alle piogge, come confermato dallo stesso ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi. Bondi ha anche sottolineato come ci sia «la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico-artistico di cui disponiamo». Il ministro si è poi augurato che questa vicenda «non alimenti polemiche sterili e strumentali». Illuso, e,  in quanto massimo rappresentante dell’Istituzione che dovrebbe salvaguardare il patrimonio culturale italiano, co-responsabile!
«Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia», ha dichiarato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il ministro della Cultura del primo governo Prodi, Walter Veltroni, ha dichiarato: «Disinvestire dalla cultura è disinvestire dal sistema Italia» sottolineando come «ci sia disinteresse del governo per la cultura». Il presidente dell’Associazione nazionale archeologi, Tsao Cevoli, si è augurato che, da parte del Governo, non vi sia più la «politica delle emergenze e degli effetti speciali».

Inoltre bisognerebbe anche dire come lungo le strade degli scavi archeologici forse più famosi al mondo si trovino spesso mozziconi di sigaretta, detriti, macerie e non siano poche le zone lasciate in stato di pericoloso abbandono. Nelle stanze che furono dei cittadini romani ora si possono trovare pozze d’acqua e spazzatura, mentre all’esterno è facile incontrare dei cani che girano randagi per il sito (guarda questo video)…

Peggio che nella nostra Como, sopra le cui terme romane stanno costruendo un bel parcheggio! Come valorizzare il nostro patrimonio artistico? chiedetelo, ad esempio, al nostro Assessore alla Cultura! (vedi post precedente)

Il mio concittadino Plinio il Giovane assiste all’eruzione del Vesuvio, da Miseno, il 24 agosto del 79 d.C., che costo’ la vita allo zio Plinio il Vecchio, e scrive: “...il nono giorno innanzi le calende di settembre, verso la settima ora mia madre l’avverti che si vedeva una nuvola di dimensioni e di aspetto straordinari. Lo zio, che aveva fatto il suo bagno di sole prima e poi d’acqua fredda, e, dopo aver pranzato, si era messo al lavoro, chiese allora i suoi sandali e sali in un luogo dal quale poter meglio osservare questo fenomeno prodigioso. La nuvola s’innalzava da una montagn, che si seppe poi essere il Vesuvio, avendo quasi la forma di un pino marittimo; che proiettata nell’aria come un tronco immenso, si spandeva poi in alto in rami. Io credo che, sollevata da un violento soffio, che poi si indeboliva e l’abbandonava, ovvero vinta dal suo stesso peso, essa si disperdeva in larghezza: ora bianca, ora scura a macchie, a seconda che era costituita di terra e cenere (…) Lo zio (Plinio il Vecchio ndr)si affretta verso i luoghi donde gli altri fuggivano (…) talmente libero da timore che tutte le fasi del flagello, tutti gli aspetti mutevoli da lui osservati, le detta o le annota egli stesso. Gia’ le ceneri cadevano sulla nave, piu’ calde e piu’ dense man mano che essa si avvicinava, e con quelle delle pietre pomici, dei sassi neri, infuocati, scoppianti per effetto del calore. Il mare che si ritirava non aveva piu’ sufficiente profondita’; rocce staccatesi dalla montagna rendevano la costa inaccessibile (…) Su parecchi punti del monte Vesuvio si vedevano brillare larghe fiamme e vaste chiazze infuocate, di cui la notte aumentava lo splendore e la luminosita’ (…) Le case, agitate da frequenti e lunghe scosse, e come strappate dalle loro fondamenta, si inclinavano a destra e a sinistra, minacciando di cadere (…) Alcuni per timore della morte chiamavano la morte: molti innalzavano le braccia verso gli dei; mentre molti altri credevano che non ci fossero piu’ dei, e che questa notte fosse per il mondo l’ultima, eterna notte (…) Io pensavo che io con tutto il mondo e tutto il mondo con me stavamo per perire: miserevole ma grande consolazione della mia morte.

Chissa’ cosa avrebbero scritto i Romani oggi…


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