Esercizio di buona informazione

14 01 2013

Badate bene, questo non vuole essere un post pro o contro nessun movimento politico. E’ soltanto un piccolo esercizio che ho fatto oggi. Mi sono andato a vedere il video tagliato di Grillo che “si allea” con Casa Pound (su Repubblica.it), e poi sono andato a cercarmi il video senza manipolazioni (vedi sotto). Beh, il senso delle parole del comico/politico è molto diverso! Ma immediatamente tutti i quotidiani italiani lo tacciano come Fascista! (il Giornale utilizza nell’articolo una foto in cui non a caso “sembra” fare il saluto romano). Ridicolo. Che democrazia può esistere, con un servizio stampa e di informazione tali? Come andrebbero lette ed analizzate le notizie che ci vengono proposte? Un argomento che EyesOnTheRailRoad considera tra i fondanti del blog. Provate a fare anche voi questo piccolo compitino ogni tanto…

“Grillo apre a Casa Pound. E scoppia la rivolta tra i 5 stelle” L’Unità

“Grillo ai fascisti di Casapound: <Se volete benvenuti nel M5S>” La Repubblica

“Grillo ci ripensa: vade retro Casapound (e il fascismo)” Il Secolo d’Italia

“Grillo apre a Ingroia e fa la corte a Casa Pound: Siete i benvenuti nel M5S” Il Giornale

“Grillo strizza l’occhio ai militanti di estrema destra” Il Giornale

“Grillo apre a Casapound” Il Fatto Quotidiano

“Il leader M5S davanti al Viminale con il candidato del movimento di estrema destra: “Io antifascista? Non è un problema che mi compete. Alcune delle loro idee condivisibili” La Stampa

“Grillo ha aperto a Casa Pound, vuole allearsi con i fascisti… chi lo ha scritto è in totale malafede, un leccaculo del Sistema. Io non ho aperto a nessun partito e non sono fascista né simpatizzante del fascismo. Ma chi credete di prendere per il culo? Invece ho detto e ribadisco che il M5S non è un movimento ideologico, ma vuole ottenere la democrazia diretta. E’ un movimento al quale chiunque non sia iscritto a un partito e accetti il suo programma, può iscriversi. E’ ecumenico.” La risposta di Grillo

da Il Giornale

La notizia secondo Vauro

La notizia secondo Vauro

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Berlusconi-Santoro: uno a zero

12 01 2013

di PHILIPPE RIDET, corrispondente di Le Monde a Roma

ImmagineGira e rigira, il risultato non cambia: il vincitore dello scontro mediatico tra Silvio Berlusconi e il giornalista Michele Santoro, in occasione della puntata del 10 gennaio di Servizio pubblico su La7, è il primo. È sufficiente il fatto che Berlusconi abbia partecipato a un programma che gli è ostile per mostrare di non temere nessuno, e che Santoro abbia accettato di riceverlo anche se niente – a parte l’audience – lo obbligava. Che piaccia o no, il giornalista ha offerto una tribuna e ulteriori minuti di esposizione mediatica a colui che rimane il suo miglior nemico.Non sarà Granada, aveva avvertito Santoro, qui non ci sono “né toro né torero”. Una precauzione verbale sorprendente, visto che la rete aveva promosso il loro incontro con degli spot incentrati sullo scontro. Tutti gli italiani sanno bene che questi due personaggi non si amano e che il Cavaliere ha fatto di tutto, riuscendoci, per cacciare il conduttore dalla tv pubblica.

In queste condizioni ci si aspettava, e forse lo si sperava, un duello all’ultimo sangue. C’erano scommesse su quale sarebbe stato il minuto del ko, sull’ora in cui Berlusconi avrebbe lasciato lo studio (come ha più volte minacciato di fare in occasione di altre trasmissioni, quando le domande del presentatore non gli piacevano). Ma il Caimano è rimasto fino alla fine della trasmissione, verso mezzanotte, inchiodato sulla scomoda sedia di plastica degli studi di Cinecittà. Come un pugile che non ha più la potenza di un tempo, sapeva che la sua vittoria sarebbe dipesa dalla capacità di incassare e di tenere per tutte le riprese. Ed è quello che ha fatto.

Ma nonostante i suoi 76 anni, Berlusconi non sembra aver perso la sua forza. Non è uno spadaccino con il braccio moscio. Di conseguenza ha mentito (come sempre), ha promesso (come sempre), ha detto tutto e il contrario di tutto (come sempre) e ha denunciato “i comunisti” (come sempre). Sono ormai vent’anni che pratica questa arte, e di certo non ci avrebbe rinunciato in questa occasione. Santoro è sembrato offendersi, come se si aspettasse sinceramente un mea culpa da parte del suo invitato, un atto di contrizione, cioè un miracolo.

Si è addirittura adirato quando Berlusconi, per rispondere all’impeccabile requisitoria del giornalista Marco Travaglio che gli ricordava con tono monocorde l’impressionante lista di amicizie ambigue, ha letto a sua volta una lunga lista delle condanne per diffamazione che lo stesso Travaglio ha ricevuto. “Ha tradito i patti! Avevamo detto che non si sarebbe parlato di condanne”, ha urlato il presentatore a un Berlusconi divertito. Ma chi credeva di avere in studio, padre Pio?

Ps: Giovedì sera Servizio pubblico ha battuto tutti i record di ascolti della rete, raccogliendo 8,6 milioni di spettatori, cioè il 33,5 per cento di share.

FONTE: Internazionale





Specchio riflesso, buttati nel cesso

11 01 2013

“Mi votano 11 mln di italiani. Coglioni?”. Al coro di sì: “Chi lo dice sa di esserlo”.

La tiritera del Berluska dopo 20 anni continua ad essere la stessa. E anche la sua tattica non cambia di una virgola, difesa, attacco, sproloquio, promessa, inganno, linguaggio aggressivo, superficiale, menzognero, esagerato, sopra le righe… Difende a spada tratta il suo operato (“La crisi? Non ho colpe”), scarica tutto sui soliti noti, i comunisti, i giudici della consulta di sinistra, Fini, Casini, quelli della Lega; l’Imu lui non la voleva, è stato costretto a votarla per colpa di Monti&Co, li chiama “i Professori”, “che si sono montati la testa”. Difende le Letteronze che ha portato al Parlamento Europeo, difende Dell’Utri (“Persona perbenissimo”). Si vanta di aver combattuto se non sconfitto la mafia, continua a sostenere che la crisi non esiste, giustifica l’economia sommersa come fosse un plausibile sostegno del Paese, quando invece bisognerebbe affrontarla e punirla visto che “aggrava il fardello della fiscalità per i contribuenti onesti” [cit. Mario Draghi]; si bulla di aver giostrato i destini della Nato, dell’Euro… Attacca tutti, attacca in maniera un po’ subdola e anacronistica (vedi la saga di Sallusti) Travaglio leggendo una letterina preparata ad hoc dal fido Bonaiuti, attacca il pubblico in studio, l’Europa, varie ed eventuali banche tedesche colpevoli a suo dire di aver complottato alle spalle sue e del Paese, attacca la Costituzione e la struttura stessa dello Stato… E poi promette! questa volta controllerà il feedback dei suoi candidati, niente condanne, niente processi sul groppone, tutta gente pulita… Questa volta riformerà lo Stato, lo snellirà, lo porterà al passo con le democrazie europee… Questa volta non sarà Primo Ministro, quello non ha potere… questa volta sarà Ministro dell’Economia, perchè quello sì che decide tutto…

con la sola imposizione delle mani

Il succo non cambia, il Berluska neanche. Invecchia, ma il lifting aiuta. Almeno adesso ammette di essere vecchio. Povero, lui era destinato ad un progetto molto attraente, aprire ospedali, scuole di politica con Aznar e Clinton come docenti. Probabilmente, se non fosse stato per questa crisi e per questa pessima gestione da parte dei “professori”, lo avremmo visto madido di sudore, sporco di terra, con la bandana in testa sotto il sole cocente, e le maniche della camicia risvoltate sopra il gomito, a portare medicine, cibo e acqua in un villaggio africano, o nei quartieri malfamati del sudamerica. Oppure con occhialetti appoggiati sulla punta del naso, seduto ad una cattedra, a spiegare con tanto di lavagna e gessetto la storia e la politica del mondo, svelando ai giovani studenti la magia della politica vincente per trasformarli nei super-governanti del futuro. Insieme a Clinton, Blair, Aznar, Chirac, Putin, Bush (!!!)… lui sopra gli altri, visto che a suo dire “ne sa più di tutti”. Insomma una via di mezzo tra Madre Teresa di Calcutta e Albus Silente di Harry Potter. E invece no. Stoicamente, alla veneranda età di 76 anni, abbandona il suo progetto umanitario e torna al suo passato, per salvare di nuovo l’Italia, per salvarci tutti, forse anche i comunisti.

Sembra una favola. Italiani e/o coglioni permettendo questa volta non deve essere la realtà.





Berlusconi vs Santoro 1X2

9 01 2013

Tra poche ore. su la7. è inevitabile. e i bookmakers inglesi danno a 5.00 la possibilità che l’ex premier abbandoni anzitempo lo studio. punti 10 euro ne vinci 50. soldi facili. buon match a tutti!

[tra i due c’è history]





Salva il tuo Quelo

9 01 2013
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A:
AIART – Associazione Spettatori Onlus
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Medioevo Italia. Corrado Guzzanti denunciato per vilipendio alla
religione. L’accusa viene dall’associazione telespettatori cattolici Aiart che ha deciso di denunciare il comico e attore romano reo di “aver offeso con battute da caserma il sentimento religioso degli italiani, vomitando insulti e falsità per oltre un’ora di spettacolo”. La trasmissione sul banco degli imputati è “Recital”, di e con Corrado Guzzanti andata in onda venerdì 4 gennaio su La7 in prima serata seguita
tra l’altro da quasi un milione e mezzo di spettatori. Ma la reprimenda mediatica è andata oltre la querela con la richiesta della sospensione del programma.Corrado Guzzanti è uno dei più stimati comici italiani e la sua è sempre stata una satira intelligente, corrosiva ma mai volgare, acuta e mai becera. E la satira sin dall’Antica Grecia ha avuto fra i propri bersagli preferiti proprio la religione, e in particolare gli esponenti pubblici del culto ed il ruolo politico e sociale svolto dalla religione.Con questa petizione intendiamo chiedere all’Aiart di ritirare la denuncia e la richiesta di cancellazione del programma. Lo chiediamo in nome dell’articolo21 della Costituzione, della libertà di espressione e di satira, anche quando l’ironia si abbatte sui potenti di ogni ordine e grado, politici, economici e religiosi. 

Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

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FIRMA LA PETIZIONE

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RITORNO… alle Responsabilità

8 01 2013

Dopo quasi due anni, e le innumerevoli sollecitazioni pervenute da Voi lettori a continuare la “missione” intrapresa, eccomi di nuovo con gli occhi… on the railroad!

Per fare questa riflessione: se riportassi una notizia falsa, meschina e diffamante, e firmassi con uno pseudonimo, oppure facessi firmare qualcun altro, o approvassi l’articolo scritto da un altro… (ci sarebbe poi differenza?) su chi cadrebbe la responsabilità del fango prodotto, e dei danni che la mia condanna provocherebbe? Su di me, io e solo io sono responsabile di ciò che viene pubblicato sulle mie pagine.

Io sono responsabile del mio blog, nel mio piccolo cerco di essere onesto, di riportare notizie comprovate, di commentarle con civiltà e moralità… Non dovrei pretendere la stessa cosa da un direttore di giornale???

E’ forse troppo sperare che il giornalismo italiano possa trovare i propri paladini in personaggi che facciano dell’informazione, della cultura, e dell’onesta’ intellettuale il proprio credo?

confusione

confusione





Iniziare l’anno in si bemolle

1 01 2011

Articolo pubblicato da ArcipelagoMilano, settimanale milanese di politica e cultura.

Ormai da diversi anni, la RAI festeggia il primo gennaio trasmettendo il concerto dalla Fenice di Venezia, intorno alle 12:30. Intanto il resto del globo si sintonizza con il Musikverein di Vienna, addobbato di splendide fantasie floreali, dove i mitici Wiener Philharmoniker si cimentano nei tradizionali walzer della premiata ditta “Johann Strauss & Sons”.

La domanda nasce spontanea, e si è discusso già molto a riguardo… perchè tutto il mondo apre l’anno con le note del Bel Danubio Blu o della Marcia di Radetzky, e invece l’Italia si comporta diversamente, mandando in differita il concerto di Vienna, in coda a quello di Venezia? vorrei dire la mia.

Piccola premessa: intendiamoci, niente da dire sull’esecuzione della Fenice diretta da Daniel Harding, il concerto è stato molto buono, l’orchestra ha suonato molto bene, i cantanti chi più chi meno si sono espressi con qualità (ha spiccato la Rancatore). Eppure, e non me ne vogliano gli amici e colleghi della laguna, è doveroso riconoscere la supremazia viennese: i Wiener sono i Wiener! inarrivabili per il colore del suono, la leggerezza, la precisione, i virtuosismi… Quest’anno poi sono stati diretti da Franz Welser-Moest, che ha dato all’esecuzione un’aurea pacata, soave, sublime, esaltando l’orchestra, a volte senza dirigerla neppure, cercando differenze dinamiche estreme, un suono profondo e leggero, fraseggi lunghi ed emozionanti: e l’intesa delle parti era perfettamente coesa.

Il concerto da Vienna è un evento ormai secolare, una tradizione che continua da anni, che può sembrare conservatrice e chiusa in se stessa, ma che invece è a mio modo di vedere sintomo di grande globalizzazione e di estrema modernità. Un messaggio a tutto il globo, un messaggio di musica, di cultura, di qualità, di bellezza! un messaggio per tutti, diretto a tutti, che tutta Europa, e gran parte del mondo, ricevono contemporaneamente! simbolicamente importante, necessario in questo momento storico e sociale di profonda divisione, in cui razzismo, xenofobia e chiusura sono ancora così presenti nei governi e nelle società mondiali… suona quasi rivoluzionario!

L’Italia invece sembra prendere le distanze: si chiude agli altri, non si sintonizza con questo messaggio universale, e fa per sè, nel nome della tradizione italiana, nel nome della supremazia musicale del nostro paese, dei nostri compositori, dei nostri musicisti, dell’Opera Italiana, snobbando invece una cultura e una tradizione musicale, quella dei walzer viennesi, tacciandola come frivola, ripetitiva, inferiore…

Volendo dire la verità, volendo fare le pulci, e confrontare i due eventi, mi verrebbe da affermare la forte diversità e novità che il programma di Vienna ha segnato rispetto alle edizioni precedenti – mentre invece la Fenice ha riproposto il solito repertorio nazional-popolare (introdotto dall’inno di Mameli); inoltre da segnalare le stupende coreografie dei balletti austriaci, così delicati, ammiccanti, eleganti – a differenza di quelli made in Italy, con un cast “impreziosito” dal ballerino di Maria de Filippi, Kledi Kadiu, visivamente impacciato, e improbabili stacchetti free-style di tre individui che avrebbero dovuto, considerando l’orario di pranzo, provvedere almeno alla depilazione della propria “panza”. Altra differenza abnorme, il pubblico: a Vienna attento, rispettoso, in un’estasi raccolta e generosa, ma soprattutto variopinto, con austriaci vestiti dei loro costumi tradizionali, con giapponesi in kimono, con volti provenienti dalle culture arabe, indiane, asiatiche… a Venezia invece molto rumoroso, rigorosamente veneto, assolutamente non educato, che ha saputo rovinare l’estatica atmosfera che direttore e coro avevano saputo ricreare applaudendo durante l’ultima, lunga, delicatissima nota del Và pensiero… oppure applausi scroscianti e urla da stadio (credo di aver riconosciuto la voce di Aldo Busi, presente nel pubblico, che sbraitava “bravoooo” alla fine dei brani) che ad esempio hanno distrutto la raffinata intenzione conclusiva della Rancatore nell’aria “Oh mio babbino caro” dal Gianni Schicchi di Puccini, quasi a voler dimostrare, urlando e applaudendo per primi, che conoscono il brano e sanno esattamente quando finisce… non rendendosi però conto che in questo modo disintegrano la magia scaturita da un così poetico diminuendo o calando…

In definitiva il messaggio che ne esce,  a mio avviso, è molto dannoso, e soprattutto poco consono alla situazione culturale in cui versa lo stivale: affermare ora la superiorità della cultura del Bel Paese, esaltare l’Opera italiana e i suoi teatri, è come dire che tutto va bene, quando invece la nave sta andando inesorabilmente, e neanche poi tanto lentamente, a fondo. Il 2011 celebrerà i 150 anni dell’Unità d’Italia, ne esalterà l’arte, la cultura, le tradizioni… ma l’immagine che mi sorge è invece il tentativo subdolo di approfittare della situazione, dell’evento, della data, per nascondere la polvere e lo sporco sotto i tappeti.

Sarebbe invece doveroso dare un messaggio onesto e costruttivo, che sia di monito, e che per altro Daniel Harding ha giustamente, e non credo inconsapevolmente, lanciato nel momento di salutare il pubblico a fine concerto: “Grazie all’Italia per la Cultura che ci ha regalato“.

Io mi auguro che presto si possa ringraziare l’Italia per la Cultura che ci regala… fino ad allora, cara Rai, facci iniziare l’anno alla grande, facci cominciare dal si bemolle del Bel Danubio Blu e della Marcia di Radetzky, facci sentire cittadini del mondo… facci ascoltare i Wiener!








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