18/6 gerusalemme

17/6

dopo le lezioni ho preso il bus 78 per gerusalemme, lo stesso su cui hanno viaggiato molti kamikaze. ho attraversato il checkpoint di kalandia, e in circa due ore sono arrivato alla porta di damasco, per fare 15 km circa. comodo!

la porta di damasco

in mezzo ai bazar del quartiere arabo incontro pierre e dario in arrivo da tel aviv. si sono divertiti, ma non sono rimasti impressionati positivamente dalla citta’, brutta, moderna, incolore… aspettiamo alexis e peppe e andiamo subito al muro del pianto, nel quartiere ebraico. attraversiamo il quartiere arabo, dalla porta di damasco (microcosmo della natura della citta’, con i palestinesi che portano e vendono le loro merci, i soldati israeliani che pattugliano, e ogni tanto qualche rabbino che arriva dal muro con passo spedito…), incrociando la via dolorosa, insinuandoci nei colorati e frenetici vicoli, fino al checkpoint che divide la parte araba da quella ebraica. raggiungiamo il luogo dove secoli fa era situato il tempio di salomone, il sancta sanctorum per gli ebrei, distrutto nel 70 d.c.: il muro sosteneva esternamente il tempio, e da meta di pellegrinaggio, dove i fedeli venivano a piangere la perdita del tempio, ora e’ diventato il luogo piu’ sacro. riunisce in preghiera ogni giorno centinaia di ebrei, e incuriosisce migliaia di visitatori provenienti da tutto il globo. una volta le abitazioni del quartiere arabo arrivavano a ridosso del muro, ora quelle case hanno fatto spazio ad un’immensa spianata (delimitata da checkpoints e controllata severamente dai soldati), prima conseguenza della guerra dei 6 giorni del 1967, quando la citta’ vecchia, controllata dai giordani, fu conquistata dai reparti d’assalto israeliani. il muro e’ diviso in 2 zone, una molto ampia riservata agli uomini, dalla quale si puo’ accedere ad una specie di camera coperta, che funge da biblioteca e ulteriore luogo di culto (e che anticamente poteva essere l’entrata del tempio), l’altra decisamente piu’ ridotta, dove invece vanno a pregare le donne. il sole sta tramontando, sale un piacevole venticello, ci avviciniamo al muro e osserviamo alcuni rabbini pregare, chi legge, chi canta, molti dondolando il busto e il capo avanti e indietro, altri schiacciando e nascondendo il viso contro le pietre del muro, nelle cui fessure sono infilati migliaia di bigliettini contenenti preghiere. la situazione e’ piuttosto tranquilla.

alexis

muro del pianto

ci rechiamo all’albergo, nel quartiere arabo, a qualche metro dalla via crucis, hotel hashimi, decoroso, molto economico e pulito, e con una terrazza panoramica all’ultimo piano. stasera gioca l’italia, scontro decisivo contro i francesi per passare ai quarti di finale. usciamo dalla citta’ vecchia e andiamo nel quartiere universitario, la zona israeliana, ricca e piena di locali. vinciamo nettamente 2 a 0, alexis e pierre ammettono la sconfitta. io e peppe esultiamo, urliamo e cantiamo. sti italiani… decidiamo di bere qualcosa in un pub, in seguito comprare qualche birra e salire sulla terrazza dell’hotel. entriamo in un negozio dove vendono alcolici, in una strada molto trafficata, dove centinaia di giovani si incontrano la sera, bevono seduti ai tavolini dei bar, fumano il narghile’, ci sono anche dei locali in cui si puo’ ballare. veniamo notati, e un ragazzo israeliano ci accoglie entusiasta. “benvenuti in israele, e’ un posto splendido, siamo gente fantastica, vi divertirete un sacco… pero’ attenti, non andate nel west bank, e’ un posto di merda, e state lontani dagli arabi mi raccomando!” … arrivando proprio da li, non eravamo decisamente d’accordo con le sue accuse, ma siamo stati zitti. non alexis, che invece era appena tornato da hebron, e aveva appena finito di raccontarci quanto allucinante e assurda sia l’occupazione e le presenza israeliana in quella citta’, e quanto degradata, indegna e umiliante sia la condizione degli “occupati”. si e’ incazzato e ha reagito sbraitando, io e dario abbiamo dovuto prenderlo e portarlo via, poteva finire molto male. raggiungiamo la terrazza dell’hashimi, ancora nervosi e affranti dall’episodio: se le nuove generazioni israeliane pensano questo dei vicini arabi, se i soldati, tutti tra i 18 e i 22 anni, si comportano con tanta ingiustizia e accanimento, dov’e’ la soluzione di questa condizione di guerra e odio? in quale futuro positivo si puo’ sperare? il panorama e’ beffardo: gerusalemme, meta di conquistatori e crociati, cosparsa del sangue epico di chi ha dato la vita per farne il proprio luogo sacro, dorme tranquilla e pacifica. le moschee, i minareti, le croci di varia forma, i simboli di ogni credo, giacciono sotto la stessa coperta stellata e guardano la medesima luna, vengono accarezzate dalla stessa brezza fresca e ruvida proveniente dal vicino deserto. di fronte a me la cupola dorata del tempio della roccia, faro dell’islam, bagliore antico che sovrasta la citta’, mi ipnotizza ammiccando luccicante nella notte. domani vado a vederla da vicino.

vista di gerusalemme

la cupola della roccia

 

 

18/6

9 a.m. colazione frugale, pane arabo, humus e caffe’ sulla terrazza dell’hashimi. il tempo e’ splendido e la vista di conseguenza eccezionale!

la vista di prima mattina

poi di corsa al tempio della roccia, l’occhio dorato dell’islam. ho problemi a passare il checkpoint, non mi vogliono far passare per via del flauto nel mio zaino… mi innervosisco, ma risolviamo, prima salgono alla spianata alexis, peppe e pierre, che terranno il mio flauto quando sara’ il turno mio e di dario. nel frattempo decidiamo di fare qualche foto al muro del pianto. adesso e’ ora di punta, tantissime persone si accalcano ai piedi del muro. e’ un altro luogo rispetto a ieri sera: diversi gruppi pregano e cantano in coro, si dondolano frenetici. in prossimita’ del muro la situazione e’ davvero insostenibile, si respira un odore fetido e nauseante, l’aria e’ come intrisa di sudore, e’ umida, appiccicosa, marcia, greve. i rabbini, sotto il sole cocente di giugno, si coprono integralmente con cappotti neri, pesanti, inoltre si lavano per tradizione una volta alla settimana… mi viene da pensare quanto questa religione sia lontana dalla nostra, e incomprensibile, in un certo modo fanatica, caratterizzata da questo movimento cosi alienante, cosi ricca di misticismo e tradizioni ferree. anche la religione cristiana lo e’, con le sue tante regole e disposizioni, lontane dai tempi correnti, spesso senza significato. i cattolici che percorrono la via crucis trasportando la croce sono, secondo il mio modo di vedere e la mia sensibilita’ laica, fanatici tanto quanto gli ebrei che non si lavano e che “tirano testate” a un muro, o i musulmani che seguono impersonalmente le leggi del corano. i fondamentalismi religiosi sono dappertutto, in ogni credo, in ogni cultura, e ledono la personalita’ dell’individuo, ne intaccano l’umanita’: partendo da questo presupposto si sarebbero risolti e si eviterebbero tanti problemi.

ancora al muro

in ogni caso, finalmente salgo sulla spianata delle moschee. quella di al-aqsa, piu’ sobria e tuttora luogo di culto (contiene circa 5000 persone), e la cupola della roccia, splendente e sfavillante, che sorgerebbe sulla lastra di pietra sacra a ebrei (dove abramo stava per sacrificare il proprio figlio), e musulmani (da dove maometto sarebbe asceso al cielo per prendere posto accanto ad allah). secondo la tradizione questo sarebbe anche il centro del mondo. in questo luogo, cosi tranquillo e silenzioso, a differenza di quello che accade qualche metro piu’ in basso, si consumo’ qualche anno fa quello che fu l’evento scatenante della seconda intifada. sharon decise di farsi una passeggiata sulla spianata, tra le moschee, legittimando simbolicamente il diritto ebraico a possedere quel luogo sacro, insultando gravemente il mondo islamico. la reazione fu violenta, e scateno’ un’enorme escalation di violenze, e tra questi muri, tra questi alberi, ancora si percepisce che la ferita e’ aperta, che il sacrilegio non e’ ancora dimenticato, per nulla digerito. alcuni arabi che incontriamo e che controllano l’entrata delle moschee ci allontanano, sono nervosi, infastiditi, come ancora profondamente offesi ed eternamente marcati da quel gesto cosi forte e irriverente.

la cupola d'oro

decorazioni all'interno di una cupola

raggiungiamo gli altri, e percorriamo tutta la via crucis, fino al sacro sepolcro, il golgota, piu’ che altro per visitare in modo “strategico” la citta’. infatti lungo la via dolorosa sono stati costruiti gli edifici piu’ interessanti. e poi e’ un percorso socialmente molto interessante, ci mischiamo a centinaia di fedeli cristiani, e iniziamo a capire quante differenze e incomprensioni esistano tra le stesse “branchie” del cristianesimo: i cattolici, gli etiopi, i greco-ortodossi, gli armeni… tradizioni, principi e modalita’ di culto diverse. e di fondo la pretesa di saperla piu’ lunga degli altri, e percio’ di meritare piu’ diritti e considerazione al cospetto di una divinita’ che e’ poi la stessa per tutti, soltanto “vestita” in modo diverso. e’ un percorso tortuoso, in cui la spiritualita’ e il simbolismo cristiani si mischiano con i bazar arabi, i commercianti palestinesi, i rabbini che corrono verso il muro sotto i loro grandi cappelli neri. 

portici nel quartiere arabo

e’ una via difficile, che stanca (e non avevamo la croce da portare…), innervosisce, mette alla prova, tenta. c’e’ tanta gente, caos, folle di esaltati, donne bellissime, occhi profondi che fanno capolino dal velo, volti, sudore, anime in delirio verso il calvario, il golgota, il sacro sepolcro. luogo in cui gesu’ viene crocifisso, e dove poi risorgera’. e’ un tempio carico di simbolismo, estremamente marcato da oggetti sfavillanti e simulacri religiosi, rappresentazioni su mosaico, croci, candele, pietre sacre. c’e’ un sacco di gente, una calca immane, che rende questo spazio sacro una sorta di mostra “pop”. mi siedo su una panca e osservo il fluire delle persone, ne studio i movimenti e le tendenze: tanti i fedeli profondamente, sinceramente e visibilmente soggiogati, sopraffatti dalla magia e dalla spiritualita’ del luogo, tanti i turisti “all’italiana” che invece fotografano velocemente, in modo distratto, superficiale, tanto da averne un cartolina, a volte senza rispettare la sacralita’ del tempio. anch’io rimango fortemente colpito da tutta questa magnificenza e ne riconosco la forte attrattiva e suggestione. 

il golgota

e’ ora di pranzo, siamo sfiniti e affamati. attraversando un bazar dario nota un narghile‘ e decide di comprarlo. la trattativa e’ molto lunga, e decisamente appassionante, un eterno tira e molla. dario la spunta, arriva molto vicino alla cifra che aveva offerto inizialmente. ne esce soddisfatto e tronfio, fregare un mercante arabo e’ davvero un’impresa… peppe invece trova ad una bancarella uno shofar, il corno arabo che veniva suonato sui campi di battaglia: forte della sua sicilianita’ sbriga l’affare molto rapidamente. e inizia a suonarlo in mezzo al mercato, suscitando l’ilarita’ dei passanti.

un mercante 

decidiamo di andare  a mangiare in un ristorante nel quartiere armeno, accanto alla porta di david. prendo il piatto tipico, il khaghoghi derev, carne di agnello avvolta in una foglia di vite, delizioso! con la pancia piena andiamo a visitare le rovine della citta’ di david, la citta’ antica, e attraversiamo come 5 giovani marmotte il camminamento sotterraneo, il tunnel di ezechia che incanala l’acqua proveniente dalla sorgente di gihon, e riforniva la citta’ per mezzo di un sistema di cisterne: ma soprattutto e’ stato una via di fuga e di conquista! cunicoli strettissimi e bui, l’acqua ci arriva alla cintola.

l'uscita del lungo tunnel

all’uscita uno studente israeliano ci chiede da dove veniamo. italia, spagna, francia. “ah, francia, bellissima, sono stato a marsiglia, bella citta’, ma troppi arabi…“. lo mandiamo affanculo tutti in coro, ci beviamo una buona e dissetante spremuta d’arancia davanti alla porta del letame, riattraversiamo la citta’, fino alla porta di damasco, prendiamo il bus 78 e torniamo a ramallah, palestina, al di la’ del muro, quello del pianto palestinese, a casa!

ps: mettiamo subito alla prova il narghile’: non funziona, dario ha preso una sola!

come in "labyrinth" 

il muro

made in usa

muro

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2 responses

4 12 2009
yvonne

gli ebrei rovinano quel che sfiorano
perche’ dalla natura
voglion trarre solo danaro
per questa triste ragione
hanno scatenato la guerra mondiale
e oggi pretendono che tutto il mondo
pianga i loro morti
hanno rubato la terra araba
e hanno ucciso milioni di bambini
e pretendono che il mondo
non pianga per quei morti

7 12 2009
Momo

In questo video, il genocidio per fame del popolo di Gaza:

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