20/6 campi profughi

oggi siamo andati a suonare nei campi profughi di jerazon e nell’al kamandjati children center di daygasan, situati a nord di ramallah, non molto lontano. ogni concerto e’ cosi organizzato: prima un’esibizione degli allievi della scuola, con musiche tradizionali arabe, e poi il quintetto papageno. a jerazon andiamo in due diverse scuole, delle costruzioni fatiscenti, con i mezzi di servizio che non funzionano, alcune finestre non hanno il vetro, il materiale scolastico e’ inesistente. i bambini sono tantissimi e ci accolgono festosi, ci chiedono di  fargli le foto, si mettono in posa, e poi vogliono vedere come sono venuti, ridono, scherzano, si prendono in giro tra di loro. tre piccole studentesse danno inizio allo spettacolo improvvisando un coretto e cantando una canzone tipica palestinese. poi e’ la volta della leader del trio vocale, che recita a memoria una poesia. io ovviamente non ci capisco nulla, ma seguo molto concentrato e impressionato dalla forza espressiva di questa bambina, dalla sua convinzione, dal suo talento. i ragazzini di alk mi prendono in giro, sanno perfettamente che non ci sto capendo niente, e ridono della mia espressione da “intellettuale” cosi seria e partecipe… 

  murales

foto di gruppo

poi si suona, ancora foto e si va al children center. in un antico edificio nel mezzo del nulla, alk ha istituito una succursale del centro di ramallah. qui, come anche a jerazon, una volta alla settimana gli insegnanti vanno a fare lezione e musica con i ragazzi dei campi profughi. all’inizio del progetto erano i bambini che dal campo andavano a ramallah per frequentare. ma spesso per via dei soldati israeliani non possono uscire dal campo o non riescono ad attraversare i checkpoints, quindi ramzi ha pensato bene di portare la scuola a loro: per gli insegnanti occidentali e’ piu’ semplice e veloce varcare i passaggi interni del west bank, invece proibiti a moltissimi abitanti palestinesi. la differenza tra il children center e jerazon e’ abissale, al kamandjati sta facendo davvero tanto! e’ una struttura ben gestita, accogliente, e magistralmente recuperata. ben diverso dalla visione devastante dei campi profughi, moltitudine di baracche e casupole ammassate tra loro. senza niente. solo muri, qualche antenna, tante macerie, tanta devastazione. i palestinesi stessi non credono in questa dimora, da tempo profughi non sentono di doversi attaccare a luoghi che non riconoscono come casa propria, sperano che questa sia una condizione temporanea… 

strade del campo

suoniamo all’aperto, all’ombra di un immenso salice, nel pubblico tanti bambini e ragazzi, ma anche gli abitanti del vicinato. e’ una festa, e c’e’ tanta allegria. suonando ci permettiamo di fare un po’ gli scemi, magari si poteva evitare, ma il pubblico ne e’ molto divertito. i “nostri” allievi si esibiscono alla grande, c’e’ un ragazzino che canta delle canzoni, e’ un talento straordinario, ha una voce penetrante, profonda, ora squillante, ora roca, molto morbida e flessibile. ramzi lo porta sempre con se’ nelle turne che fa in tutta europa. 

peppe all'entrata del centro  lei gestisce il centro

sulla via del ritorno, approfittiamo per parlare con i nostri giovani amici della situazione politica. ci dicono che loro vogliono la pace, di israele conoscono solo i soldati, i proiettili, i tank e le facce dei politici alla tv. vorrebbero vivere sereni la loro vita, senza far male a nessuno, ma senza la paura, e in liberta’. ci raccontano tantissime storie, di qualche loro amico, o conoscente, o parente, che e’ morto sotto il fuoco nemico. li sento stanchi, demoralizzati, senza speranza in un futuro di pace, quasi andassero avanti per inerzia. gli esprimiamo tutta la nostra solidarieta’, il nostro aiuto, il nostro consiglio. c’e’ uno scambio molto bello e vero, diventiamo amici. ma “domattina scale, arpeggi e note lunghe!!!”, torniamo a essere i loro “severi” insegnanti!

dario, peppe, alexis, pierre pierre

a casa dario g., henry e gianluca hanno preparato la cena, e hanno invitato un loro amico, un mio coetaneo. ci conosciamo mangiando degli ottimi spaghetti, e’ uno studente universitario, parliamo del piu’ e del meno. poi noto una profonda cicatrice sotto il suo mento, e gli chiedo. ci racconta la sua storia, con gli occhi gonfi. era poco piu’ che un bambino durante la seconda intifada, era a ramallah, e siccome i soldati israeliani portavano via i bambini, stava sempre nascosto in casa. una mattina, particolarmente tranquilla, viene mandato a comprare il pane, e’ sulla via del ritorno quando incontra un soldato israeliano. costui lo punta col fucile e gli ordina di dargli molto lentamente le spalle e camminare verso la direzione da cui e’ venuto, e di non voltarsi per nessun motivo. lui obbedisce e percorsi circa una cinquantina di metri, ha l’istinto di girarsi: il suono dello scoppio ancora non l’aveva raggiunto, ma il proiettile si. in quel preciso istante un bullet diretto alla sua nuca lo colpisce e trapassa all’altezza del mento, ferendolo. scappa veloce, corre a perdifiato per centinaia di metri, col sangue che sgorga abbondante. sopraffatto dallo sforzo, dallo spavento e dall’ingente perdita di sangue, cade svenuto. lo troveranno piu’ tardi, e trasportato in ospedale, ci rimarra’ per qualche mese, in coma. storia allucinante. ci racconta poi della vita infernale all’universita’: e’ rappresentante degli studenti e per questo motivo il mossad ha aperto un fascicolo su di lui. ben due volte gli agenti si sono introdotti di notte nel dormitorio dell’universita’ per sequestrarlo e interrogarlo, anche con metodi non proprio ortodossi. senza ragione o accusa specifica e comprovata, e’ stato anche detenuto in carcere per un anno. ride sarcastico: “ero un rappresentante molto conservatore, non ho mai organizzato nulla di sovversivo!!!“.

ci salutiamo e profondamente colpiti, senza neanche la forza di commentare, andiamo tutti a dormire.

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