21/6 samaria

oggi si va tutti quanti, staff, insegnanti e allievi, un giornalista dell’observer (ed vulliamy), e due rappresentanti di women in black, in samaria, a sebastya, a pochi km a nord di ramallah. ci si impiega circa 2 ore ad arrivare, bisogna attraversare diversi checkpoints. trascorriamo la mattinata tra i resti archeologici di un antico insediamento romano. tra gli ulivi e gli alberi di carrubbe, troviamo le terme, le abitazioni, un tempio, colonnati, perfino un anfiteatro che si affaccia sulle secche colline palestinesi. il sito non e’ conservato o curato, e’ lasciato a se stesso, e mi chiedo il motivo: ci raccontano che i palestinesi della zona vorrebbero metterci mano e trasformarlo in una meta turistica, ma i coloni israeliani non glielo permettono. e’ gia’ successo che qualcuno avesse cercato di lavorarci, pulendo i reperti e creando una sorta di percorso tra la vegetazione per permettere una visita meglio organizzata, ma i soldati sono arrivati e hanno fatto fuoco. da parte loro gli israeliani non sono interessati a recuperare questa importante fonte storica e archeologica, chissa’ poi perche’… 

colonne romane

ramzi

dall’alto della collina vediamo due colonie israeliane: sono situate su promontori. una si e’ appena insediata, si scorge un’alta recinzione, che protegge i container in cui vivono provvisoriamente i coloni appena arrivati. sulla collina a fianco un esempio di colonia completata: villette a schiera, vegetazione ordinata, qualche piscina ad uso privato… si dice anche che i palestinesi non possano costruire piu’ in alto dei coloni, se ci provano gli israeliani arrivano con le ruspe e tirano giu’. questo, come il fatto di conquistare terre partendo dalle colline e occupando i piani rialzati e strategici, ricorda molto le pratiche militari degli antichi romani. la loro presenza, a distanza di 2000 anni, e’ ancora molto forte e fonte di ispirazione… peppe tira fuori il corno, e tra gli ulivi, sotto un sole cocente, urla tutta la sua rabbia e protesta eseguendo la caccia di rossini. il suono del corno, potente come il ruggito di un leone, riecheggia regale e maestoso in quei luoghi di arcaica memoria.

peppe

affamati e assetati, andiamo a mangiare: il pranzo e’ offerto dagli abitanti del posto, la tavola e’ ricchissima di leccornie: agnello, pollo, verdure, legumi, humus, pane arabo. e poi acqua, birra, bibite varie in abbondanza. veniamo trattati come dei re. d’altra parte i samaritani sono biblicamente celebri per la loro generosita’ e compassione…

ramzi, sa'ed e gianluca

sazi ci rechiamo nel centro abitato, di origine ottomana, ma ridotto a macerie e case abbandonate. entriamo in un edificio stupendo, recuperato e destinato ad uso culturale e scolastico (al kamandjati e’ arrivata anche qui), architettonicamente interessantissimo, con i suoi archi, le volte, le pietre levigate, gli scalini aggrappati a ripide rampe di pietra. suoniamo noi del papageno, e’ un pomeriggio caldo e afoso, ma nel cortile ombreggiato il clima e’ piacevole. anche l’acustica e’ ideale, e il pubblico giunge molto numeroso. nel silenzio arido di queste terre dimenticate, tra queste pietre diroccate, le nostre note provano ad insinuarsi dolcemente, tentando di lenire le sofferenze e offrire occasioni di evasione. 

  il pubblico

quintetto papageno

ci spostiamo tutti all’anfiteatro romano, ora tocca al gruppo dei ragazzi. sugli enormi massi che formano le gradinate ci sediamo anche noi, sparsi tra la gente, mischiati tra gli autoctoni. dario fuma il narghile’ con alcuni ragazzi, peppe e pierre assistono al concerto dalle file piu’ alte, io invece faccio amicizia con due ragazze italiane capitate li per caso. una di loro ha sposato un palestinese, e dopo un breve periodo a firenze, ora hanno deciso di vivere insieme al loro bimbo a nablus, citta’ nel nord del west bank. una scelta di vita molto forte, ne rimango colpito. il concerto dei ragazzi e’ molto coinvolgente, il pubblico si scalda, applaude, partecipa, alcuni ballano, altri cantano: e’ una festa coloratissima. il sole scende, e noi torniamo a ramallah.

l'anfiteatro

il buon samaritano

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