23/6 per forza a galla

giornata dedicata al turismo. a jericho e nelle acque del mar morto!

vorrebbe venire anche sa’ed, ma non e’ autorizzato ad attraversare il checkpoint che divide ramallah da jericho… l’anno scorso e’ riuscito a farsi un bagno nel mar morto nascondendosi nel pulmino che portava altri colleghi occidentali di alk, eludendo miracolosamente il controllo dei soldati.

si comincia da jericho, il deserto che attraversiamo e’ torrido, siamo a 300 metri sotto il livello del mare, in una depressione che acutizza umidita’ e calura. facciamo una passeggiata ustionandoci coi raggi del sole, tra i “primordiali” resti della citta’ antica, risalente a 7000/9000 anni fa (considerata da molti archeologi la piu’ antica mai riportata alla luce), e tra le rovine dell’hisham palace, la residenza invernale e riserva di caccia di qualche centenario califfo: bellissimo il mosaico “l’albero della vita”, in cui e’ raffigurato un leone che azzanna una gazzella che mangia le foglie dell’albero. la guida del sito, un simpatico arabo con un cappello da cowboy, ci rivela che presso un immenso spazio, di cui rimangono soltanto le imponenti colonne,  sotto uno strato di cemento e ghiaia, e’ “conservato” un altro mosaico, ben piu’ vasto e preziosissimo. un gruppo di archeologi italiani ha deciso di coprirlo interamente per non lasciarlo all’erosione delle intemperie: avevano provato a costruire una pensilina, una copertura, ma gli israeliani non glielo hanno permesso. io ci vedo l’ennesimo attacco all’identita’ culturale arabo/palestinese, e alla possibilita’ economico/sociale che la conversione a luoghi di turismo e di attrattiva internazionale potrebbe dare agli abitanti del posto.

hisham palace

l'albero della vita

scopri l'intruso

con una funivia saliamo al monte della tentazione, il luogo in cui, come ci dice il vangelo, gesu’ ha trascorso 40 giorni e 40 notti “in compagnia” del diavolo. percorriamo impervie scalinate, e arriviamo all’entrata del monastero greco-ortodosso, scavato nella roccia rossa della montagna, che sovrasta la valle sottostante. stiamo per entrare, ma un monaco ci spinge fuori e ci chiude la porta in faccia! i gestori della funivia ci raccontano che quell’eremita ha 85 anni ed e’ li da tantissimi anni, da solo. evidentemente la solitudine gli ha fatto dimenticare i valori di ospitalita’ e generosita’… ma non siamo gli unici ad essere stati cacciati: qualche turista (italiano ovviamente) ha lasciato scritto sulle pietre all’entrata il proprio “grido” di protesta. noi ci limitiamo a rompere la spiritualita’ del luogo “soltanto” verbalmente…

la porta del monastero   i nostri predecessori

allora ci inerpichiamo per i pericolosi camminamenti scavati nella roccia, appena sotto il monastero, e protetti dall’ombra della cima, possiamo ammirare la magnificenza architettonica di quel tempio, tutt’uno con la montagna. poi un lungo sguardo alla pianura che si sviluppa dalla lunga e affamata ombra del monte. l’afa rende tutto fumoso e indeterminato, gli oggetti e i colori si mischiano tra loro, i contorni sono offuscati, quasi che lucifero voglia confondere anche noi. e’ un luogo magnifico, 40 giorni e 40 notti sarebbero troppo pochi per goderne del tutto!

il monastero

raggiungiamo il mar morto verso le 6 p.m. con il sole che inizia a calare, e con esso il caldo feroce e i raggi violenti. e’ il momento ideale per fare il bagno. raggiungiamo un lido che ricorda con le sue palme e i suoi bungalow e gazebo le spiagge “in” di forte dei marmi o amalfi, ma sventolante bandiera israeliana (anche qui). l’acqua ha una percentuale salina altissima, che ti permette, anzi ti costringe a stare a galla. e’ impossibile sprofondare, e la sensazione e’ stranissima. sulla pelle, qualsiasi ferita o taglio, inizia a bruciare, e sto attentissimo a non bagnarmi gli occhi: sarebbe un supplizio. sono famosi i benefici del fango del fondale, ne facciamo incetta, coprendoci tutto il corpo della nera fanghiglia ed esponendoci agli occhi indiscreti delle telecamere e macchine fotografiche degli amici.

fango

fango

sa’ed ci ha fortemente consigliato di restare li a dormire, anche semplicemente sulla spiaggia, la temperatura in questa stagione lo consentirebbe: “l’alba sul mar morto e’ un sogno, uno spettacolo senza pari” ci confessa. ma anche il tramonto non e’ male, e poi dobbiamo tornare, domani ci aspetta un altro lungo viaggio.

mar morto

mar morto

mar morto

sulla via del ritorno, col sole oramai spento, ci fermiamo in una moschea, costruita sulla tomba di mose’, in mezzo al deserto. un luogo magico, silenzioso, abitato da decine di bellissimi gatti. in lontananza le luci di jericho-nuova iniziano ad accendersi, torniamo a ramallah.

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