28/6 sinfonia degli addii

26/6 . music camp di farah

celine chiude la scuola, gianluca mette il chiavistello al laboratorio, gli altri insegnanti aiutano ramzi (intanto frastornato dalle raccomandazioni e dalle domande dei genitori preoccupati) a caricare gli strumenti piu’ ingombranti e pesanti sui bus che ci porteranno a farah, il campo estivo dove un centinaio di ragazzi, provenienti da ramallah, dai campi profughi, da daygassan, da sebastya ecc passeranno la prossima settimana… io e dario arriviamo in ritardo, eravamo a fare un po’ di spese in centro, qualche veste araba, bracciali, cuscini, souvenir da portare a casa. senza dire nulla, sgattaioliamo un’ultima volta a berci una buona spremuta di frutta. per farci perdonare compriamo litri d’acqua gelata per tutti, in vista del lungo viaggio (sono previste circa 3 ore, per circa 60/70 km). mentre faccio un bancomat, dallo sportello accanto al mio mi saluta un ragazzo dal viso familiare. senza uniforme lo riconosco con difficolta’: e’ uno dei soldati di guardia alla tomba di arafat, mi ha riconosciuto, facciamo un po’ di strada insieme, gli racconto un po’ dei nostri viaggi e dei concerti, di quanto siamo stati bene nella sua terra cosi ospitale e generosa. contento mi saluta: “come back soon!“. 

partiamo. salutiamo calorosamente i genitori di rasha e ale, che dopo ogni faticosa giornata alla scuola ci hanno sempre invitato a fumare con loro il narghile’ all’ombra del minareto della citta’ vecchia, a bere, a mangiare. nel bus i ragazzi suonano la chitarra e le percussioni, cantano canzoni popolari, ci uniamo gorgheggiando parole senza significato o battendo le mani. poi gli insegniamo con successo “bella ciao“.

arriviamo. il campus era fino a pochi anni fa un carcere, gran parte e’ stata recuperata e dedicata a iniziative pedagogiche, come le colonie estive. ci si sistema nelle camere, si va a fare una partita a calcio nel campo, e dopo la cena nel refettorio, ci riuniamo con tutti gli insegnanti per organizzare il lavoro di insegnamento, le attivita’ di ricreazione, i concerti… siamo un gruppo nutrito: oltre a noi 5 papageni, ci sono anche henry, che si occupera’ del gruppo che andra’ in turne in italia a luglio, simon (violinista di londra), richard (insegnante di violino al conservatorio di bari), bridget, che insegnera’ il nai, e mario, palestinese di bethlem, che si dedichera’ ai percussionisti. si sono aggiunti un’altra violinista da berlino, una pianista di parigi, due chitarristi francesi, un pianista jazz che insegnera’ pianoforte e gestira’ gruppi di improvvisazione, un flautista e un oboista che suonano nell’ orchestre de paris. il coordinatore e’ peter, anglo-americano, violista, che ieri, ancora a ramallah, e’ andato a farsi una corsetta per tenersi in forma nei pressi del centro di alk, non si e’ accorto di essere entrato in una zona vietata, ed e’ stato aggredito da due soldati che lo hanno colpito  alle costole col calcio del fucile, molto violentemente! organizziamo il lavoro, ci dividiamo gli allievi, e ci accordiamo su alcune regole: le raccomandazioni dei genitori sono state chiare, non dobbiamo mostrarci ai ragazzi in atteggiamenti che potrebbero influenzarli negativamente, quindi niente alcol e niente fumo. inoltre non possiamo in alcun modo uscire dal perimetro del campus, recintato a dovere: al di la’ potrebbe succedere di tutto, nablus e’ una delle citta’ piu’ pericolose del west bank. dopo il meeting andiamo tutti nel cortile. si fa un po’ di musica per gli allievi: prima dei duetti per violino e viola, poi noi del papageno: il vento e’ impietoso, soffia fortissimo e rende la lettura davvero difficilissima, creando situazioni comiche, con le pagine che prendono il volo, e i leggii che schiantano a terra! poi sa’ed e altri musicisti palestinesi prendono il loro hud, una specie di liuto, strumento tipico arabo, il mitico mario va ai bonghi, noi impugniamo qualche  sonaglio o chitarra, e diamo sfogo a tutta la nostra fantasia piu’ recondita, in una arab/european jam-session spettacolare!

foto di gruppo

dario g.

con amira

gianluca, pierre, mario, peppe

simon e peter si occupano dell’alcol: ovviano travasando gin e vodka nelle bottiglie di sprite. e’ un po’ tardi e i bambini vengono spediti nei loro letti. ci apprestiamo a farci una bella bevuta. e poi il caos: con noi nel campus ci sono anche due infermieri della mezzaluna rossa (la nostra croce rossa). uno di loro riceve una telefonata, e’ un suo amico che lo invita a tirare qualche sasso contro i soldati. poi la telefonata si interrompe improvvisamente. tenta di richiamarlo, il numero risulta inattivo. dopo qualche minuto riceve un’altra telefonata, dall’ospedale. un ragazzo e’ stato colpito, deve andare a prelevare il corpo con l’ambulanza. parte. noi, bottiglie alla mano e tanta confusione in testa, andiamo sul tetto a fumarci una sigaretta, per rilassarci un attimo. ad un certo punto sa’ed sale la scala a pioli e con calma, muovendosi con cautela e avanzando con sospetto, ci raggiunge sul bordo del tetto. peppe gli allunga il pacchetto per offrirgli una paglia, sa’ed scuote la testa: “ragazzi, adesso molto tranquillamente vi alzate, e lentamente, senza fare movimenti troppo bruschi, andate alla scala e scendete. i cecchini israeliani vi stanno puntando...”. porca puttana. neanche una sigaretta in santa pace… dopo qualche ora torna l’infermiere. il cadavere era del suo amico. ci racconta: “il corpo era immobile e inerme, sulla strada, i soldati tutti intorno. l’ho caricato sulla barella e poi sull’ambulanza. faccio per partire, ma i soldati mi fermano e mi fanno scendere. montano sul mezzo e se ne vanno. mi chiamano dopo un paio d’ore: “adesso puoi venire a prendere il tuo amico” mi dicono. riprendo in consegna un corpo irriconoscibile. dilaniato, devastato, a cui mancano all’appello alcuni organi...”. tra tutte quelle che ho sentito, e’ la storia piu’ allucinante, assurda, brutale, disumana, agghiacciante. un gesto vigliacco, inutile, fuori da qualsiasi logica. non ci sono abbastanza parole per condannare chi l’ha compiuto.

 

27/6 . l’ultimo giorno

passo una notte insonne, riesco a chiudere gli occhi che e’ gia’ l’alba. alle 7 alcuni bambini escono nel cortile e cominciano a suonare e cantare, svegliando tutti. richard esce in mutande e sbraita in italiano perfetto parole irripetibili (sicuramente imparate a bari vecchia). i bambini ovviamente non ne capiscono il significato, e ricominciano (in realta’ potevano intuirne il senso dal “tono” utilizzato). infilo la testa sotto il cuscino, e provo a dormire ancora un po’.

faccio lezione tutto il giorno, cerco di dare tutto e insegnare quanto piu’ possibile, stasera devo gia’ partire, domani ho prova in orchestra a roma… ad amira, rasha e bushra, si sono aggiunte due nuove allieve, davvero agli inizi, arahaf invece e’ rimasta a ramallah. alexis fa il servizio acqua, portando in tutte le classi bottiglie riempite di acqua fresca. le mie allieve ne bevono un po’. dopo una mezz’oretta le vedo stanche, un po’ spaesate… “avranno fatto le ore piccole a chiacchierare”, penso. prendo la bottiglia di sprite per bere un po’ dell’acqua che ha portato alexis: merd! c’e’ dentro la vodka dei due inglesi, che alexis ignaro ha allungato con acqua!!! anticipo la pausa pranzo e le mando a riposare  un po’…

il resto della giornata passa tranquillamente. nel pomeriggio forziamo una porticina nel cortile e accediamo alla parte non rinnovata del carcere, in cui gli israeliani detenevano i palestinesi. entriamo nelle celle, sui muri qualcuno ha disegnato ombre nere, figure senza un volto che alzano le mani, o che assumono posizioni disumane, su tutti i muri fori di proiettile, si scorgono macchie rossastre, potrebbe essere sangue. testimonianze di esecuzioni, violenze, torture. c’e’ un silenzio raggelante, nessuno apre bocca.

l'ex carcere

l'ex carcere

una cella

mi preparo a partire, chiudo la valigia. la partita di calcio pomeridiana ha dato un primo verdetto importante: un ragazzino, chitarrista, si rompe il gomito. decidiamo che verra’ con me a ramallah. si aggiunge anche un trombettista paffutello, che semplicemente vuole tornare a casa. avro’ due giovani accompagnatori (nonche’ interpreti!). a cena saluto tutti, abbracci affettuosi e strette di mano, ringrazio e faccio mille auguri. lascio i compagni di viaggio, i nuovi amici, celine e sa’ed, le mie giovani allieve, tutte le persone con cui ho condiviso queste settimane indimenticabili… ma faccio una promessa solenne a tutti: ci rivedremo! i bambini fin dove gli e’ permesso corrono dietro al taxi, sventolando fazzoletti bianchi. esco di scena, per primo.

 

27-28/6 . il ritorno

il viaggio da nablus a roma merita un capitolo a parte.

8:30 p.m. – parto da nablus, a bordo di un taxi giallo. con me il ragazzino paffutello (tifoso del milan), e il giovane jimi hendrix, col braccio ingessato.

9:30 p.m. – attraversati alcuni controlli, raggiungiamo il checkpoint per uscire dalla regione di nablus. il taxista si ferma a 1 km dalle recinzioni e dai tornelli, non vuole avere problemi. prendo la valigia mia e quella del ferito, mi carico la sua chitarra su una spalla, il mio zaino sull’altra e cammino imprecando. i soldati sono particolarmente in vena stasera, mi fanno mille domande sul perche’ giro per il west bank con due bambini palestinesi, ci fanno aprire le custodie del flauto, della chitarra e della tromba, mi ispezionano la valigia, e costringono il ragazzino col braccio ingessato a passare attraverso il tornello. gli faccio notare l’handicap e che ci sarebbe anche un cancello su un fianco del posto di blocco: mi ridono in faccia e mi dicono che cosi e’ piu’ divertente. li maledico, la mia pazienza sta per finire. dall’altra parte troviamo altri taxi: saliamo sul primo. il conducente ci dice che partira’ solo quando il taxi sara’ pieno. aspettiamo un’ora, non arriva nessuno. gli pago le quote dei posti vuoti, finalmente si parte. sono le 11 p.m.

0:00 a.m. – arriviamo a ramallah. altro taxi per il karazoun building, il “mio” appartamento. mi faccio una doccia, riposo un’oretta.

1:30 a.m. – chiamo l’ultimo taxi, quello che mi portera’ al ben gurion, l’areoporto di tel aviv. 

2:00 a.m. – checkpoint di kalandia, al confine tra westbank e israele, alle porte di gerusalemme. fermano il taxi, mi fanno aprire tutti i bagagli. passo.

3:00 a.m. – dopo l’ennesimo controllo del passaporto, arrivo finalmente al ben gurion. il taxi prende l’uscita “partenze internazionali”. penso: “e’ fatta!!!”. invece un altro checkpoint. ci fanno accostare. veniamo controllati da un plotone intero! ben 5 soldati. il primo sta in pattuglia imbracciando il fucile, il secondo si occupa del taxista. il terzo mi sequestra il cellulare (per controllare le ultime chiamate, i messaggi, e se ho numeri “sospetti” nella rubrica). gli ultimi due mi portano nel loro “ufficio”. mi fanno aprire la valigia e la ispezionano con uno strano aggeggio che vede le tracce di eventuale polvere da sparo o esplosivo, poi la fanno passare sotto un macchinario a raggi-x. la stessa cosa con lo zaino e il flauto (che mi fanno montare). infine, fanno il controllo al taxi, per vedere se sotto c’e’ una bomba. contrassegnano tutti i miei bagagli con un adesivo giallo e il numero 5. per intenderci, con il livello rosso non si parte.

4:00 a.m. – vado al check-in, mi ispezionano la valigia prima del check-in, dopo il check-in, infine all’entrata dei gate.

6:00 a.m. – l’aereo decolla da tel aviv

9:00 a.m. – dopo tre ore in compagnia di orfeo, atterro a roma fiumicino.

10:00 a.m. – arrivo alla sala-prove, il taxista romano mi chiede 60 euro: che accoglienza! poi scopro che e’ una tratta da 40 euro…

11:00 a.m. – iniziano le prove: a prima vista e con due occhiaie che arrivano al mento. “die schoepfung” di haydn, con l’orchestra symphonica toscanini, diretta dal grande lorin maazel. un altro viaggio ha inizio.

 

bushra e rasha

ale e henry

amira

"al-dario" e le sue allieve

bridget suona il nai  henry

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