13/6 il viaggio

inizia il viaggio.

partiamo all’alba da bolzano, dopo un concerto con l’orchestra mozart e abbado.

arriviamo all’aeroporto milano malpensa a bordo della mia povera macchina, cosi carica che tocca terra. peppe, dario, pierre, alexis, io, i nostri strumenti, i bagagli. e un piano. studiato al minimo dettaglio.

“…abbiamo fatto un concerto ieri sera a bolzano, coi soldi del cachet abbiamo voluto fare una vacanza tutti insieme… una volta atterrati prendiamo un taxi e andiamo subito a gerusalemme, dove poi troveremo un alberghetto, cosi come viene… e poi andiamo a haifa, in spiaggia, in giro per i moderni quartieri di tel aviv… non conosciamo nessuno, non abbiamo amici in israele, i palestinesi e il west-bank non ci interessano ecc ecc…”

tutto questo per passare i controlli. ancora prima di fare il check-in mi fanno un interrogatorio, non in stile cia ma poco ci manca: ci sono due/tre “agenti” che si alternano nel porre domande a me e ad alexis, per capire se veramente stiamo andando in israele o se le nostre intenzioni siano altre. a un cenno si ritirano in un’altra stanza, confabulano, tornano all’attacco. noi ci guardiamo, un po’ smarriti, gli altri tre fanno il tifo per noi. poi un’idea, tiro fuori dallo zaino la guida lonely planet dove per precauzione avevo segnato tutti i luoghi di interesse in israele, lasciando intonsa la parte relativa al west bank. la mia “intervistatrice” lo prende, lo sfoglia, ci casca. e’ fatta. si parte!

a malpensa (photo by peppe)

pierre e dario a malpensa (photo by peppe)

atterriamo dopo tre ore tutto sommato confortevoli, su un volo di linea di el al, compagnia di bandiera israeliana. parliamo di andare a bethlem, a jerusalem, sul mar morto, a jerico, a hebron, ci chiediamo come sara’, cosa vedremo, andiamo in una terra “occupata”, in stato di guerra costante, siamo eccitati, curiosi, spaventati.

alla dogana altri problemi, alexis ha timbri poco raccomandabili sul suo passaporto, yemen marocco e siria. tre ore di controlli. noi quattro restiamo fuori, ignari. chiediamo spiegazioni senza esito. aspettiamo tartassati da mille timori. e se lo rimandassero indietro?! in fondo e’ gia’ successo in passato, ad una ragazza italiana, anche lei in viaggio per raggiungere ramallah e al kamandjati. ma nicola (perugini) mi ha preparato minuziosamente all’ eventualita’, abbiamo ripassato le fasi piu’ e piu’ volte, quasi dovessimo assaltare una banca e rapinarla: per prima cosa dobbiamo chiedere di parlare col grado piu’ alto dell’esercito presente in aeroporto, altrimenti utilizzare i numeri di telefono memorizzati nel mio cellulare, in primis dell’ambasciata italiana, e se neanche cosi dovesse funzionare, ho i contatti di avvocati e studi legali a jerusalem e tel aviv che si battono specificatamente per far valere il diritto di un cittadino libero di poter passare ed entrare nel west-bank. non servono, alexis esce incolume, o quasi: non gli hanno messo il visto sul passaporto! 

in ogni caso ci siamo, siamo in israele! il nostro “autista” ci aspetta nell’atrio del ben gurion. e’ un simpatico arabo che parla pochissimo inglese, con doppio passaporto, quindi puo’ attraversare il muro  e gli svariati check-point che separano tel aviv dal west bank senza problemi. saliamo sul suo minibus e col sole che ormai tramonta sul deserto di galilea, coi finestrini giu’ e i melismi arroccati di una cantante araba alla radio, partiamo entusiasti verso ramallah.

nella poca luce ramallah si presenta tetra e spettrale, con le case aggrappate alle colline, palazzi bianchi e pallidi sparsi a caso tra macerie e terra brulla, falo’ dappertutto, tanta gente per le strade, spesso precarie e devastate da buche profondissime che mettono a dura prova le sospensioni del furgoncino.

andiamo direttamente alla sede di al kamandjati, un’antica roccaforte ottomana nel vecchio centro della citta’. c’e’ un concerto di un percussionista, decine di bambini ascoltano rapiti. il nostro arrivo e’ subito notato e salutato con gioia, tanto che il concerto si interrompe per qualche minuto. che accoglienza! due ragazzine molto sveglie mi chiedono se sono il loro nuovo maestro di flauto, rispondo di si, sono felicissime e si presentano timidamente. rasha e bushra.

all'entrata di al kamandjati

all'entrata di al kamandjati (by peppe)

poi tutti al pub, lo zion, quello per gli “occidentali”, dove troviamo decine di ragazzi come noi, ma che lavorano per l’onuemergency o human rights, o nelle ambasciate. a calcio l’olanda stende la francia. ci sono molti francesi. e’ il delirio. tutto il mondo e’ paese… un po’ di birre, una pizza squisita coi peperoni e il mais, e finalmente conosciamo ramzi aburedwan. il capo, quello che ha creato tutto, con coraggio, abilita’ e passione, che ha trasformato un’ impraticabile utopia in una realta’ profonda e importante:  al kamandjati (il violinista), una scuola di musica a ramallah. per dare un’identita’ culturale, sociale e musicale ai bambini palestinesi, per toglierli dalle strade, dai pericoli e dalle trappole che esse nascondono, per crescerli lontano dal conflitto e farli maturare con ideali sani e una sensibilita’ che solo lo studio delle arti musicali puo’ dare. suonare uno strumento, fare musica, per volare via con il pensiero e la fantasia da quella infima e atroce gabbia, dai campi profughi, dalle macerie, dalle ferite, dalle devastazioni, dai soprusi, dalle violenze, lontano dai soldati israeliani e dai coloni, con i quali quotidianamente si devono confrontare.

con dario fuori dallo zion

con dario fuori dallo zion

e’ tardi, domani si inizia a lavorare. andiamo a casa, questa volta a piedi. la notte e’ profonda, fresca e silenziosa. in lontananza, a una dozzina di km, le luci di gerusalemme. ramallah e’ addormentata. il nostro appartamento sembra molto grande. abitiamo proprio sopra sa’ed, un simpatico “armadio” della mia eta’ che si occupa dell’organizzazione della scuola, un tipo in gamba, simpatico, colto, sa tutto di ramallah “...seguitemi, ci si divertira’, fidatevi, conosco i posti giusti...”. e’ da subito soprannominato il boss

siamo troppo stanchi, la giornata e’ stata lunghissima. ci si butta sul primo letto che capita. e’ la nostra prima notte a ramallah!

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One response

12 02 2009
francesca

emozionante..

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