15/6 il primo concerto

raggiungiamo l’unica chiesa cattolica, qualche km fuori ramallah, in macchina con ramzi. e’ dove faremo il nostro debutto. abbiamo optato per un programma vario e “estivo”, quindi piuttosto leggero per chi suona, e soprattutto per chi ascolta… si inizia con il divertimento di haydn, poi le “3 shanties” di arnold, una fantasia di briccialdi su temi del barbiere di siviglia di rossini, un quintetto molto classico di cambini, per finire con le brillanti danze ungheresi di farkas. decidiamo di presentare i pezzi prima di eseguirli, ramzi si e’ raccomandato, questa musica per il pubblico palestinese e’ nuova, e’ una dimensione completamente diversa e sconosciuta.

in bocca al lupo” agli italiani, “merd” ai francesi. uno, due, tre. si entra sulla scena.

il silenzio. nessuno del pubblico reagisce. ci si guarda un po’ stupefatti, di solito ci si dovrebbe aspettare un applauso. qualcuno dell’organizzazione prova a farne partire uno, ma la gente appare stranita. allora prendo la parola, e prima di parlare del brano che andiamo ad affrontare, spiego che questo e’ un concerto di musica classica, che se siamo vestiti tutti di nero c’e’ un motivo particolare, che quando entriamo e alla fine dei brani il pubblico e’ invitato ad applaudire, e noi ad inchinarci per ringraziare… insomma tutti i procedimenti tradizionali di un concerto di musica classica di “noi” occidentali. mentre suono mi viene da considerare quanto questi costumi siano in realta’ futili e privi di valore, quanto dobbiamo sembrare “strani” a occhi vergini, ma allo stesso tempo quanto sia importante e significativo quello che stiamo facendo. portare la nostra cultura in un luogo nuovo, dove la tradizione musicale e’ completamente diversa, legata fortemente al folklore e all’oralita’, con sistemi armonici diversi e cosi lontani dalla nostra sensibilita’. penso a quanto debba risultare assurdo per loro tutto quello che stiamo facendo e le note che stiamo suonando. esattamente come per me sono insuonabili e incomprensibili la loro musica, le loro melodie, le loro improvvisazioni ritmiche… uno scambio essenziale, una crescita per tutti.

concerto

alexis pierre e peppe prima del concerto

i brani brillanti e i passaggi funambolici del flauto e del clarinetto sorprendono gli ascoltatori, il suono nuovo e scuro del fagotto e del corno li incuriosiscono, ascoltano rapiti le melodie dell’oboe, partecipano con attenzione e concentrazione, cosa assai rara nelle sale occidentali, quelle “colte”. applaudono divertiti, ci inchiniamo. suoniamo nuovamente il corale di st antonio di haydn, nel silenzio sacrale del luogo, dove l’eco e’ forte, e la suggestione penetrante. ancora applausi, ancora inchini.

siamo soddisfatti, e’ stato un bel concerto, siamo riusciti a trovare una buona sonorita’ e un ottimo feeling, nonostante le poche prove a disposizione.

sulla strada del ritorno ci accompagnano alla tomba di arafat. e’ posizionata accanto a quello  che era il suo quartier generale, ora sede del nuovo capo dell’autorita’ palestinese, abu mazen.

il mausoleo

il mausoleo

attraversato lo spiazzo che separa l’entrata dalla camera mortuaria, troviamo 2 guardie a vegliare sulla tomba, immobili, con lo sguardo fisso davanti a loro. il mausoleo e’ circondato da acqua, come le antiche fortezze, sta ad indicare la precarieta’ e l’instabilita’ della situazione politica attuale. una volta raggiunta la pace, l’acqua verra’ defluita altrove. a sovrastarci, una torre bianca e luminosa che rende il luogo ancora piu’ suggestivo e monumentale: la si puo’ vedere fin da gerusalemme, e’ per gli arabi che vivono laggiu’ e che non possono tornare, i profughi, centrale oggetto di discussioni e attriti tra israele e palestina. e’ un faro sempre acceso, un punto di riferimento per chi deve vivere al di la’ del muro. i palestinesi dicono che questo mausoleo e’ provvisorio, un giorno sperano di poter spostare il corpo del loro leader indimenticato a gerusalemme…

la tomba di arafat

la tomba di arafat

facciamo amicizia con due soldati che pattugliano l’entrata del mausoleo, sono molto simpatici ma non parlano molto bene l’inglese, proviamo a spiegarci a gesti, poi dicono la parola d’ordine: “italia, milan, kaka”. e’ fatta, diventiamo amici per la pelle e facciamo una foto insieme. 

la mia scorta personale

la mia scorta personale

si va a festeggiare il concerto, altra tradizione direi vitale per noi musicisti. ci portano in un locale molto “in” di ramallah. all’aperto, una bella tavolata, si parla del concerto, ci si confronta su svariati temi, mi mangio un bell’hamburger, e discutendo su cosa fare domani, ci fumiamo il narghile’ e beviamo svariati e meritati boccali di birra, che scende fresca, e allieta le nostre gole secche e infuocate.

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2 responses

14 04 2009
Luca Franzetti

Ciao matt,
complimenti per il blog, l’ho letto con interesse emozione ed un po’ d’invidia.
Spero di poter venire anch’io un giorno a dare una mano, anzi, spero di andare a farmi aiutare da questa gente, magari cresco un po’…

grazie

luca

14 04 2009
mattiafl

beh, speriamo di andarci insieme! e non solo in palestina! venezuela, cuba, brasile… il mondo e’ pieno di gente che possa aiutarci!!!
ps. ieri sera ero a cena con il cesc e abbiamo parlato di quante cose incredibili dobbiamo/possiamo fare!
grazie mille per il messaggio, un abbraccio!!!
a presto, mattia.

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