Paura & Delirio a Ramallah

22 01 2013

“THIS IS REAL” paura e delirio a ramallah –una storia quasi vera

 

birra. tantissima birra. era il mio compleanno e festeggiavo da solo, lontano migliaia di km da casa. birra. collezionavo bottiglie sul bancone. vuote. sulla prima ci avevo messo anche una candelina, incastrata nel collo. birra, quanta birra. ne finivo una, ne ordinavo un’altra, e nell’attesa fischiettavo nel contenitore vuoto. sempre la stessa  nota, cupa e sorda. nel bar pochi individui, anch’essi con una birra in mano, alcuni si passavano un narghilè. l’ambiente ne assorbiva l’odore dolciastro e il fumo intenso. ordinai l’ennesima birra. “this is the last one, we are closing” mi disse il barista dai baffi a sparviero e dalle erre pronunciate. brindai a me stesso, la tracannai d’un fiato e spensi la candelina. fuori l’oscurità mi avvolse. iniziai a camminare senza una direzione, perso in un dedalo di vicoli, tetri e silenziosi. vagavo mezzo ubriaco nel cuore della città vecchia, nel buio piú totale. nessun lampione in questa città, nessuna finestra illuminata. soltanto scheletri di palazzi mostruosi che invadevano le strade con arti di pietre e massi divelti, con occhi vuoti come abissi, e sagome di acciaio dalle forme più inquietanti che si allungavano gelide nel tentativo di metter fine alla mia passeggiata notturna. in giro neanche un’anima, ma d’altronde sa’yd mi aveva allertato: di notte nessuno e’ al sicuro tra le vie di ramallah. barcollando inciampavo nelle recenti macerie e nelle rovine passate, sprofondavo in crateri di terra esplosa, nelle impronte di antichi e pesanti giganti, e nei solchi dei più moderni e veloci cingolati. desolazione terrificante e squallore spettrale mi stavano per inghiottire. cercavo di correre via, ma come negli incubi di quando ero bambino, le mie ginocchia erano di gesso, addormentate e indipendenti, e mi costringevano in quella dimensione claustrofobica e delirante. la testa mi scoppiava. una corona di spine, souvenir del luogo, conficcata nelle mie tempie. ma peggio ancora, la mia vescica pulsava a 180 di metronomo. dovevo assolutamente pisciare. come per incanto innanzi a me si palesò un altissimo muro che si stagliava contro il cielo plumbeo. avanzai fino a poterlo toccare e mi ci lasciai cadere contro. la mia fronte calda e madida di sudore contro il cemento freddo, e gli occhi fissi sulla parete. li volsi di lato con un lento e impercettibile movimento della testa. prima a sinistra, poi a destra. e vidi una muraglia infinita che si snodava sulla brulla terra assecondando i pendii come un lungo serpente di cui non si riusciva a vedere nè capo nè coda. senza spostare di un millimetro la mia fronte, che mi reggeva in una posizione vagamente eretta, e soprattutto utile alla causa, lo cercai nei pantaloni e lo tirai fuori. chiusi gli occhi e mi abbandonai alla sensazione di sollievo provocata da quel sibilo familiare. ma ad un tratto una forza misteriosa mi spinse indietro, facendomi a) perdere l’equilibrio e di conseguenza b) bagnare scarpe, mutande e pantaloni. fui sopraffatto da nubi di polvere e calcinacci, e al di là del muro un rumore assordante di motori rombanti e ruspe urlanti, e fari impazziti nella notte profonda. caddi a terra. terrorizzato strisciai indietro. il mostro mi veniva incontro! il muro stava avanzando! e nella mia direzione! mi misi in piedi e cominciai a correre, improvvisamente lucido e risvegliato dall’oblio, senza voltarmi indietro, per paura di diventare una statua di sale. corsi per minuti che mi parvero ore, rituffandomi nei vicoli dell’antico borgo che adesso rappresentavano l’unica via di salvezza. inciampai su qualcosa, forse era un pallone sgonfio, e caddi. gli oggetti persero i loro contorni e come in un repentino diminuendo tutto intorno a me scomparve. mi risveglió dal brutto sogno la nenia rauca del muezzin, il sole era già alto. mi ritrovai steso su una pila di tappeti, al fresco, in un piccolo bazar. qualcuno mi doveva aver trovato svenuto per strada. cercai il benefattore dentro il negozio, e non trovando nessuno andai a vedere fuori. e cosí lo vidi. ancora più alto di come mi era sembrato la notte prima. e poi vidi le ruspe, e i lunghi colli gialli delle gru. andai contro il muro e vi appoggiai la fronte come avevo fatto qualche ora prima. guardai di nuovo a destra, e poi a sinistra. e questa volta vidi che il lungo e mostruoso serpente di cemento era spezzato in più punti e che le sue squame e tasselli venivano spostati da braccia meccaniche. il muro stava ancora avanzando, e famelico mangiava la terra che si trovava davanti. ne rimasi sconvolto. ritornai a guardare fisso davanti a me la parete gelida e disumana, per tornare nel sogno. ma qualcosa mi distrasse. misi a fuoco. piccoli segni, che qualcuno aveva scritto con un pennarello nero. apposta per me.

“this is real”.

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Ecco l’autopsia della strage sulla Flotilla: VERGOGNA!

5 06 2010

Oggi, mentre la Rachel Corrie veniva scortata dalle forze navali israeliane verso il porto di Ashdod (i contatti radio e il radar del cargo irlandese sono stati prima oscurati, poi, ignorate le richieste della marina israeliana di cambiare rotta, l’imbarcazione è stata deviata. Senza scontri) … mentre Washington dichiara che “le attuali disposizioni del blocco di Gaza sono insostenibili e vanno cambiate” … mentre Erdogan, il Premier Turco, sta valutando se usare la sua Marina per rompere l’assedio di Gaza (lo scrive Debkafile, un sito considerato vicino all’intelligence israeliana, che cita i servizi segreti turchi) e starebbe addirittura pensando di salire a bordo egli stesso di un futura nave di attivisti filo-palestinesi, convinto che Israele non avrebbe il coraggio di intervenire per bloccarlo … mentre in Svezia i lavoratori portuali hanno deciso di boicottare Israele, impedendo l’ingresso nei porti delle sue navi e delle sue merci … mentre a Sidney, in Australia, migliaia di dimostranti si sono riuniti di fronte al municipio e hanno bruciato una grande bandiera di Israele … mentre, in visita a Cipro, il Papa ha esortato a pregare e a lavorare per raggiungere la pace, la stabilità e la riconciliazione in Medioriente (dichiarando “Nessuno può trascurare la necessità di appoggiare i cristiani in una regione segnata dai problemi”) …

…il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato in esclusiva i risultati dell’autopsia dei nove attivisti turchi uccisi dalle forze armate israeliane nel corso del blitz contro la Freedom Flotilla. Le vittime sono state raggiunte da almeno una trentina di colpi d’arma da fuoco, pallottole da 9 millimetri, sparate in molti casi da distanza ravvicinata. Cinque delle vittime sono state colpite alla testa, scrive il medico legale turco, incaricato di effettuare le autopsie dal ministero della giustizia di Ankara. Ibrahim Bilgen, 60 anni, è stato colpito da 4 proiettili alla tempia, al petto, ai fianchi e alla schiena. Un diciannovenne, Fulkan Dogan, con cittadinanza americana, è stato raggiunto da cinque colpi sparati da meno di 45 centimetri, alla faccia, alla nuca, due volte alle gambe e una alla schiena. Altri due uomini sono stati uccisi da almeno quattro colpi ciascuno e cinque delle vittime hanno ricevuto proiettili nella schiena, ha riportato Yalcin Buyuk, vicepresidente della commissione di medicina legale.

VERGOGNA!

[fonte: Repubblica]





Freedom Flottila goes on: che tutto il mondo possa soffiare nelle loro vele

4 06 2010

Stralci di articoli di Arrigoni, tratti dal Manifesto

Qualche giorno fa su un quotidiano israeliano un ufficiale israeliano spiegava come  per bloccare la missione umanitaria e impadronirsi delle navi sarebbero stati impiegati corpi speciali, addestrati in modo tale da limitare il numero di feriti in caso di resistenza dei naviganti. L’ufficiale ha rispettato la parola data, al momento ci sono più morti che feriti.

In una mail, Adam, attivista di Tel Aviv mi ha spiegato di quanta reputazione godano all’interno della società israeliana i Commandos Navali, “le Elite delle Elites, il Meglio del Meglio”. Solo uno su cento riesce a concludere l’estenuante corso di addestramento e guadagnarsi notorietà e appeal sulle ragazze.  L’aspirazione di molti adolescenti e anche di Adam a quei tempi. Spesso però a reputazione non corrisponde realtà. Ho avuto a che fare con i famosi Commandos nel novembre 2008 quando a di bordo di un peschereccio palestinese fummo assaltati al largo di Rafah. Nonostante fossi disarmato e in bermuda il marine prima di spararmi con una Taser  tremava come una foglia.  Come non certo audaci si presentavano i commandos a fine giugno del 2009 assalendo la “Spirit of Humanity”. “Soffrivano il mal di mare e hanno iniziato a vomitarsi addosso nelle maschere,  se non era per il nostro Capitano e il primo ufficiale sarebbero caduti in acqua”, nel racconto di Greta a bordo della nave durante quell’assalto.

Israele è un paese che ha intriso nel suo dna la paura, perché allevato a covare il terrore. E quando un soldato ha paura della sua ombra, spara a qualsiasi cosa gli si muove incontro, specie se viene insegnato essere etnicamente impura.

Uccidendo a sangue freddo quegli attivisti, Israele ha gettato in mare molte speranze per un popolo abituato all’oppressione, e contemporaneamente si e’ ancora più arroccato nel suo status di stato criminale.

Le reazioni:

Sami Abu Zuhri, portavoce di Hamas,  ha dichiarato: “consideriamo l’attacco israeliano alla Freedom Flotilla un enorme crimine e una flagrante dichiarazione della legge internazionali. Nonostante le gravi perdite fra i passeggeri della navi riteniamo che il loro messaggio è stato consegnato. Ringraziamo questi eroi venuti da lontano che hanno manifestato la loro solidarietà con Gaza, l’assedio israeliano oggi è un problema internazionale e riteniamo che gli occupanti, attraverso questo crimine, oggi sono quelli realmente sotto assedio “. Le manifestazioni più nutrite ed emotivamente partecipate si sono venute a creare però spontaneamente . Centinaia di uomini dai volti intrisi di rabbia e di una infinita tristezza  hanno marciato compatti per tutto il giorno dal porto incustodito fino alla sede delle Nazioni Unite. E hanno gridato forte “Fermate Israele”.  E hanno chiesto altrettanto intensamente di farla finita con l’assedio e l’impunità dei massacri di civili. Ho visto in quei volti provati dalla sofferenza un dolore sconosciuto, la perdita di un fratello mai conosciuto. Ahmed, pescatore: “Questi martiri venuti dall’occidente sono morti per la nostra libertà, mentre i nostri fratelli arabi si sono dimenticato che esiste una prigione di nome Gaza. Vorrei incontrare i familiari dei defunti e piangere con loro”. Munir, taxista: “dopo Deir Yassir e il massacro dell’anno passato, questa è un’altra pagina indelebile nella storia del terrorismo di stato d’Israele.”

E adesso?

La missione della Freedom Flotilla non è finita. Altre due imbarcazioni del Free Gaza Movement, in ritardo sui tempi del resto della flotta a causa di guasti tecnici, stanno navigando proprio in questo ore nel mediterraneo. A bordo della nave cargo Rachel Corrie ci sono il premio Nobel per la Pace Mairead Macguire e Hedy Epstein, ebrea ottantacinquenne sopravvissuta all’olocausto. Il capitano irlandese Dereck e mi ha dichiarato che sono tutti a conoscenza del massacro di ieri e consapevoli che un’altra strage di innocenti potrebbe compiersi approssimandosi alle coste di Gaza, ma vanno avanti.

Il confine con l’Egitto è liberato, aperto sia in entrata che in uscita a tempo illimitato per consentire il passaggio di malati, studenti e chiunque abbia un visto e un passaporto in regola, stranieri compresi. Una rara occasione per migliaia di uomini e donne con futuri e amori impigliati dietro una distesa di filo spinato, un speranza di salvezza per dei pazienti che se a Gaza sono incurabili, altrove sono guaribili. Dall’inizio dell’anno, il valico è stato aperto solo 12 giorni, permettendo l’evasione dalla più grande prigione a cielo aperto del mondo solo ad una ritretta minoranza di privilegiati, e comunque senza mai permettere il passaggio di merci per risollevare una economia a pezzi. Ihab Ghussein, un portavoce del Ministero degli Interni di Hamas ha dichiarato la piena disponibilità del suo governo per agevolare la migrazione degli abitanti della Striscia. “ Ci auguriamo che il valico resti aperto per sempre, e non solo per qualche giorno in risposta al massacro della Freedom Flotilla” ha concluso.

Se l’Egitto apre i confini Israele spalanca di nuovo i cimiteri dentro la Striscia: 5 vittime oggi. Due palestinesi uccisi a Khan Younis nella mattinata e altri tre morti nel pomeriggi sotto i bombardamenti aerei a Beit Lahiya, nel Nord della Striscia.

Murad Muwafi, governatore egiziano del distretto della Sinai settentrionale, ha spiegato l’apertura di Rafah per “alleviarere la sofferenza dei nostri fratelli palestinesi dopo l’attacco.” In realtà se il presidente egiziano Mubarak è un fratello per i palestinesi di nome fa Caino, essendo complice con Israele delle sofferenze di un milione e mezzo di persone durante un assedio lungo ormai 4 anni. Un Caino che non esita a gasare i lavoratori nei tunnel scavati a Rafah e a sparare ai pescatori che si di poco sconfinano nella ricerca del necessario di cui vivere. Che tortura gli attivisti palestinesi e seppelisce in carcere chiunque in Egitto sposi la loro causa.

La complicità a Israele e USA comuque l’Egitto se la fa pagare cara: 2 miliardi di dollari versati ogni anno dalla Casa Bianca al governo del Cairo, e soprattutto una protezione politica e militare che ha permesso a un dittatore come Mubarak di rimanere al suo posto per decenni dinnanzi a cento milioni di suoi sudditi che non vedrebbero l’ora di spezzare le catene.

La CNN turca riferisce di una nuova flotta di aiuti umanitari che si sta organizzando a Istanbul, e questa volta sarà scortata nel mediterraneo dalle navi militari di Erdogan.





Freedom Flottila prima…

1 06 2010

In riva al mare, mentre le navi della solidarietà provano a salpare verso la Striscia

di Vittorio Arrigoni
La notte del 15 febbraio 1988 un’imbarcazione esplodeva nel porto cipriota di Limassol. Si trattava dell’Al Awda (“il ritorno”) ed era carica di aiuti umanitari destinati ai profughi in Palestina. Il Mossad che collocava una bomba sul quello scafo qualche ora prima aveva ucciso i tre membri dell’OLP incaricati della missione.
Ispirati da quel primo tentavo tragicamente fallito di rompere l’occupazione via mare, il 23 agosto 2008 una quarantina di attivisti provenienti da ogni angolo del pianeta navigando su due fragili pescherecci riuscirono nell’impresa di sbarcare a Gaza, infrangendo un assedio che durava dal 1967. In seguito a quell’epica missione, di cui ebbi l’onere e l’onore di far parte, altre 4 volte gli attivisti del Free Gaza Movement riuscirono a condurre barche cariche di aiuti e attivisti all’interno della Striscia. Durante e dopo il massacro israeliano del gennaio 2009, tre ulteriori sbarchi furono violentemente impediti dalla marina israeliana: i pacifisti attaccati in acque internazionali come da pirati fuoriusciti dalla più fantasiosa delle pagine di un moderno Salgari. Nient’affatto arresi, quegli attivisti ci riprovano in questi giorni uniti in una coalizione internazionale denominata Freedom Flottila: 9 navi, tonnellate di aiuti umanitari necessari per una popolazione ridotta allo stremo, circa 800 passeggeri. Una rappresentanza della società civile mondiale stanca dell’immobilismo omertoso dei governi dinnanzi alla lenta ma costante pulizia etnica dei palestinesi. Amnesty International e le maggiori ong per i diritti umani hanno dato il loro benvenuto alla spedizione, cosi’ come recentemente ha fatto John Ging, capo dell’agenzia per i profughi dell’ONU. Al varo dei vascelli sono stati scelti dei nomi evocativi: come “Libertà” e “Gaza libera”. “8000”, la nave passeggeri dell’ European Campaign To End The Siege ricorda le migliaia di prigionieri politici seppelliti vivi nelle carceri israeliane. La nave cargo del Free Gaza Mov. battente bandiera irlandese è stata battezzata Rachel Corrie, in onore dell’attivista dell’ISM schiacciata a Rafah nel 2003 da un bulldozer dell’esercito Tsahal. Sebbene cariche di 10mila tonnellate di aiuti risulta evidente che lo scopo principale della missione non è umanitario, ma politico, i passeggeri in rotta verso Gaza hanno le idee chiare a tal proposito:
“I nostri governanti non compiono le mosse necessarie per fermare i crimini d’Israele, così spetta a noi, cittadini normali ma con coscienza, fare qualcosa per lenire le sofferenze degli abitanti di Gaza. Puntiamo dritto verso questo assedio ingiusto per romperlo”.

Inge, attivista belga
“Il ricordo dello sbarco a bordo della Free Gaza nell’agosto 2008 è ancora qualcosa di incredibilmente vivo in me. I miei ultimi due ultimi tentativi non sono riusciti. Sono quindi felice di avere un’altra chance per tornare a riabbracciare gli amici della Striscia con la flottiglia della Libertà.”

Mary, nonna statunitense.
“Questa è una missione stimolante, e serve come esempio di ciò che la gente normale può realizzare quando si organizza guidata da senso di giustizia e solidarietà.”

Ewa, attivista polacca.
“Percipisco l’urgenza umana di portare una testimonianza fisica alla gente di Gaza schiacciata dall’assedio, la percezione costante che solo condividendo le sofferenze dei più deboli possiamo migliorare questo schifo di pianeta.”

Manolo, filmmaker italiano
“Il mio desiderio è quello di documentare dal vivo un evento importante, qualunque sarà il suo esito finale, e di rivedere quel luogo pieno di dignità e forza, nonostante l’assedio e la sofferenza.”

Angela, giornalista italiana.
“Vengo da Barcellona, una città nel 1936 fu invasa da migliaia di volontari da tutto il mondo che si sono uniti ai miei connazionali nella lotta contro il fascismo. Come spagnolo, ho sempre ritenuto doveroso ripagare questo debito al mondo. Unirsi al movimento Free Gaza e all’ ISM ed a agli altri amanti della libertà è per me come partecipare ad una causa simile a quella lotta, nel1936. Contro il fascismo, contro il sionismo. Contro l’esistenza di stati etnicamente puri nel secolo XXI. Documentero’ l’assedio di Gaza affinchè un giorno, quando le porte sarrano aperte, un giorno, nessuno possa dire “Io non sapevo cosa stava succedendo”.

Alberto, filmmaker spagnolo.

“Sbarazzarsi dell’ assedio e assicurarsi che le 44 tonnellate di attrezzature mediche a bordo della Rachel Corrie raggiungano la popolazione di Gaza. Palestina libera!”.


Hasan, medico e profugo palestinese.

Israele che ha gettato di nuovo la maschera sulla sua natura di oppressore e criminale, ha già minacciato l’assalto alla flotta carica di attivisti e aiuti umanitari in acque internazionali, in palese trasgressione di tutti i trattati internazionali. Ci auguriamo che i governi europei vigilino affinchè l’incolumità dei passeggeri sia tutelate, e che gli la spedizione possa giungere alla sua meta designata.
Sin dai tempi dei cananei, gli antenati dei palestinesi e nel corso dei secoli il porto di Gaza è stato crocevia di popoli e di culture, di scambi commerciali e traffici di spezie preziose, anello di congiunzione fra Africa Asia ed Europa. Ora sigillato dall’assedio è una finestra nel vuoto che collima col baratro delle speranze di libertà e pace per il futuro dei palestinesi. Salperemo con un centinaio di rudimentali imbarcazioni, tutte la flotta dei pescherecci della Striscia incontro alla Freedom Flottila, per ridare senso all’esistenza di un porto da troppi anni ormai ridotto a simulacro di oppressione.”

…e Freedom Flottila dopo





Embargo per Israele e per il Giornale!!!!

1 06 2010

Mentre Internazionale scrive…

“Le forze armate israeliane hanno attaccato un convoglio di aiuti umanitari diretto a Gaza. Almeno 16 civili, quasi tutti turchi, sono stati uccisi nel raid compiuto quando la nave, la Mavi Marmara, si trovava in acque internazionali. Lunedì mattina presto, come minacciato fin da quando la Freedom Flotilla era partita dalla Turchia per la Striscia di Gaza, Israele ha intercettato il convoglio, composto da sei navi, che trasportava centinaia di attivisti di vari paesi e diecimila tonnellate di aiuti umanitari. Un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che i militari hanno aperto il fuoco dopo essere stati assaliti con bastoni e coltelli dagli occupanti della nave che il commando cercava di bloccare, scrive Ha’aretz. Si è anche diffusa la notizia della morte del leader palestinese Raed Salah, che probabilmente si trovava a bordo. Se la sua morte fosse confermata, scrive Amos Harel sempre su Ha’aretz, la rabbia dei palestinesi potrebbe esplodere. Sarebbe l’inizio della terza intifada.”

…Intanto il Giornale titola…

CHE VERGOGNA!!!






Il Piano Pier-Marshall

4 02 2010

Berlusconi parla al Parlamento Israeliano e incontra Abu Mazen nei Territori: un tutt’uno di contraddizioni e messaggi pericolosi!

Alla Knesset. Sono onorato, il mio Paese e’ onorato di essere qui e di parlare in questo parlamento, che è il simbolo stesso della democrazia“. Peccato che nessuno abbia spiegato al nostro Premier che il tanto democratico Stato d’Israele non abbia ancora una Costituzione riconosciuta, ma di questi tempi questo sembra non essere poi tanto discriminante…Il Premier rincara la dose affermando che Israele rappresenta “il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un ‘fratello maggiore e noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere“.

Arriva pronta e benevola la risposta di Benyamin Netanyahu: “Italia è diventata paese di punta contro l’antisemistismo e il negazionismo. Silvio, tu sei un grande leader coraggioso, Israele ha un grande amico in Europa“. Apprezzamenti davanti ai quali  il Cavaliere rilancia l’auspicio che Israele diventi “membro a pieno titolo dell’Unione Europea“. Tale e’ l’appoggio del presidente del Consiglio ad Israele che arriva addirittura a definire “una reazione giusta” ai missili di Hamas da Gaza, l’attacco israeliano (Operazione Piombo Fuso) che provocò morti, polemiche, e la condanna dell’Onu!  “Israele è davvero il simbolo di questa possibilità di essere liberi e di far vivere la democrazia anche al di fuori dei confini dell’Occidente, ed è proprio per questo che risulta una presenza intollerabile per i fanatici di tutto il mondo“. In questo modo l’Italia riconosce in Israele un faro di democrazia e liberta’ nel mondo incivilizzato, un avamposto di liberalita‘ (e buoni affari?)… Invece, caro Premier, “avamposti” in quelle terre sono da considerarsi le colonie… anche queste un faro di democrazia? di liberta’? o forse di ingiustizia, ineguaglianza, disequita’..?

Il Premier insiste: “Mi sento davvero uno di voi. Mi sono sentito davvero uno di voi il giorno in cui ho visitato Auschwitz – e qui Berlusconi viene interrotto da 12 applausi – Viva Israele, Viva l’Italia, Viva la pace e la libertà!“. Sembra inneggiare ai cori da stadio che i suoi adepti gli dedicano ai comizi… “Uno di noi, Silvio uno di noi, uno di noooooiiii”… Viva Israele, Viva l’Italia, Viva gli slogan cretini, Viva la guerra e il fascismo del nuovo millennio!

Dopo il discorso, il premier si è recato nei Territori per incontrare il leader dell’Anp, Abu Mazen. E proprio da uno dei più stretti consiglieri politici del presidente palestinese Abu Mazen, Nemer Hammad, manda un secco messaggio al premier. “Quella degli israeliani a Gaza fu un’aggressione: c’è un rapporto che si chiama Goldstone sui crimini israeliani e qualunque cosa dica il premier Berlusconi non cambia la realtà“. Per fortuna.

Nei Territori. Nel corso della conferenza stampa con Abu Mazen, Berlusconi è tornato a offrire la disponibilità dell’Italia per la promozione di un “piano Marshall” per i territori occupati: “Non c’è pace senza benessere” afferma Berlusconi (e mi piace pensare che in sovrimpressione scorresse il sito di MediaShopping): beh, non vorrei peccare di arroganza, non e’ certo la mia materia, ma mi sembrerebbe semmai corretto dire che prima del “benessere” servirebbero giustizia, equita’, aiuti politici veri e fermi, w quindi la “pace” stessa! E poi cosa si intende con benessere, avere la televisione?! Comunque, a parte questi “dettagli”, a un giornalista che gli chiede di confermare il giudizio positivo sulla rappresaglia di Gaza, risponde in tono meno netto: “Come è stato giusto piangere le vittime della Shoah così è giusto manifestare dolore  per quanto che è successo a Gaza. Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini“. Chissa’ che pensavano alla Knesset in questo momento…

Comprendiamo l’esigenza di un fermo all’espansione degli insediamenti di Israele“, che è una “condizione necessaria per avviare i negoziati in modo proficuo“, ha detto ancora Berlusconi. E qui sono d’accordo! Ma perche’ dirlo ai Palestinesi? forse che non lo sappiano gia’? forse bisogna avere il coraggio e l’onesta’ di dirlo dall’altra parte, o al proprio deputato Fiamma Nirenstein, unico parlamentare nel mondo a possedere una proprieta’ all’interno di una colonia!

Dopo aver dichiarato in apertura di conferenza stampa di aver “fotografato” la situazione, a un giornalista che gli chiedeva che impressione gli avesse fatto il muro costruito da Israele in Cisgiordania ha risposto: “Non me ne sono accorto, stavo prendendo appunti e riordinando le idee sulle cose che dovevo dire al presidente Abu Mazen. So di deluderla, me ne scuso“. Vi assicuro che il muro e’ spropositato, e inevitabilmente ci si passa in mezzo, come ha fatto a non vederlo?! e poi stento a credere che chi fosse in macchina con lui non glielo abbia fatto “notare”. E’ una risposta offensiva, ingiusta, incoerente e connivente… inevitabile apice di una visita di Stato che sa piu’ di propaganda e di viaggio d’affari.

[dichiarazioni tratte da Repubblica]





Israele confessa l’uso di fosforo bianco

2 02 2010

Due ufficiali dell’esercito israeliano sono sotto inchiesta accusati di aver usato armi al fosforo bianco durante l’operazione militare Piombo fuso a Gaza lo scorso anno. “Queste ammissioni contenute in un rapporto consegnato alle Nazioni Unite da Israele confermano le accuse di alcune organizzazioni non governative che avevano già denunciato l’uso di queste armi a Gaza”, racconta Ha’aretz.

Gli ufficiali Eyal Eisenberg e Ilan Malka hanno subìto provvedimenti disciplinari per aver abusato del loro potere decidendo di usare il fosforo bianco in un’operazione a Tel al-Hawa, un quartiere meridionale della Striscia di Gaza , il 15 gennaio 2009, due giorni prima della fine dell’intervento militare nell’area.

“Durante un combattimento con Hamas, che secondo l’intelligence israeliana possedeva missili antitank, è stato deciso di usare il fosforo bianco per coprire le operazioni dell’esercito e rendere più difficile la visibilità per Hamas. Centinaia di munizioni al fosforo sono state lanciate nella zona e hanno colpito alcuni civili palestinesi e degli impiegati dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i soccorsi e il lavoro”, racconta il quotidiano israeliano.

Molte organizzazioni umanitarie presenti nell’area hanno denunciato l’illegittimità dell’uso di queste armi che violano le convenzioni di Ginevra, ma Israele si difende dall’accusa sostenendo che le armi sono state usate in aree lontane dai centri abitati e che altri eserciti occidentali usano comunemente il fosforo bianco.

[fonte: Internazionale]








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