Non toccate Bonatti

20 03 2013

UnknownLunedi e Martedi sono andate in onda su Rai Uno le due puntate della Fiction “K2: La Montagna degli Italiani”. L’intenzione era ricostruire l’impresa che la squadra di Ardito Desio portò a termine nel ’54, secondo la versione, appurata e ufficializzata solo da pochi anni dal Cai, di Walter Bonatti. In breve, il giorno prima che Lacedelli e Compagnoni raggiungano la vetta, Walter Bonatti scende dall’ottavo (e penultimo) campo verso il settimo per recuperare le bombole d’ossigeno (necessarie alla salita in vetta): con questo carico sulle spalle, insieme ad Amir Mahdi, risale fino all’ottavo campo e di lì fino al luogo in cui Compagnoni e Lacedelli avrebbero dovuto allestire il nono e ultimo campo. I due però non allestiscono il campo dov’era stato previsto la sera prima di comune accordo con Bonatti, bensì circa 250 metri di dislivello più in alto. Bonatti e Mahdi riescono ad arrivare nei pressi del luogo concordato poco prima del tramonto, ma non vengono aiutati da Compagnoni e Lacedelli, che invece d’indicar loro la strada per la tenda si limitano a suggerire da lontano di lasciare l’ossigeno e tornare indietro; cosa impossibile, visto il buio che incombe e l’enorme sforzo che i due hanno già sostenuto. I due si ritrovano così a dover affrontare una notte all’addiaccio nella “zona della morte” con temperature stimate intorno ai -50 °C, senza tenda, sacco a pelo o altro mezzo per potersi riparare. Sopravvivono miracolosamente, mentre Compagnoni e Lacedelli, recuperate le bombole, salgono in vetta e conquistano per la prima volta il K2. Ma secondo la versione dei fatti di Desio, e quindi ufficiale, Bonatti avrebbe prima convinto Mahdi a seguirlo ventilandogli la possibilità di salire in vetta in maniera indipendente; poi avrebbe forzato la permanenza a 8.000 metri nella speranza di sostituire, il giorno seguente, uno dei due alpinisti designati alla salita nel tentativo alla vetta; ed infine, durante la notte avrebbe utilizzato l’ossigeno delle bombole per sostentarsi, intaccandone la scorta, e mettendo a repentaglio il tentativo di vetta stesso. Da quel momento Bonatti inizia a battersi affinché venga pubblicata tutta la verità su quella notte, anche perché la spedizione era stata finanziata con soldi pubblici e pertanto, secondo Bonatti, agli italiani andava fornita la verità sull’impresa. La verità di Bonatti verrà ufficializzata soltanto nel 2004, 50 anni dopo.

Torniamo alla fiction. Una delusione enorme. Per chi ama la montagna, per chi la frequenta, per chi ne conosce la storia.

La regia è improbabile, la sceneggiatura è imbarazzante, il cast è costruito malissimo (l’attore che interpreta il brianzolo Bonatti è siciliano) e le capacità attoriali e di doppiaggio sono ai limiti del ridicolo. Inoltre vengono aggiunti alla storia, tesa a rivelare al mondo una volta per tutte la verità su quella vicenda, elementi “di fantasia” (come specificato nei titoli di coda) assolutamente vergognosi! La moglie di Compagnoni arrabbiata perchè il marito alpinista se ne va per tre mesi, il giovane Bonatti che ama leggiadre donzelle nei fienili, un bambino pakistano che in un bazar ruba l’orologio a Puchoz (l’unico della spedizione che non torna a casa), lo stesso bambino pakistano che poi viene adottato da nientepocodimenoche Riccardo Cassin, la ragazza di Lacedelli che mentre lui è via si sposa con un altro, e poi ovviamente non manca il prete, perchè un po di sano cattolicesimo in una fiction Rai non può mai mancare…

Insomma il trionfo del cliche, del perbenismo, del radicalchic che imperversa nella cultura italiana. In montagna i valori sono altri: non c’è stato alcun tentativo per ricostruire una psicologia complessa e affascinante come quella dell’alpinista. E il soggetto era Bonatti! bastava leggere un suo libro per “capire”!

E vi assicuro che per rendere una storia “alpinistica” interessante e appetibile ad un pubblico poco avvezzo alle grandi altitudini non servono mezzucci tanto subdoli.

Basti pensare al film tedesco “Nord Wand”, che racconta la tragica morte di Toni Kurz nel tentativo di scalare la parte Nord del famigerato Eiger, con tanto di storia d’amore, questa volta trattata con delicatezza e intelligenza. Oppure “Nanga Parbat”, molto simile alla questione K2: anche la verità di Messner (sulla morte del fratello e sul raggiungimento stesso della cima) non era stata accettata per decenni! Un film impeccabile, senza fronzoli o invenzioni superflue: la vicenda è talmente coinvolgente e affascinante che è bastato raccontarla. Basandosi ovviamente e fedelmente sui libri e i resoconti del grande Reinhold.

Invece la Rai, con la scusa di rendere omaggio a Walter Bonatti, un uomo i cui valori e la cui essenza dovrebbero essere di ispirazione per tutti, hanno soltanto saputo usare la sua tragedia personale, una ferita che lo ha dilaniato per 50 anni, per costruirci sopra una favoletta da casalinghe, nè più nè meno come avrebbero reso Don Matteo o Un medico in Famiglia. Walter Bonatti merita rispetto, oppure il silenzio. Come in Montagna.

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Omaggio Postumo

8 01 2013

DA GRANDE VOGLIO ESSERE COME BONATTI

DA GRANDE VOGLIO ESSERE COME BONATTI. mp

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Walter Bonatti (Bergamo 1930 – Roma 2011) è stato un alpinista, esploratore e giornalista italiano. Era soprannominato “il re delle Alpi”. Oltre che alpinista e guida alpina, è stato autore di molti libri e numerosi reportage nei quali ha narrato le sue esperienze d’esplorazione e avventura nelle regioni più impervie del mondo in qualità d’inviato del settimanale Epoca.

Io chiedo a una scalata non solamente le difficoltà ma una bellezza di linee. 

La realtà è il cinque per cento della vita. L’uomo deve sognare per salvarsi. 

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono, altrimenti non sarebbero altro che un cumulo di sassi.

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Bibliografia

  • 1961 – Le mie montagne. 282 pp, Zanichelli Editore (ristampato nel 1983)
  • 1972 – I giorni grandi. Arnoldo Mondadori Editore (ristampato da Zanichelli nel 1978)
  • 1980 – Ho vissuto tra gli animali selvaggi. 224 pp, Zanichelli
  • 1983 – Le mie montagne. 181 pp, Rizzoli Editore
  • 1984 – Avventura. 253 pp, Rizzoli Editore, Milano
  • 1984 – Magia del Monte Bianco. Massimo Baldini Editore
  • 1985 – Processo al K2. 123 pp, Massimo Baldini Editore
  • 1986 – La mia Patagonia. 227 pp, Massimo Baldini Editore
  • 1989 – L’ultima Amazzonia. 207 pp, Massimo Baldini Editore
  • 1989 – Un modo di essere. Dall’Oglio Editore
  • 1995 – K2 storia di un caso (ristampato nel 2003)
  • 1995 – Montagne di una vita. Baldini Castoldi Dalai editore
  • 1997 – In terre lontane. 440 pp, Baldini Castoldi Dalai editore
  • 1998 – Fermare le emozioni. L’universo fotografico di Walter Bonatti.
  • 1999 – Solitudini australi. 129 pp, Edizioni Museo Nazionale della Montagna
  • 2001 – Una vita così. 510 pp. Baldini Castoldi Dalai editore
  • 2006 – K2 La verità – storia di un caso. 282 pp, Baldini Castoldi Dalai editore
  • 2008 – I miei Ricordi. 416 pp, Baldini Castoldi Dalai editore
  • 2009 – Un mondo perduto. 463 pp. Baldini Castoldi Dalai editore

 





Cassin, il re della montagna

7 08 2009

cassin

Durante l’estate sulle montagne di tutto il mondo perdono la vita decine di alpinisti, piu’ o meno esperti. C’e’ un detto tra le guide alpine sulle Dolomiti (ma credo valga per tutti gli amanti della montagna): “La montagna ha sempre ragione“. Significa che la montagna va rispettata, e conosciuta profondamente, e cosi anche la Natura… chi non lo fa prima o poi paga lo scotto. chi non ne sa riconoscere i segni, o chi non li rispetta o pensa di essere piu’ forte della montagna stessa, cammina sull’orlo di un precipizio, letteralmente.

Ma il Re della Montagna, Riccardo Cassin no! le ha scalate tutte, ed e’ sempre tornato per raccontarle e farcele conoscere. Ieri sera e’ morto nella sua casa ai Piani Resinelli, sopra Lecco, e con lui se ne va un pezzo di storia!

<Riccardo Cassin, il padre dell’alpinismo moderno, è morto ieri sera poco dopo le 11, nella sua casa dei Piani Resinelli, sopra a Lecco. Aveva compiuto 100 anni il 2 gennaio scorso. Attorno a lui, al momento del decesso, c’era tutta la famiglia. E’ morto serenamente, è stato lucido sino all’altro ieri anche se negli ultimi giorni la sua forte fibra aveva mostrato i segni del tempo. Cassin, era nato a Savorgnano di San Vito al Tagliamento (Pordenone) il 2 gennaio 1909. Trasferitosi a Lecco nel 1926, dopo una parentesi sportiva sul ring, si dedicò all’alpinismo cominciando a scalare sulle Grigne e sul Resegone, le montagne di Lecco. Affinata la tecnica iniziò una carriera eccezionale: leggendario il trittico di prime sulla nord della Cima Ovest di Lavaredo (1935), la Nord Est del Badile (1937), lo Sperone Walker sulle Grandes Jorasses (1938). Dopo la guerra, clamorosamente escluso dall’assalto al K2, si rifece con la spedizione al Gasherbrum IV (1958) e la prima sulla Ovest del McKinley (1961) e sulla Ovest dell’Jirishanca (1969).> [da La Gazzetta dello Sport]

Esiste una Fondazione Cassin, nata per contribuire alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale e alpinistico del grande alpinista (composto da libri, filmati, fotografie, reperti storici delle spedizioni, articoli, interviste e molto altro ancora); è privata, senza scopo di lucro, valorizza e fa conoscere innanzitutto i suoi beni, ma promuove  anche  la conoscenza dell’ambiente montano sia per quanto riguarda l’aspetto antropico che quello alpinistico. Realizza eventi culturali, incontri e mostre, perseguendo il principale obiettivo di invitare tutti a partecipare e a condividere la grande passione per la montagna.








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