Quintetto Papageno on the road!

13 09 2014

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Il Quintetto Papageno è prossimo a pubblicare la prima opera discografica!

Sulla rivista Amadeus di Ottobre ci potrete trovare con uno splendido cd e ascoltare nei bellissimi quintetti di Taffanel, Respighi e Nielsen!

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Intanto un piccolo assaggio del disco….. buon ascolto e buona visione!





Como, la musica da camera affonda…

26 10 2010

Il prossimo 4 novembre, presso il Teatro Sociale di Como, si celebrera’ il centenario dell’Associazione concertistica Giosue’ Carducci: i solisti, accompagnati dall’Orchestra comasca “1813” e dal direttore Carlo Tenan, sono quattro giovani musicisti cresciuti a Como, e sui cui destini il palco del Carducci ha influito molto. I quattro hanno accettato di suonare gratuitamente: il Carducci non ha soldi, e le istituzioni comasche non aiutano l’Associazione ormai da troppo tempo (nb. un’altra stagione di concerti storica comasca, l’Autunno Musicale, ha chiuso i battenti qualche mese fa…). La stagione 2011 del Carducci e’ quindi fortemente a rischio! Il 4 novembre, sara’ la festa del centenario, un felice compleanno? oppure un triste funerale?

Ecco i pensieri di due tra i solisti impegnati:

Il Carducci da tanti anni sta sopravvivendo nonostante il menefreghismo generale delle Istituzioni, e dovra’ onorare la sua importante storia, il suo Centenario, senza il minimo aiuto da parte delle stesse. Per questo motivo, per sostenere un luogo di musica e cultura che mi ha dato tanto in passato (sul suo palco, giovanissimo, ho fatto i miei primi concerti), ho accettato di suonare gratuitamente il prossimo 4 novembre.
D’altra parte sono abituato a suonare per beneficenza, e ho devoluto il mio cachet in diverse occasioni: ho suonato in ospedali pediatrici e carceri, a L’Aquila post terremoto con Abbado per supportare la costruzione di una Casa per la Musica, a Carrara per raccogliere fondi in seguito al recente e disastroso incidente ferroviario di Viareggio… E poi una turnè splendida di concerti e master in Palestina, per togliere i bambini di Ramallah e dei campi profughi dalla strada e dalla guerra attraverso la Musica; e soprattutto la mia attività musicale e organizzativa con l’associazione internazionale “Musicians for Human Rights”, accanto a grandissimi artisti, che mi porta e mi porterà in tutto il mondo a combattere con il mio flauto le angherie e i soprusi, per aiutare chi non ha possibilita’, e per sorprendere chi ha davvero bisogno, e poi anche me stesso in maniera palpabile, su quanto la Musica possa fare concretamente. Mai però mi era capitato di fare beneficenza per un’Associazione Musicale, praticamente abbandonata a se stessa, che non fosse collocata nel cosiddetto “terzo mondo”. Evidentemente mi sbagliavo, e forse dovrei concentrarmi maggiormente proprio in quei luoghi e su quelle persone che con tanta arroganza e sicurezza pretendono di esportare i valori di democrazia, civiltà, cultura e società, ma che poi non pensano ad altro che a costruire muri, fisici e non, insormontabili per i propri cittadini. Como sta perdendo tante occasioni, e il Carducci è una di queste.

[Mattia Petrilli, flautista]

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“Quando ero piccolino e ancora suonavo il pianoforte, mi sedevo al Carducci a sentire i miei primi concerti, poi mi è stata data la possibilità di esibirmi sia da studente che da professionista. Il Carducci è stata una meta fissa del mio percorso musicale. Mette tristezza vedere l’indifferenza delle istituzioni e la gente che, leggendo nel cartellone ” festeggiamo i 100 anni del Carducci”, non si possa nemmeno domandare se è un addio o un arrivederci. Vedere la violenza che nei rapporti di tutti i giorni ormai ha preso il sopravvento e non sostenere un ‘Associazione centanaria, che forse per problemi di soldi non si può permettere di invitare come in passato solisti da tutto il mondo ma che ha riservato ai comaschi spazi di gioia e condivione, è quanto meno delittuoso e complice di quello che il futuro a Como può riservare… Sono appena stato all’estero a suonare ed è pazzesco vedere l’incredulità delle persone che dicono: ‘ma come fate in un paese come l’Italia a tagliare su cultura e ricerca?’ Per quanto mi riguarda la risposta è scontata: è un piano ormai ventennale di distruzione di teste pensanti ”pericolose” per i giochi di potere dei grandi politici. Spero che un pò di coscienza civica pervada le teste pensanti (?) dei nostri politici locali e faccia investire un pò di soldi, essendo comunque miseri quelli che fino ad oggi sono stati versati. E’ chiaro che per prendere un pò di voti è meglio investirli per i fuochi d’artificio estivi, ma per superare questo imbarbarimento non sarebbe male fare un passo indietro di 20-30 anni…”

[Andrea Scacchi, violoncellista]





Un albero per Abbado al S.Orsola di Bologna

4 11 2009

Questa mattina il maestro Claudio Abbado ha ricevuto in regalo un albero. L’originale omaggio è stato fatto al maestro dal Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, per ringraziarlo della sua attività di direttore artistico dell’Orchestra Mozart, impegnata in progetti musicali dedicati ai bambini

guarda il servizio televisivo

Mancava a Claudio Abbado, in una carriera stracolma di premi e riconoscimenti internazionali, un albero in regalo. A colmare la lacuna ci ha pensato l’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Motivo, festeggiare, con qualche mese di ritardo il suo compleanno e ringraziare il maestro in qualita’ di direttore artistico dell’orchestra Mozart, impegnata in alcuni progetti musicali dedicati ai piu’ piccoli all’interno del Dipartimento pediatrico della struttura. D’altronde, ”la musica e’ la migliore terapia per i bambini”, ha sottolineato Abbado subito dopo aver scoperto una targa di fronte al corbezzolo piantato in suo onore in un giardino dell’ospedale. A ricordare l’attivita’ dell’orchestra e’ stato Mattia Petrilli, giovane flautista dell’ensemble: ”I bambini arrivano impauriti e si nascondono dietro alla gonna della mamma, poi quando iniziamo a suonare si dimenticano della loro sofferenza e anche il nostro umore rifiorisce”, ha raccontato il musicista. Parole ”commoventi” anche secondo Abbado e che hanno strappato un applauso sentito ai presenti, tra cui il direttore dell’ospedale Augusto Cavina, il presidente dell’orchestra Fabio Roversi Monaco e i rappresentanti dei genitori dei piccoli pazienti che all’interno del progetto hanno potuto a loro volta divertirsi a suonare e a dirigere l’orchestra. [ANSA]

In una carriera che definire ricca di premi e riconoscimenti internazionali è poco, il maestro Claudio Abbado forse non aveva ancora ricevuto un albero in regalo. 90mila alberi sono anche l’insolito cachet che il maestro Abbado ha chiesto al Comune di Milano per tornare alla Scala. Ed ecco che l’originale e simbolico riconoscimento gli è stato donato questa mattina dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna che ha piantato in suo onore un corbezzolo in uno dei giardini della struttura ospedaliera. Un’occasione per festeggiare, seppur con qualche mese di ritardo, il compleanno del maestro, e ringraziarlo per l’attività di direttore artistico dell’orchestra Mozart, impegnata in progetti musicali dedicati ai più piccoli all’interno del Dipartimento pediatrico della struttura. Mattia Petrilli, giovane flautista dell’ensemble, ha ricordato con parole commoventi che ”I bambini arrivano impauriti e si nascondono dietro alla gonna della mamma, poi quando iniziamo a suonare si dimenticano della loro sofferenza”. [Giada Guida per Telesanterno]

L’obiettivo di “Tamino” e’ l’utilizzo della musica a fini terapeutici, per frenare le ansie, le tensioni, le preoccupazioni
dei bambini degenti e dei loro familiari, riempiendo gli spazi vuoti in ospedali con attivita’ ludiche e creative, possibilmente
partecipate. “La migliore medicina e’ la musica – conferma Mattia Petrilli, flautista dell’orchestra Mozart -, prima dei concerti i bambini entrano con la flebo o attaccati alla gonna dei genitori, con aria triste e afflitta. Quando iniziamo a suonare, si crea come una magia. I volti dei bambini si illuminano. Diamo poi loro la possibilita’ di toccare gli strumenti, di provarli. Da quest’anno, poi, li chiamiamo a dirigere l’ensemble davanti ai genitori, agli altri pazienti e agli infermieri. Cosi’ possono esprimersi”. [www.genitori.it]






This is real! Paura e delirio a Ramallah…

24 10 2009

Comaschi, cercate LEITMOTIV di ottobre!

a Como: Biblioteca Comunale-Birreria 35-Punto Einaudi-Casa del Disco-Libreria Mentana-Informa Giovani-Central Perk-Cioccolateria-Renata Music-Libraccio-Conservatorio-Libreria del Cinema-Cineplex
In provincia: Amandla – Cermenate e Libreria di Via Volta – Erba
Leitmotiv è stato inoltre distribuito nelle biblioteche di: Blevio-Brunate-Cernobbio-Lezzeno-Lipomo-Zelbio-Istituto di Storia Contemporanea Peretta-Liceo classico Alessandro Volta-ITIS Magistri Comacini-Società Archeologica di Como

Il numero di questo mese e’ dedicato alla “CITTA’ MURATA”, con storie e cronache dai diversi “muri” che si stagliano intorno a noi, in tutto il mondo…

leitmotiv

paura e delirio a ramallah -una storia quasi vera

birra. tantissima birra. era il mio compleanno e festeggiavo da solo, lontano migliaia di km da casa. birra. collezionavo bottiglie sul bancone. vuote. sulla prima ci avevo messo anche una candelina, incastrata nel collo. birra, quanta birra. ne finivo una, ne ordinavo un’altra, e nell’attesa fischiettavo nel contenitore vuoto. sempre la stessa  nota, cupa e sorda. nel bar pochi individui, anch’essi con una birra in mano, alcuni si passavano un narghilè. l’ambiente ne assorbiva l’odore dolciastro e il fumo intenso. ordinai l’ennesima birra. “this is the last one, we are closing” mi disse il barista dai baffi a sparviero e dalle erre pronunciate. brindai a me stesso, la tracannai d’un fiato e spensi la candelina. fuori l’oscurità mi avvolse. iniziai a camminare senza una direzione, perso in un dedalo di vicoli, tetri e silenziosi. vagavo mezzo ubriaco nel cuore della città vecchia, nel buio piú totale. nessun lampione in questa città, nessuna finestra illuminata. soltanto scheletri di palazzi mostruosi che invadevano le strade con arti di pietre e massi divelti, con occhi vuoti come abissi, e sagome di acciaio dalle forme più inquietanti che si allungavano gelide nel tentativo di metter fine alla mia passeggiata notturna. in giro neanche un’anima, ma d’altronde sa’yd mi aveva allertato: di notte nessuno e’ al sicuro tra le vie di ramallah. barcollando inciampavo nelle recenti macerie e nelle rovine passate, sprofondavo in crateri di terra esplosa, nelle impronte di antichi e pesanti giganti, e nei solchi dei più moderni e veloci cingolati. desolazione terrificante e squallore spettrale mi stavano per inghiottire. cercavo di correre via, ma come negli incubi di quando ero bambino, le mie ginocchia erano di gesso, addormentate e indipendenti, e mi costringevano in quella dimensione claustrofobica e delirante. la testa mi scoppiava. una corona di spine, souvenir del luogo, si conficcava nelle mie tempie. ma peggio ancora, la mia vescica pulsava a 180 di metronomo. dovevo assolutamente pisciare. come per incanto innanzi a me si palesò un altissimo muro che si stagliava contro il cielo plumbeo. avanzai fino a poterlo toccare e mi ci lasciai cadere contro. la mia fronte calda e madida di sudore contro il cemento freddo, e gli occhi fissi sulla parete. li volsi di lato con un lento e impercettibile movimento della testa. prima a sinistra, poi a destra. e vidi una muraglia infinita che si snodava sulla brulla terra assecondando i pendii come un lungo serpente di cui non si riusciva a vedere nè capo nè coda. senza spostare di un millimetro la mia fronte, che mi reggeva in una posizione vagamente eretta, e soprattutto utile alla causa, lo cercai nei pantaloni e lo tirai fuori. chiusi gli occhi e mi abbandonai alla sensazione di sollievo provocata da quel sibilo familiare. ma ad un tratto una forza misteriosa mi spinse indietro, facendomi a) perdere l’equilibrio e di conseguenza b) bagnare scarpe, mutande e pantaloni. fui sopraffatto da nubi di polvere e calcinacci, e al di là del muro un rumore assordante di motori rombanti e ruspe urlanti, e fari impazziti nella notte profonda. caddi a terra. terrorizzato strisciai indietro. il mostro mi veniva incontro! il muro stava avanzando! e nella mia direzione! mi misi in piedi e cominciai a correre, improvvisamente lucido e risvegliato dall’oblio, senza voltarmi indietro, per paura di diventare una statua di sale. corsi per minuti che mi parvero ore, rituffandomi nei vicoli dell’antico borgo che adesso rappresentavano l’unica via di salvezza. inciampai su qualcosa, forse era un pallone sgonfio, e caddi. gli oggetti persero i loro contorni e come in un repentino diminuendo tutto intorno a me scomparve. mi risveglió dal brutto sogno la nenia rauca del muezzin, il sole era già alto. mi ritrovai steso su una pila di tappeti, al fresco, in un piccolo bazar. qualcuno mi doveva aver trovato svenuto per strada. cercai il benefattore dentro il negozio, e non trovando nessuno andai a vedere fuori. e cosí lo vidi. ancora più alto di come mi era sembrato la notte prima. e poi vidi le ruspe, e i lunghi colli gialli delle gru. andai contro il muro e vi appoggiai la fronte come avevo fatto qualche ora prima. guardai di nuovo a destra, e poi a sinistra. e questa volta vidi che il lungo e mostruoso serpente di cemento era spezzato in più punti e che le sue squame e tasselli venivano spostati da braccia meccaniche. il muro stava ancora avanzando, e famelico mangiava la terra che si trovava davanti. ne rimasi sconvolto. ritornai a guardare fisso davanti a me la parete gelida e disumana, per tornare nel sogno. ma qualcosa mi distrasse. misi a fuoco. piccoli segni, che qualcuno aveva scritto con un pennarello nero.apposta per me.

“this is real”.





Abbado e la Mozart a L’Aquila

16 06 2009




Progetto TAMINO

25 03 2009

locandina








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