Paura & Delirio a Ramallah

22 01 2013

“THIS IS REAL” paura e delirio a ramallah –una storia quasi vera

 

birra. tantissima birra. era il mio compleanno e festeggiavo da solo, lontano migliaia di km da casa. birra. collezionavo bottiglie sul bancone. vuote. sulla prima ci avevo messo anche una candelina, incastrata nel collo. birra, quanta birra. ne finivo una, ne ordinavo un’altra, e nell’attesa fischiettavo nel contenitore vuoto. sempre la stessa  nota, cupa e sorda. nel bar pochi individui, anch’essi con una birra in mano, alcuni si passavano un narghilè. l’ambiente ne assorbiva l’odore dolciastro e il fumo intenso. ordinai l’ennesima birra. “this is the last one, we are closing” mi disse il barista dai baffi a sparviero e dalle erre pronunciate. brindai a me stesso, la tracannai d’un fiato e spensi la candelina. fuori l’oscurità mi avvolse. iniziai a camminare senza una direzione, perso in un dedalo di vicoli, tetri e silenziosi. vagavo mezzo ubriaco nel cuore della città vecchia, nel buio piú totale. nessun lampione in questa città, nessuna finestra illuminata. soltanto scheletri di palazzi mostruosi che invadevano le strade con arti di pietre e massi divelti, con occhi vuoti come abissi, e sagome di acciaio dalle forme più inquietanti che si allungavano gelide nel tentativo di metter fine alla mia passeggiata notturna. in giro neanche un’anima, ma d’altronde sa’yd mi aveva allertato: di notte nessuno e’ al sicuro tra le vie di ramallah. barcollando inciampavo nelle recenti macerie e nelle rovine passate, sprofondavo in crateri di terra esplosa, nelle impronte di antichi e pesanti giganti, e nei solchi dei più moderni e veloci cingolati. desolazione terrificante e squallore spettrale mi stavano per inghiottire. cercavo di correre via, ma come negli incubi di quando ero bambino, le mie ginocchia erano di gesso, addormentate e indipendenti, e mi costringevano in quella dimensione claustrofobica e delirante. la testa mi scoppiava. una corona di spine, souvenir del luogo, conficcata nelle mie tempie. ma peggio ancora, la mia vescica pulsava a 180 di metronomo. dovevo assolutamente pisciare. come per incanto innanzi a me si palesò un altissimo muro che si stagliava contro il cielo plumbeo. avanzai fino a poterlo toccare e mi ci lasciai cadere contro. la mia fronte calda e madida di sudore contro il cemento freddo, e gli occhi fissi sulla parete. li volsi di lato con un lento e impercettibile movimento della testa. prima a sinistra, poi a destra. e vidi una muraglia infinita che si snodava sulla brulla terra assecondando i pendii come un lungo serpente di cui non si riusciva a vedere nè capo nè coda. senza spostare di un millimetro la mia fronte, che mi reggeva in una posizione vagamente eretta, e soprattutto utile alla causa, lo cercai nei pantaloni e lo tirai fuori. chiusi gli occhi e mi abbandonai alla sensazione di sollievo provocata da quel sibilo familiare. ma ad un tratto una forza misteriosa mi spinse indietro, facendomi a) perdere l’equilibrio e di conseguenza b) bagnare scarpe, mutande e pantaloni. fui sopraffatto da nubi di polvere e calcinacci, e al di là del muro un rumore assordante di motori rombanti e ruspe urlanti, e fari impazziti nella notte profonda. caddi a terra. terrorizzato strisciai indietro. il mostro mi veniva incontro! il muro stava avanzando! e nella mia direzione! mi misi in piedi e cominciai a correre, improvvisamente lucido e risvegliato dall’oblio, senza voltarmi indietro, per paura di diventare una statua di sale. corsi per minuti che mi parvero ore, rituffandomi nei vicoli dell’antico borgo che adesso rappresentavano l’unica via di salvezza. inciampai su qualcosa, forse era un pallone sgonfio, e caddi. gli oggetti persero i loro contorni e come in un repentino diminuendo tutto intorno a me scomparve. mi risveglió dal brutto sogno la nenia rauca del muezzin, il sole era già alto. mi ritrovai steso su una pila di tappeti, al fresco, in un piccolo bazar. qualcuno mi doveva aver trovato svenuto per strada. cercai il benefattore dentro il negozio, e non trovando nessuno andai a vedere fuori. e cosí lo vidi. ancora più alto di come mi era sembrato la notte prima. e poi vidi le ruspe, e i lunghi colli gialli delle gru. andai contro il muro e vi appoggiai la fronte come avevo fatto qualche ora prima. guardai di nuovo a destra, e poi a sinistra. e questa volta vidi che il lungo e mostruoso serpente di cemento era spezzato in più punti e che le sue squame e tasselli venivano spostati da braccia meccaniche. il muro stava ancora avanzando, e famelico mangiava la terra che si trovava davanti. ne rimasi sconvolto. ritornai a guardare fisso davanti a me la parete gelida e disumana, per tornare nel sogno. ma qualcosa mi distrasse. misi a fuoco. piccoli segni, che qualcuno aveva scritto con un pennarello nero. apposta per me.

“this is real”.

think-with-your-own-head-380





Gaza, un anno dopo

8 01 2010

di Hamira Hass per Internazionale

L’offensiva israeliana ha fatto del popolo palestinese il vero perdente

A un anno di distanza, il quadro è chiaro. Da Gaza sono usciti due vincitori: Israele e Hamas. Il rapporto Goldstone e le voci sui mandati di cattura contro alcuni militari e politici israeliani danno l’impressione che Israele sia sulla difensiva. Ma non possiamo ignorare il fatto che quell’offensiva sproporzionata – che si è lasciata dietro 1.400 morti, 600mila tonnellate di macerie e un terzo delle terre coltivabili bruciate – ha costretto Hamas a ridurre notevolmente i suoi attacchi contro Israele.

Per gli israeliani che credono ai discorsi ufficiali, l’offensiva ha quindi raggiunto il suo scopo: niente più razzi Qassam, niente più notti insonni, niente più giorni di terrore. La politica della deterrenza ha funzionato. L’offensiva ha ricordato ad Hamas che le sue armi sono inferiori a quelle di Israele. Ha fatto capire agli abitanti di Gaza che l’idea di Hamas di essere come Hezbollah è senza fondamento.

Il progetto di Hamas
Le armi artigianali di Hamas e i suoi missili della seconda guerra mondiale hanno permesso a Israele di usare Gaza e la sua popolazione per una imponente esercitazione militare e per testare la sua tecnologia d’avanguardia. Gli hanno permesso di praticare la guerra del futuro: nel mondo di oggi le azioni sono giudicate in base ai risultati. I governi occidentali, ma anche Russia e Cina, non possono ignorare questi risultati, e probabilmente varie penne internazionali sono già pronte a firmare assegni per finanziare l’industria israeliana degli armamenti high-tech.

Lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale non è riuscito a mettere fine neanche all’embargo contro Gaza. È servito solo a far pressione sull’Egitto perché aprisse la frontiera di Rafah, ma non su Israele, che continua ad avere le chiavi della prigione. Il governo di Hamas a Gaza non permette di discutere pubblicamente della vittoria di Israele. Da diciassette anni a questa parte i palestinesi sono sempre stati riluttanti a imputare ai loro leader la responsabilità delle sofferenze imposte da Israele. Continuano a tenere separati gli errori del loro governo dai metodi oppressivi degli occupanti.

Ma mentre l’Olp ha sempre lasciato spazio alle critiche interne, Hamas mette a tacere chi dissente accusandolo di collaborazionismo. Nonostante le sue formali richieste di interrompere il blocco, il vero scopo di Hamas è far aprire solo la frontiera di Rafah con l’Egitto e lasciare chiusi gli altri passaggi (verso Israele e verso la Cisgiordania), perché non vuole che gli abitanti di Gaza scoprano la relativa libertà della Cisgiordania. E anche perché una riconciliazione con Fatah porterebbe a nuove elezioni e a nuove alleanze. Questo impedirebbe ad Hamas di imporre il suo progetto religioso e sociale a una popolazione prigioniera e di dimostrare che può creare un modello di società islamica. Per essere un partito che non gode di alcun riconoscimento ufficiale, il suo impatto sulla politica mondiale è enorme.

I leader di Fatah in Cisgiordania fingono di essere preoccupati per Gaza. Ma in realtà sono impegnati a recuperare un po’ d’influenza sui loro cittadini, garantendo una certa distensione economica e una migliore amministrazione. I due partiti palestinesi non hanno alcuna fretta di riconciliarsi: il consolidamento dei loro regimi diametralmente opposti è la cosa più importante per entrambi. Perciò Hamas è libero di stringere la morsa sulla popolazione, allo scopo, tra l’altro, di impedire che siano messi in discussione i suoi metodi coercitivi e la logica della sua “resistenza”. La sua politica interna consiste nel separare uomini e donne e nell’estromettere le donne dalla sfera pubblica, imponendo l’abito islamico, controllando le organizzazioni di beneficenza, incoraggiando la poligamia e minacciando le ong meno accomodanti.

I principali sconfitti
Hamas si vanta del fatto che negli ultimi quindici anni la sua strategia di resistenza ha vanificato gli accordi di Oslo, impedendo ai traditori dell’Olp di arrendersi. Questo gli permette di rafforzare la sua immagine eroica agli occhi dei musulmani e della sinistra europea. I suoi ammiratori, però, non tengono conto del fatto che negli ultimi vent’anni Israele ha sempre cercato di dividere Gaza dalla Cisgiordania. La strategia di Hamas si adatta benissimo a quella di Israele, ma non lo si può dire per non macchiare la sua immagine.

Chi sono, invece, i perdenti? Senza dubbio, l’ormai indebolita Fatah. Poi l’unità dei palestinesi: un tempo l’uccisione di un bambino a Gaza provocava manifestazioni in tutta la Cisgiordania. Oggi i suoi abitanti non conoscono neanche i nomi delle vittime di Gaza. Ma i veri perdenti sono gli abitanti di Gaza, costretti ad ammettere che lo sdegno internazionale per la loro sofferenza e i miliardi di dollari promessi per la ricostruzione non hanno cambiato nulla. E che loro sono ancora prigionieri di Israele e di un regime interno sempre più repressivo.

Amira Hass è una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, e scrive per il quotidiano Ha’aretz





This is real! Paura e delirio a Ramallah…

24 10 2009

Comaschi, cercate LEITMOTIV di ottobre!

a Como: Biblioteca Comunale-Birreria 35-Punto Einaudi-Casa del Disco-Libreria Mentana-Informa Giovani-Central Perk-Cioccolateria-Renata Music-Libraccio-Conservatorio-Libreria del Cinema-Cineplex
In provincia: Amandla – Cermenate e Libreria di Via Volta – Erba
Leitmotiv è stato inoltre distribuito nelle biblioteche di: Blevio-Brunate-Cernobbio-Lezzeno-Lipomo-Zelbio-Istituto di Storia Contemporanea Peretta-Liceo classico Alessandro Volta-ITIS Magistri Comacini-Società Archeologica di Como

Il numero di questo mese e’ dedicato alla “CITTA’ MURATA”, con storie e cronache dai diversi “muri” che si stagliano intorno a noi, in tutto il mondo…

leitmotiv

paura e delirio a ramallah -una storia quasi vera

birra. tantissima birra. era il mio compleanno e festeggiavo da solo, lontano migliaia di km da casa. birra. collezionavo bottiglie sul bancone. vuote. sulla prima ci avevo messo anche una candelina, incastrata nel collo. birra, quanta birra. ne finivo una, ne ordinavo un’altra, e nell’attesa fischiettavo nel contenitore vuoto. sempre la stessa  nota, cupa e sorda. nel bar pochi individui, anch’essi con una birra in mano, alcuni si passavano un narghilè. l’ambiente ne assorbiva l’odore dolciastro e il fumo intenso. ordinai l’ennesima birra. “this is the last one, we are closing” mi disse il barista dai baffi a sparviero e dalle erre pronunciate. brindai a me stesso, la tracannai d’un fiato e spensi la candelina. fuori l’oscurità mi avvolse. iniziai a camminare senza una direzione, perso in un dedalo di vicoli, tetri e silenziosi. vagavo mezzo ubriaco nel cuore della città vecchia, nel buio piú totale. nessun lampione in questa città, nessuna finestra illuminata. soltanto scheletri di palazzi mostruosi che invadevano le strade con arti di pietre e massi divelti, con occhi vuoti come abissi, e sagome di acciaio dalle forme più inquietanti che si allungavano gelide nel tentativo di metter fine alla mia passeggiata notturna. in giro neanche un’anima, ma d’altronde sa’yd mi aveva allertato: di notte nessuno e’ al sicuro tra le vie di ramallah. barcollando inciampavo nelle recenti macerie e nelle rovine passate, sprofondavo in crateri di terra esplosa, nelle impronte di antichi e pesanti giganti, e nei solchi dei più moderni e veloci cingolati. desolazione terrificante e squallore spettrale mi stavano per inghiottire. cercavo di correre via, ma come negli incubi di quando ero bambino, le mie ginocchia erano di gesso, addormentate e indipendenti, e mi costringevano in quella dimensione claustrofobica e delirante. la testa mi scoppiava. una corona di spine, souvenir del luogo, si conficcava nelle mie tempie. ma peggio ancora, la mia vescica pulsava a 180 di metronomo. dovevo assolutamente pisciare. come per incanto innanzi a me si palesò un altissimo muro che si stagliava contro il cielo plumbeo. avanzai fino a poterlo toccare e mi ci lasciai cadere contro. la mia fronte calda e madida di sudore contro il cemento freddo, e gli occhi fissi sulla parete. li volsi di lato con un lento e impercettibile movimento della testa. prima a sinistra, poi a destra. e vidi una muraglia infinita che si snodava sulla brulla terra assecondando i pendii come un lungo serpente di cui non si riusciva a vedere nè capo nè coda. senza spostare di un millimetro la mia fronte, che mi reggeva in una posizione vagamente eretta, e soprattutto utile alla causa, lo cercai nei pantaloni e lo tirai fuori. chiusi gli occhi e mi abbandonai alla sensazione di sollievo provocata da quel sibilo familiare. ma ad un tratto una forza misteriosa mi spinse indietro, facendomi a) perdere l’equilibrio e di conseguenza b) bagnare scarpe, mutande e pantaloni. fui sopraffatto da nubi di polvere e calcinacci, e al di là del muro un rumore assordante di motori rombanti e ruspe urlanti, e fari impazziti nella notte profonda. caddi a terra. terrorizzato strisciai indietro. il mostro mi veniva incontro! il muro stava avanzando! e nella mia direzione! mi misi in piedi e cominciai a correre, improvvisamente lucido e risvegliato dall’oblio, senza voltarmi indietro, per paura di diventare una statua di sale. corsi per minuti che mi parvero ore, rituffandomi nei vicoli dell’antico borgo che adesso rappresentavano l’unica via di salvezza. inciampai su qualcosa, forse era un pallone sgonfio, e caddi. gli oggetti persero i loro contorni e come in un repentino diminuendo tutto intorno a me scomparve. mi risveglió dal brutto sogno la nenia rauca del muezzin, il sole era già alto. mi ritrovai steso su una pila di tappeti, al fresco, in un piccolo bazar. qualcuno mi doveva aver trovato svenuto per strada. cercai il benefattore dentro il negozio, e non trovando nessuno andai a vedere fuori. e cosí lo vidi. ancora più alto di come mi era sembrato la notte prima. e poi vidi le ruspe, e i lunghi colli gialli delle gru. andai contro il muro e vi appoggiai la fronte come avevo fatto qualche ora prima. guardai di nuovo a destra, e poi a sinistra. e questa volta vidi che il lungo e mostruoso serpente di cemento era spezzato in più punti e che le sue squame e tasselli venivano spostati da braccia meccaniche. il muro stava ancora avanzando, e famelico mangiava la terra che si trovava davanti. ne rimasi sconvolto. ritornai a guardare fisso davanti a me la parete gelida e disumana, per tornare nel sogno. ma qualcosa mi distrasse. misi a fuoco. piccoli segni, che qualcuno aveva scritto con un pennarello nero.apposta per me.

“this is real”.





Israele/Palestina: giornalismo criminale (II)

21 08 2009

Pochi giorni fa il tg1 riportava la notizia della denuncia di Aftonbladet, giornale svedese, e che ha provocato un terremoto diplomatico: il giornalista dell’articolo (tale Donald Bostrom) accusa i soldati israeliani di rapire palestinesi per prelevarne gli organi… (se andate a sbirciare nel mio “Diario da Ramallah” potrete trovare assaggi analoghi).

L’ambasciata di Israele a Stoccolma prenderà ‘provvedimenti’ in queste ore, mentre è prevista la convocazione dell’ambasciatore svedese al ministero degli Esteri israeliano…

Intanto l’inviato in medio-oriente del tg1 (Pagliara) alla fine del servizio riprende l’ingenuita’ del collega svedese, il quale non sarebbe andato a cercare la conferma delle fonti. Sacrosanto. Ma sara’ vero? Pagliara a sua volta si sara’ informato del buon operato o meno del collega scandinavo? chissa’…

In ogni caso riporto un breve passo del suddetto articolo:

I nostri figli diventano involontari donatori, mi hanno raccontato i parenti di Khaled di Nablus, o la madre di Raed di Jenin, o gli zii di Machmod e Nafes a Gaza, tutti scomparsi per alcuni giorni e riportati alle famiglie nottetempo, già cadaveri e sottoposti ad autopsia”. Cita anche un episodio risalente al 1992, durante la prima Intifada. L’Idf avrebbe rapito un giovane, Bilal, che tirava pietre alle truppe israeliane nell’area di Nablus. Colpito al petto, alle gambe e allo stomaco da proiettili israeliani, è stato portato in un ospedale militare in elicottero e condotto in un posto “ignoto ai parenti”. Cinque notti dopo, il corpo è stato riconsegnato ai genitori, avvolto in lenzuola verdi da ospedale. Sempre secondo Bostrom, Bilal era stato aperto dallo stomaco alla gola per un preciso motivo. L’articolo include anche un collegamento a una recente inchiesta su un gruppo criminale nel New Jersey, che include diversi rabbini statunitensi, accusati di negoziare la compravendita di un rene umano per un trapianto.

Le accuse al giornalista non si fanno certo attendere, da parte del Minstero degli Esteri Israeliano: “isteria razzista nella sua forma peggiore”, “anti-semitismo”, “infame medievale libello demonizzante che sicuramente può incoraggiare a compiere crimini contro gli ebrei“.

La replica di Bostrom: “Non sono antisemita – dice – e mi rattrista molto sentire persone che mi accusano di questo. Ora che la storia riemerge in superficie, la mia intenzione era di evidenziare il legame con la ‘cosca’ del New Jersey e il fatto che debba aprirsi un’inchiesta sul caso del prelevamento degli organi“.

Storie gia’ sentite, che a Ramallah ti rincorrono dappertutto, facendoti raggelare il sangue…

Ma quello che mi fa pensare e’: un tizio scrive un articolo in Svezia (riportando per altro nomi e cognomi degli intervistati) contro Israele e i suoi metodi disumani (e risaputi…) ed esplode un putiferio, si prende del nazista e dell’antisemita, provocando lo sdegno della comunita’ internazionale, quando invece nessun tg parla dell’errore madornale legato all’accusa di pedofilia nei confronti dei giovani sposi ritratti in questa ormai celebre foto? eppure nessuno (senza andare fino in Svezia) aveva perso tempo ad additare i palestinesi di pedofilia e coercizione verso minori, costruendo un caso mondiale su una foto fasulla che mostra delle bambine che accompagnano all’altare giovani sposi in qualita’ di DAMIGELLE…

La solita disparita’ di metodi, la solita ingiustizia.





Instruments for my little Palestinian students!

29 05 2009

 

Segnalo questa associazione, creata da Alice Howick, per procurare strumenti o aiutare i bambini di Al Kamandjati tramite donazioni. Potete prendere contatti sul suo Profilo in Facebook o farlo direttamente tramite il sito di Al Kamandjati.

grazie. 

 

Dear friends,

You may have noticed that last September I disappeared from England, heading to the West Bank city of Ramallah. I’ve now been here for eight months, teaching the violin to children here in Ramallah and all over the West Bank. The organisation I work for is a music school called Al-Kamandjati (Arabic for “the violinist”). Six full-time teachers work here in Ramallah as well as travelling to the refugee camps, villages and cities of Palestine each week, taking music education (and with it a sense of discipline and ambition) to the places where it is most lacking. 

My oldest student, Shehadeh, has just won a scholarship to come to England and study violin-making. He works in the Al Kamandjati’s instrument workshop, fixing the donated instruments our students learn on, and he already plays on a violin that he made himself last year. It’s such an exciting opportunity for him and I know he’ll have a great time as a student in England!

Shehadeh’s workshop is full of instruments ready to repair; he wants to fix as many of them as possible before he leaves in September. However, he lacks many of the basic materials to achieve this aim: bow-hair, chin rests, tail pieces, bows, even such basic things as strings. This – I’m sure you saw this coming – is where you come in! 

We have been presented with a fantastic opportunity to bring materials from the UK – in June, 55 members of the Choir of London will visit Ramallah, some of whom might have a little space in their suitcase for some donated materials. We particularly need the following things:

1.Shoulder rests – particularly for half- and three-quarter-sized violins. A shoulder rest can make a big difference, particularly to a beginner who is not comfortable with the instrument.
2.Bows – we have many violins, violas and cellos in the store in Al Kamandjati which are not being played, because they have no bow. In addition Shehadeh needs some hair in order to be able to repair broken bows.
3.Strings for all instruments, all pitches, all sizes! In particular, we’re missing strings for smaller violins (half-sizes particularly) and full-size A and D strings
4.Music for all instruments, particularly easy music for beginners.
5.Different equipment for repairing instruments such as chin rests, tail-pieces, pads and reeds for wind instruments
6.If you happen to have an old instrument looking for a home you could consider donating or lending it to Al Kamandjati.

If you don’t have any of these, we will also welcome donations of money to buy these things…

If you think you can help, let me know by messaging me – I’ve fixed up people to collect donations in Cambridge, London and Malvern. This is all happening a bit late – the choir flies out on 9th June so I would like to be able to distribute materials to them in their last rehearsal on the 8th – but I hope we can manage something!

I’ve been in Al Kamandjati when donated materials have arrived (I remember one particularly terrifying arrival of 200 recorders from America) and the difference it makes is extraordinary – not just in terms of the benefits that the students will get from this most basic of musical equipment, but also in that it really sends a message to everyone around that they are not alone; there are people all over the world that want to give them the opportunity to live a normal, free life. 







Al Kamandjati: Music Days Festival 2009

8 05 2009

 

Al Kamandjâti Music Association

Music Days Festival 2009

10-24 June 2009

Volunteers Application Form

Al Kamandjâti Music Association is organizing the Music Days Festival 2009, from June 10th until 24th 2009, in Jerusalem “Capital of Arab Culture 2009”, most of the Palestinian cities, villages and refugee camps, from Hebron to Jenin, the 48 lands and the Palestinian refugee camps in Lebanon and Jordan.

The Festival will require volunteers to help the festival team in different fields. For those interested please be kind to fill out the attached application form and send it to alkamandjati@yahoo.fr  or by fax to the number: 02 297 31 01.

Deadline to send the application form: 15/5/2009

 

 

 

AL KAMANDJÂTI Association

 

Office in Palestine:

Ramallah Downtown – Palestine

Mail Address: P.O. Box 943 Ramallah – Palestine

Phone / Fax: 00 972 / (0)2 297 31 01

 

Office in France :

15, rue du Petit Chaumineau

49 100 Angers – France

Tel. / Fax: 00 33 / (0)2 41 37 15 02

 

info@alkamandjati.com

http://www.alkamandjati.co

 

 

Please send the application form before 15/5/2009.

 

  Full Name
  Age
  Occupation
  Education
  Address
  Work Telephone
  Home Telephone
  Mobile
  Email

 

  •  Do you have any previous experience with art or music festivals?                  

□  Yes                      □  No

 

  •  If you previously answered yes, please state three festivals you have participated in:
  1. …………………………………………………………………
  2. …………………………………………………………………
  3. …………………………………………………………………

 

  • Please state three fields you wish to work in accordance to your preference:

□  Translation                        □     Distribution of publications                        

□  Tickets sale      □  Media          □   Programmes coordination                       

□  Order          □  Reception                        □   Groups Affairs

 

  •  Please choose the most suitable time to volunteer:

□ Morning                                    □ Afternoon                             □ Night           

□ The whole day           

 

  •  Please state below if there are certain days from the 10th of June till the 24th of June you will not be able to volunteer:

 

Till (hour) From (hour) Date Day
       
       
       
       

 

Notes :

  1. The Association decides upon the number of volunteers required for the festival.
  2. The Festival offers a 100% discount for the tickets of one of the volunteers escorts.
  3. The volunteers are to submit to all the policies and decisions made by the association.








%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: