Il panino ossimorico

5 02 2010

Ossimoro= l’accostamento dei contrasti, es. “Attenzione bambini, da McDonald’s arriva il primo panino sano e genuino, fatto con prodotti 100% italiani, che portera’ gloria al Made in Italy in tutto il mondo!”. Zanichelli prendi nota.

Mentre il mondo ingrassa, e i bambini obesi dilagano, il Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia (di Lega Nord) pensa bene di allearsi con il colosso del fast-junk-food americano McDonald’s per creare il panino del millennio, che segnerebbe una svolta “salutista”, e darebbe “sfoggio” del Made in Italy in tutto il mondo… un hamburger composto da alimenti 100% italiani, come farina, insalata e carne, formaggio Asiago Dop, Bresaola della Valtellina, crema di carciofi italiani, pane all’olio extravergine d’oliva dei Monti Iblei Dop.

Quindi, in uno dei luoghi più tipici del mangiar “giovane”, il McDonald’s, che annovera circa il 50% della clientela under 30, arriva un panino con sapori, ingredienti, e tipicità tutte italiane. Si chiama McItaly, ed e’ gia’ in vendita nei 392 punti vendita italiani.

Il Ministro Zaia afferma: “Abbiamo chiesto a McDonald’s di farne un marchio internazionale che arrivi ai consumatori di Parigi come a Shanghai. Vogliamo globalizzare il gusto italiano, dando una svolta identitaria alla nostra agricoltura. Ma è soprattutto un messaggio alle nuove generazioni che potranno così avere una memoria gustativa di impronta italiana”.9

E’ ovviamente subito bufera! Altroconsumo attacca: “Contiene troppe calorie e troppo sale”. Inoltre denuncia anche il connubio tra il Governo e “il colosso del cibo spazzatura, che vuole convincerci che si è redento ed ha trovato come spalla un rappresentante del nostro Stato“.

Matthew Fort, critico gastronomico del Guardian e amante dei sapori e della cucina italiana (nel 2009 per il suo libro «Sweet Honey – Bitter lemons» ha vinto il premio «Sicilia Madre Mediterranea») ha scritto sulle pagine online del quotidiano britannico un articolo al vetriolo contro il ministro Zaia, colpevole, secondo Fort, di aver esaltato e pubblicizzato il McItaly. Fort ha definito il nuovo prodotto di McDonald’s «un miscuglio diabolico di crema di carciofi, formaggio asiago e lattuga» e ha affermato che la decisione di promuovere questo prodotto da parte del ministro italiano è stato «un atto mostruoso e un tradimento nazionale…».

La risposta di Zaia non si è fatta attendere: dopo aver dichiarato alla stampa “Sono grato a McDonald’s che si è prestata a questa grande operazione culturale”, scrive in una lettera inviata al direttore del quotidiano inglese, il ministro dell’Agricoltura, dichiara: «La sinistra e i suoi megafoni continuano ad abbaiare alla luna, sempre più lontani dai reali problemi e chiusi nella loro sterile ortodossia mentale, che danneggia ogni tipo di sviluppo e ostacola una visione chiara della realtà. Con rammarico, vogliamo dare una brutta notizia a questa sinistra: Stalin è morto. E siamo certi che non si è mai seduto in un McDonald’s, cosa che invece fanno migliaia di ragazzi europei tutti i giorni». Il ministro poi ha elencato le difficoltà che gli agricoltori europei stanno vivendo in questo periodo e afferma che «l’operazione McItaly porterà ogni mese nelle tasche dei contadini italiani 3.488.000 euro di nuove entrate». Inoltre, continua Zaia, «ciò consentirà ai clienti di McDonald’s di mangiare un panino sano fatto con soli prodotti italiani». Il ministro si augura inoltre che l’operazione McItaly «convinca le persone ad abbandonare il cibo spazzatura in favore di un’alimentazione più sana». Infine l’ultimo attacco ai critici: «Siamo certi di convincerli. Diverremo dei moderni gesuiti e cercheremo di convertire gli infedeli di sinistra, che non si sono mai sporcati le mani lavorando nei campi». Dopo aver letto la dura lettera del ministro, il critico britannico Fort si dichiara ancora più convinto delle sue invettive contro il ministro e afferma che la vicenda ha avuto ripercussioni internazionali: «Ritengo sbagliata la risposta di Zaia perché con il suo attacco alla gente di sinistra, agli ex compagni e ai vecchi stalinisti non affronta il vero problema: il fallimento del governo nel proteggere il patrimonio unico del prodotto artigianale italiano». Infine il critico gastronomico conclude: «È un’immagine deprimente del divario che esiste tra la vita politica italiana e quella dei cittadini del Belpaese».

EyesOnTheRailroad ovviamente boicotta! …e gia’ da tempo…

[fonti: Corriere e Ansa]





Berlusconi mago di photoshop

4 02 2010

In edicola potete trovare da qualche tempo la rivista “Noi amiamo Silvio”, a “soli” euro 9,90! Il libro, edito da Peruzzo (che, stando al Corriere, s’è prestato al falso su richiesta diretta del Cavaliere) presenta la storia fotografica del grande successo del Premier, la sua carriera politica, i suoi successi elettorali, i trionfi col Milan, gli incontri importanti e indimenticabili… scatti d’autore per una grandissima…. BUFALA!!!!

Infatti, come potete vedere dalle foto in basso, ci sono pezzi di folla copiati, rovesciati e reincollati; bandiere aggiunte e duplicate dilettantescamente; un mazzo di fiori in mano a Berlusconi che pare disegnato da un bambino; e altri dettagli squallidi che potete contemplare nelle versioni ad alta risoluzione che trovate per esempio qui. C’è persino il facepalm incorporato: la signora che si mette le mani nei capelli è tratta dalla zona in basso a sinistra della foto.

Il noto blog Photoshop Disasters aggiunge una divertente chiosa alle foto.. “Oh Silvio. I have no problem with your mafia connections, your masonic lodge business, the tax fraud, the false accounting, the bribing of judges, embezzlement, seducing young girls, etc. We all do that kind of thing. But when you start pumping up your crowds with Photoshop you cross the line, mister.”

pubblico clonato

bandiere clonate

facepalm

folla clonata

fiori disegnati

[fonte: twitpic.com, guerrillaradio, photoshop disasters]





Il Piano Pier-Marshall

4 02 2010

Berlusconi parla al Parlamento Israeliano e incontra Abu Mazen nei Territori: un tutt’uno di contraddizioni e messaggi pericolosi!

Alla Knesset. Sono onorato, il mio Paese e’ onorato di essere qui e di parlare in questo parlamento, che è il simbolo stesso della democrazia“. Peccato che nessuno abbia spiegato al nostro Premier che il tanto democratico Stato d’Israele non abbia ancora una Costituzione riconosciuta, ma di questi tempi questo sembra non essere poi tanto discriminante…Il Premier rincara la dose affermando che Israele rappresenta “il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un ‘fratello maggiore e noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere“.

Arriva pronta e benevola la risposta di Benyamin Netanyahu: “Italia è diventata paese di punta contro l’antisemistismo e il negazionismo. Silvio, tu sei un grande leader coraggioso, Israele ha un grande amico in Europa“. Apprezzamenti davanti ai quali  il Cavaliere rilancia l’auspicio che Israele diventi “membro a pieno titolo dell’Unione Europea“. Tale e’ l’appoggio del presidente del Consiglio ad Israele che arriva addirittura a definire “una reazione giusta” ai missili di Hamas da Gaza, l’attacco israeliano (Operazione Piombo Fuso) che provocò morti, polemiche, e la condanna dell’Onu!  ”Israele è davvero il simbolo di questa possibilità di essere liberi e di far vivere la democrazia anche al di fuori dei confini dell’Occidente, ed è proprio per questo che risulta una presenza intollerabile per i fanatici di tutto il mondo“. In questo modo l’Italia riconosce in Israele un faro di democrazia e liberta’ nel mondo incivilizzato, un avamposto di liberalita‘ (e buoni affari?)… Invece, caro Premier, “avamposti” in quelle terre sono da considerarsi le colonie… anche queste un faro di democrazia? di liberta’? o forse di ingiustizia, ineguaglianza, disequita’..?

Il Premier insiste: “Mi sento davvero uno di voi. Mi sono sentito davvero uno di voi il giorno in cui ho visitato Auschwitz – e qui Berlusconi viene interrotto da 12 applausi - Viva Israele, Viva l’Italia, Viva la pace e la libertà!“. Sembra inneggiare ai cori da stadio che i suoi adepti gli dedicano ai comizi… “Uno di noi, Silvio uno di noi, uno di noooooiiii”… Viva Israele, Viva l’Italia, Viva gli slogan cretini, Viva la guerra e il fascismo del nuovo millennio!

Dopo il discorso, il premier si è recato nei Territori per incontrare il leader dell’Anp, Abu Mazen. E proprio da uno dei più stretti consiglieri politici del presidente palestinese Abu Mazen, Nemer Hammad, manda un secco messaggio al premier. “Quella degli israeliani a Gaza fu un’aggressione: c’è un rapporto che si chiama Goldstone sui crimini israeliani e qualunque cosa dica il premier Berlusconi non cambia la realtà“. Per fortuna.

Nei Territori. Nel corso della conferenza stampa con Abu Mazen, Berlusconi è tornato a offrire la disponibilità dell’Italia per la promozione di un “piano Marshall” per i territori occupati: “Non c’è pace senza benessere” afferma Berlusconi (e mi piace pensare che in sovrimpressione scorresse il sito di MediaShopping): beh, non vorrei peccare di arroganza, non e’ certo la mia materia, ma mi sembrerebbe semmai corretto dire che prima del “benessere” servirebbero giustizia, equita’, aiuti politici veri e fermi, w quindi la “pace” stessa! E poi cosa si intende con benessere, avere la televisione?! Comunque, a parte questi “dettagli”, a un giornalista che gli chiede di confermare il giudizio positivo sulla rappresaglia di Gaza, risponde in tono meno netto: “Come è stato giusto piangere le vittime della Shoah così è giusto manifestare dolore  per quanto che è successo a Gaza. Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini“. Chissa’ che pensavano alla Knesset in questo momento…

Comprendiamo l’esigenza di un fermo all’espansione degli insediamenti di Israele“, che è una “condizione necessaria per avviare i negoziati in modo proficuo“, ha detto ancora Berlusconi. E qui sono d’accordo! Ma perche’ dirlo ai Palestinesi? forse che non lo sappiano gia’? forse bisogna avere il coraggio e l’onesta’ di dirlo dall’altra parte, o al proprio deputato Fiamma Nirenstein, unico parlamentare nel mondo a possedere una proprieta’ all’interno di una colonia!

Dopo aver dichiarato in apertura di conferenza stampa di aver “fotografato” la situazione, a un giornalista che gli chiedeva che impressione gli avesse fatto il muro costruito da Israele in Cisgiordania ha risposto: “Non me ne sono accorto, stavo prendendo appunti e riordinando le idee sulle cose che dovevo dire al presidente Abu Mazen. So di deluderla, me ne scuso“. Vi assicuro che il muro e’ spropositato, e inevitabilmente ci si passa in mezzo, come ha fatto a non vederlo?! e poi stento a credere che chi fosse in macchina con lui non glielo abbia fatto “notare”. E’ una risposta offensiva, ingiusta, incoerente e connivente… inevitabile apice di una visita di Stato che sa piu’ di propaganda e di viaggio d’affari.

[dichiarazioni tratte da Repubblica]





Occhio a quel segaiolo di tuo figlio

2 02 2010

articolo tratto dal blog “Piovono Rane” di Alessandro Gilioli, nel sito dell’Espresso

L’ultima geniale idea del viceministro Romani è che se qualcuno in casa tua si sta sparando un video pornazzo sul Web, ti arriverà in automatico un sms, anche nel mezzo della notte.

Non se ne conosce ancora il testo: se sarà in burocratese stretto (tipo: «Ai sensi di legge La informiamo che è in corso una navigazione scorretta») o se i creativi del ministero prepareranno una frasetta più friendly e colloquiale («Sveglia! Sono le due del mattino e quel segaiolo di tuo figlio è attaccato a YouPorn!»).

A quel punto il padre più severo si alzerà furibondo e andrà a sfasciare il laptop dell’adolescente in subbuglio ormonale, mentre il buon genitore montessoriano condividerà con la prole la visione dei filmati in questione, inoltrandosi fino all’alba in una conversazione sui problemi della crescita.

Qui sull’idiozia clericofascista della trovata si riesce solo a sorridere, ma Guido Scorza Vittorio Zambardino spiegano bene la cultura agghiacciante che c’è dietro: quella di uno Stato etico che si arroga il diritto arbitrario di stilare una lista di siti “perniciosi” e di romperti le balle via sms se qualcuno in casa tua li frequenta – e in poche parole di violare uno dei principi fondamentali della società liberale, secondo cui i genitori hanno un margine di libertà nell’educazione dei figli in cui il ministero è gentilmente pregato di non entrare.

Come primo corollario, penso che se qualcuno avesse avvertito mio padre quando a 15 anni nascondevo “Il tromba” e “Jacula” sotto il letto, probabilmente sarei scappato di casa e attualmente vivrei sotto il Ponte Milvio: insomma, lasciate che gli adolescenti si facciano in pace i loro giri.

Come secondo corollario, fa un po’ sorridere che la crociata moralista sia capeggiata proprio da Paolo Romani, che quando era editore di Lombardia 7 produceva la tv più a luci rosse del nord (ricorda, onorevole, “Vizi privati e pubbliche visioni” con la signorina della foto qui sopra, Maurizia Paradiso?) e aveva robuste cointeressenze con le linee 144 hot.

Insomma, diciamo che se ora usa il telefono per censurare il porno, all’epoca invece lo usava per fare i soldi col porno. Dev’essere quella che chiamano “crescita politica”.





EyesOnTheRailroad compie un anno

2 02 2010

esattamente un anno fa (2 febbraio/2009) iniziava questa nuova avventura, dalle ceneri di Gaza, per divulgare la mia splendida esperienza in Medio Oriente. piano piano il blog si e’ sviluppato e ha raccontato tante storie, evidenziato tante notizie, affrontato tantissime tematiche… il medio oriente, il terremoto in Abruzzo, il caso Englaro, la politica interna fatta di scandali e contraddizioni, le misfatte del nostro Premier, le furbate dei nostri politici, l’inefficienza dei nostri servizi (Trenitalia, i teatri, la cultura, le paratie sul Lago di Como), il razzismo, l’eco-sostenibilita’… con un occhio particolare verso le lezioni del passato (le guerre, le stragi…), e i suoi grandi interpreti (Falcone, Borsellino, Montanelli…), e molta attenzione per chi cerca di migliorare la nostra societa’!

212 articoli, suddivisi in 20 categorie, con quasi 25000 visitatori in un anno (il record il 6 gennaio/2010 con 250 visite) e un centinaio di commenti… EyesOnTheRailroad ringrazia!





Israele confessa l’uso di fosforo bianco

2 02 2010

Due ufficiali dell’esercito israeliano sono sotto inchiesta accusati di aver usato armi al fosforo bianco durante l’operazione militare Piombo fuso a Gaza lo scorso anno. “Queste ammissioni contenute in un rapporto consegnato alle Nazioni Unite da Israele confermano le accuse di alcune organizzazioni non governative che avevano già denunciato l’uso di queste armi a Gaza”, racconta Ha’aretz.

Gli ufficiali Eyal Eisenberg e Ilan Malka hanno subìto provvedimenti disciplinari per aver abusato del loro potere decidendo di usare il fosforo bianco in un’operazione a Tel al-Hawa, un quartiere meridionale della Striscia di Gaza , il 15 gennaio 2009, due giorni prima della fine dell’intervento militare nell’area.

“Durante un combattimento con Hamas, che secondo l’intelligence israeliana possedeva missili antitank, è stato deciso di usare il fosforo bianco per coprire le operazioni dell’esercito e rendere più difficile la visibilità per Hamas. Centinaia di munizioni al fosforo sono state lanciate nella zona e hanno colpito alcuni civili palestinesi e degli impiegati dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i soccorsi e il lavoro”, racconta il quotidiano israeliano.

Molte organizzazioni umanitarie presenti nell’area hanno denunciato l’illegittimità dell’uso di queste armi che violano le convenzioni di Ginevra, ma Israele si difende dall’accusa sostenendo che le armi sono state usate in aree lontane dai centri abitati e che altri eserciti occidentali usano comunemente il fosforo bianco.

[fonte: Internazionale]





Fronte Mediorientale: una ferita aperta

26 01 2010

La situazione al confine con il Libano sembra tranquilla, ma Israele si sta preparando per una nuova guerra con Hezbollah, scrive Robert Fisk.

Percorrendo la striscia di terra che separa Israele dal Libano, spiega Fisk, si ha una sensazione di assoluta tranquillità: “Frutteti e nessun carro armato in territorio israeliano, coltivazioni di tabacco tra le colline rocciose in quello libanese. Ma è solo un’illusione. Negli ultimi tempi il primo ministro israeliano Banjamin Netanyahu ha insistito molto sul fatto che quello di Hezbollah è l’unico esercito del Libano. D’altro canto Sayed Hassan Nasrallah, il leader dell’organizzazione finanziata dall’Iran, ha detto di essere pronto per un nuovo conflitto. Le strade appena ristrutturate nel nord del paese fanno pensare che qualcuno voglia scorrazzare ad alta velocità lungo la frontiera”.

“Non è uno scherzo”, avverte Fisk. “L’esercito israeliano vuole vendicare l’umiliazione subita nell’estate del 2006. Il ministro della difesa, Ehud Barak, ha detto che il governo libanese sarà considerato il responsabile di un’eventuale guerra e ha fatto capire che in caso di conflitto l’esercito israeliano non avrebbe scrupoli ad attaccare le infrastrutture e a distruggere ponti, strade e villaggi in territorio nemico”.

Secondo Fisk, s’intravedono comunque degli spiragli per evitare il conflitto: “Da quando Barack Obama è alla presidenza, gli Stati Uniti hanno fatto dei grandi passi di avvicinamento verso la Siria, alleato storico di Hezbollah. D’altro canto, il presidente siriano Bashar al Assad ha visitato più volte l’Iran in questi mesi, assicurando alla Repubblica Popolare Islamica il suo supporto”. Tutte le possibilità sono attualmente sul tavolo, conclude Fisk. “Il peggior scenario possibile si verificherebbe nel caso di un attacco di Israele all’Iran. In quel caso la politica di Obama nella regione verrebbe indebolita e ad approfittarne sarebbero soprattutto Hezbollah in Libano e Hamas nella Striscia di Gaza”.





L’immensitá dell’universo

22 01 2010

Il Museo americano di storia naturale (Amnh) ha ricostruito in un’animazione l’universo conosciuto basandosi sui dati delle rilevazioni astronomiche più recenti. Ogni elemento (satellite, pianeta, stella o galassia) è rappresentato in scala e alla distanza indicata dall’atlante digitale dell’universo.

Il video mostra l’itinerario di un viaggio ideale attraverso il cosmo conosciuto dall’astronomia contemporanea. L’animazione comincia sulle cime dell’Himalaya per arrivare a mostrare la superficie del globo terrestre vista dallo spazio, le orbite dei satelliti intorno alla Terra, l’orbita della Luna, l’orbita della Terra intorno al Sole, le orbite degli altri pianeti del nostro sistema solare, la Via lattea, le galassie più vicine e quelle più lontane, fino ad arrivare ai quasar, lontani da noi centinaia di migliaia di anni luce.

[fonte: Internazionale]





“Urla del silenzio”: fu omicidio

22 01 2010

MIAMI — Quella del ginecologo Haing Ngor è la storia di un sopravvissuto diventato premio Oscar. Un’avventura dove la realtà si è mescolata con la finzione. Persa la moglie nei campi di campi di sterminio cambogiani, Haing trova la salvezza nell’80 e un futuro insperato negli Stati Uniti. Sembra un’odissea con un lieto fine. Non è così. Il destino continua a riservare sorprese al dottore. Stabilitosi in California, Haing viene scelto per interpretare — nel 1984 — il ruolo di Dith Pran in «Urla del silenzio». Il film denuncia sui crimini dei khmer rossi che lo porta fino all’Oscar. Dalla morte in faccia all’onore delle stelle. Ma quella è solo la penultima virata in una vita che non gli concede tregua. Il 25 febbraio del 1996, Haing Ngor è ucciso a colpi di pistola davanti alla sua casa nei sobborghi di Los Angeles. Un delitto attribuito a tre membri della «Oriental Lazy boys», una delle gang che infestano la città degli angeli. Una rapina finita male. Ma i suoi amici non hanno mai creduto che i tre ragazzotti, poi condannati a lunghe pene detentive, avessero freddato Haing per derubarlo.

Per i cambogiani di Los Angeles il ginecologo è stato vittima di un delitto su commissione. A dare l’ordine i khmer rossi. Gli aguzzini volevano vendicarsi della sua apparizione nel film che ha raccontato al mondo gli orrori del regime filo-maoista, al potere nello stato asiatico dal 1975 al ‘79. La teoria del complotto sembrava una pura speculazione di profughi inseguiti dai fantasmi del passato. Invece, un anno fa, durante il processo ad un khmer rosso, spunta una conferma. Kang Kek Ieu, conosciuto come il «compagno Duch» ed ex direttore di un lager, rivela la sua verità ai giudici: «È vero, Haing è stato eliminato per una vendetta. Non gli perdonavano la sua interpretazione nel film». E non solo per quello. Il dottore, dopo il successo ad Hollywood, si era impegnato in prima persona nel raccontare le sofferenze patite dalla Cambogia sotto i khmer. Un’esperienza costata la vita ad un milione e mezzo di persone. Un apparato repressivo dove persino i bambini erano stati convinti a denunciare i loro genitori. Per gli ex esponenti della dittatura le testimonianze di Haing erano intollerabili. «Più volte gli avevo detto di essere più prudente, di mantenere un profilo basso», ha ricordato uno dei cugini del medico. Non era servito a nulla. Haing aveva continuato la sua campagna di denuncia con grande coraggio e andava fiero di quello che era riuscito a fare interpretando il ruolo di Dith Pran, il traduttore del giornalista del New York Times Sidney Schanberg, inviato in Cambogia. I dubbi dei parenti — rilanciati anche in questi mesi — non hanno però fatto breccia nella polizia di Los Angeles. Per i detective la fine di Haing è una classica quanto banale storia di nera. Una delle tante che tingono di sangue la megalopoli della California.

Una guerra dove cadono innocenti, colpevoli, sbirri e banditi. In realtà, all’inizio, anche la sezione Omicidi aveva avuto dei dubbi. Se si trattava di una rapina perché i banditi non avevano portato via i soldi — quasi 4 mila euro — che la vittima teneva nel portafoglio e sotto il sedile della sua Mercedes? Poi, i poliziotti avevano trovato un’altra spiegazione. Haing è stato ammazzato perché aveva cercato di impedire che gli togliessero il Rolex e soprattutto un monile d’oro con la foto della moglie. Oggetti mai ritrovati. Un piccolo bottino ceduto per acquistare delle dosi di cocaina. Insomma il caso, per chi indagava, era chiuso. Ma non lo è mai stato — e mai lo sarà — per la «piccola Cambogia» nata sulle sponde della California. Il modus operandi, sostengono, non è quello di un gang, piuttosto somiglia all’agguato di un killer. Sarebbe necessario risentire i testimoni dell’epoca — insistono —, servono nuove indagini a Los Angeles e in Cambogia. Fondamentale a questo fine un interrogatorio mirato del compagno Duch per verificare se le sue rivelazioni possano essere appoggiate da elementi solidi. Un caso freddo che potrebbe tornare di nuovo «caldo». A patto di trovare risorse e convinzione, due elementi che per ora mancano al Dipartimento di polizia. Sperando che qualcuno si decida a tirare fuori il fascicolo gli amici di Haing trovano un po’ di consolazione nella profezia del dottore: «Potrei morire anche oggi. Tanto c’è la testimonianza del film che andrà avanti per centinaia di anni».

[fonte: Corriere.it]





Il mestiere piu’ antico del mondo verso SudAfrica 2010

9 01 2010

“Mi aspetto un mucchio di sterline e dollari, poi, dopo i Mondiali, mollo tutto”. Tshepiso ha solo 23 anni, ma fa la prostituta da sei. Ha cominciato per mantenere suo fratelllo più piccolo, le avevano detto che era un mestiere facile, per il quale non servivano titoli di studio. E così si è adattata. Come lei sono in molte ad aver aspettato con curiosità quali squadre avrebbe riservato loro il sorteggio dei Mondiali 2010.

Tshepiso e altre giovani donne come lei lavorano a Rustenburg in una strada divisa come ai tempi dell’apartheid: una parte per gli xhosa, una per gli indiani e una per i bianchi.

Intanto nel paese si discute se rendere legale la prostituzione. I favorevoli, scrive il Mail & Guardian, sosengono che in questo modo si lascerebbe la polizia libera di occuparsi di faccende più gravi. I contrari temono un picco delle infezioni di hiv/aids, in un paese in cui cinque milioni di abitanti su 48 milioni sono sieropositivi.