Passeggiata a Berlino, 20 anni dopo

10 11 2009

A mezzanotte di 20 anni fa il muro crolla, in poche ore Berlino diventa una festa: i vecchi che l’hanno visto sorgere, insieme ai giovani che sono nati sotto la sua ombra. in queste ore basta accendere la tv per farsi un’idea di quanto importante sia stata quella notte, per i berliner, e per tutto il mondo. politicamente, socialmente, nei costumi, nel razzismo, nei ritardi economici e strutturali delle comunita’. la Germania da quel giorno e’ davvero cambiata, non ancora compiuta, ma notevolmente sviluppata, le distanze tra Est e Ovest sempre meno ampie.

Un esempio importante, un precedente essenziale. Il mondo e’ pieno di muri di berlino: in Palestina, in Korea, tra Mexico e Usa, e poi soprattutto nelle nostre teste, nella nostra societa’, nelle distanze culturali, razziali, socio/economiche… Queste immagini devono smuovere e muoverci al positivo. Un muro cade e crea progresso umano. Un muro cade se qualcuno ne toglie le basi, ne sgretola le pietre… poco alla volta… ma credo fortemente nell’effetto domino che anche soltanto un individuo puo’ iniziare: quindi… “berliner di tutto il mondo, picconi alla mano!

L’evento-clou della giornata è stato l’abbattimento della catena di pezzi giganti di domino, lunga un chilometro e mezzo, creata sull’antico tracciato del Muro, dipinto da artisti e studenti di tutto il mondo. Davanti ad oltre centomila persone, l’ex leader di Solidarnosc ha fatto cadere il primo dei mille pezzi di domino alti come il muro originario, mentre migliaia di persone hanno formato una catena umana lunga 33 chilometri sull’antica linea che divideva il settore sovietico della città dai settori occidentali di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

Vi segnalo assolutamente questo sito, che raccoglie informazioni storiche e fotografiche, e soprattutto testimonianze della gente che ha vissuto e visto cadere il muro e la divisione.

http://www.theironcurtaindiaries.org/





La casa dell’orrore

8 11 2009

La casa di Braunau am Inn, in Austria, dove nel 1889 nacque Adolf Hitler, è in vendita per 2 milioni 200 mila euro. Una notizia che ha messo in allarme gli abitanti della cittadina austriaca i quali temono che possa essere acquistata da qualche estremista o organizzazione di destra e trasformata in meta di pellegrinaggio per simpatizzanti neonazisti.

Al momento l’edificio è utilizzato da un’organizzazione per l’assistenza ai disabili e, in diversi momenti nel corso della sua esistenza, ha ospitato una biblioteca, una banca e un istituto tecnico.

La cifra è troppo alta per il comune di Braunau, ha fatto sapere il bogomastro Gerhard Skiba, che pure acquisterebbe l’immobile molto volentieri, proprio per sventare il rischio di vederlo diventare un punto di riferimento per nostalgici. Anzi, il sindaco (con tanto di petizione firmata dall’intera cittadinanza) avrebbe proposto gia’ mesi fa di trasformare l’immobile in un museo della Shoah!  ansiosi di liberarsi dall’ imbarazzante linea bruna che le fa ombra da oltre mezzo secolo, i concittadini del Fuhrer hanno lanciato la suggestiva idea: trasformare la casa natale di Hitler in un Centro internazionale di studi e di iniziative sull’ Olocausto, il fascismo e i diritti umani. In altre parole, rovesciare l’equazione che vuole simili luoghi fatalmente condannati a essere meta di fanatici…

Un punto importante per Braunau che si scrollerebbe di dosso la maledizione di aver dato i natali a Hitler, portandola a proprio vantaggio, e un’occasione per l’Austria di prendere coscienza e consuetudine con le responsabilita’ avute nei crimini del Nazismo (secondo lo storico austriaco Meislinger l’Austria sarebbe “ancora di fatto impreparata e poco disposta ad accettare la propria parte di responsabilità”). Pensate, la culla del Male con valenza maieutica…benissimo! purche’ non ci si sbarazzi di un’idea semplicemente rimuovendo quattro mura, o cambiandone intonaco e cognome sul citofono…

[fonti: Repubblica e Corriere della Sera]





Gesù si iscrive al Cepu

7 11 2009

«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

Mentre la Gelmini e il Governo fanno ricorso, il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica» sostenendo come il Cricifisso abbia sempre “unito” i popoli, e mai “diviso”… beh, scusate ma anche questa mi sembra una visione e un’interpretazione alquanto miope, sbagliata, parziale e ideologica!!!

Il Vaticano rincara la dose: «Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all’ identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano… Non è per questa via che si viene attratti ad amare e condividere di più l’idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini»… e quindi ora i Cattolici Italiani non sosterranno piu’ la Comunita’ Europea… ahi ahi, ricatti e trame politiche, la Chiesa non si smentisce!

EyesOnTheRailroad sta con la Corte Europea e preferisce leggersi la rassegna stampa di Spinoza… fatelo anche voi!

Via i crocifissi dalle aule. Suggerivano la risposta.

Via il crocifisso dalle scuole italiane. Questo sì che sarebbe un miracolo.

Via il crocifisso dalle scuole italiane. Il chiodo non è più di moda.

Via il crocifisso dalle scuole italiane. Secondo l’Europa sarebbero più rappresentativi i due ladroni.

(La Corte Europea è stata inflessibile: il crocifisso andrà sul satellite)

Niente più crocifissi nelle aule. Speriamo che ora gli alunni non diventino irrispettosi.

Che tempismo per lo stop ai crocifissi: è appena arrivatoqualcuno che non vede l’ora di bruciarli.

Calderoli: “La Corte Europea ha calpestato i nostri diritti, la nostra cultura, la nostra storia, le nostre tradizioni e i nostri valori”. Dicono porti fortuna.

Quando ha appreso la notizia, la Binetti è esplosa.

Gelmini: “Il crocifisso rappresenta l’Italia”. Pensandoci bene, non le si puo’ dare torto.

“La croce non è un simbolo religioso”. Allora toglietelo anche dalle chiese.

Bersani: “Il crocifisso nelle aule è una tradizione inoffensiva”. Esattamente come le primarie.

Il cardinal Bertone: “Dobbiamo cercare con tutte le forze di conservare i simboli della nostra fede”. È tutto ciò che ci rimane.

La replica di Gesù: “Non mi dimetto”.

[fonti, Corriere della Sera e Spinoza]





Muro umano a Berlino

7 11 2009

 

Porta di Brandeburgo, Berlino, 11 novembre 1989

 

Achtung Berliners (ma non solo)! L’artista Martin Butler cerca 33mila persone per ricostruire – temporaneamente – il muro di Berlino in occasione dei vent’anni dalla sua caduta.

L’idea è quella di formare una muraglia umana lungo il percorso in cui si trovava quella in muratura. Appuntamento il 9 novembre prossimo alle 20.15: il tutto dovrebbe durare circa quindici minuti. Per prenotarsi, e prenotare anche il punto in cui ci si vuole inserire, ci si può iscrivere qui. Hanno già risposto centinaia di persone, e non tutte tedesche.

Ps. Intanto, in occasione del concerto degli U2, giovedì, alla porta di Brandeburgo, è stata costruita una barriera di sicurezza per tenere lontane le persone senza biglietto…

[fonte - Internazionale]





Un albero per Abbado al S.Orsola di Bologna

4 11 2009

Questa mattina il maestro Claudio Abbado ha ricevuto in regalo un albero. L’originale omaggio è stato fatto al maestro dal Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, per ringraziarlo della sua attività di direttore artistico dell’Orchestra Mozart, impegnata in progetti musicali dedicati ai bambini

guarda il servizio televisivo

Mancava a Claudio Abbado, in una carriera stracolma di premi e riconoscimenti internazionali, un albero in regalo. A colmare la lacuna ci ha pensato l’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Motivo, festeggiare, con qualche mese di ritardo il suo compleanno e ringraziare il maestro in qualita’ di direttore artistico dell’orchestra Mozart, impegnata in alcuni progetti musicali dedicati ai piu’ piccoli all’interno del Dipartimento pediatrico della struttura. D’altronde, ”la musica e’ la migliore terapia per i bambini”, ha sottolineato Abbado subito dopo aver scoperto una targa di fronte al corbezzolo piantato in suo onore in un giardino dell’ospedale. A ricordare l’attivita’ dell’orchestra e’ stato Mattia Petrilli, giovane flautista dell’ensemble: ”I bambini arrivano impauriti e si nascondono dietro alla gonna della mamma, poi quando iniziamo a suonare si dimenticano della loro sofferenza e anche il nostro umore rifiorisce”, ha raccontato il musicista. Parole ”commoventi” anche secondo Abbado e che hanno strappato un applauso sentito ai presenti, tra cui il direttore dell’ospedale Augusto Cavina, il presidente dell’orchestra Fabio Roversi Monaco e i rappresentanti dei genitori dei piccoli pazienti che all’interno del progetto hanno potuto a loro volta divertirsi a suonare e a dirigere l’orchestra. [ANSA]

In una carriera che definire ricca di premi e riconoscimenti internazionali è poco, il maestro Claudio Abbado forse non aveva ancora ricevuto un albero in regalo. 90mila alberi sono anche l’insolito cachet che il maestro Abbado ha chiesto al Comune di Milano per tornare alla Scala. Ed ecco che l’originale e simbolico riconoscimento gli è stato donato questa mattina dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna che ha piantato in suo onore un corbezzolo in uno dei giardini della struttura ospedaliera. Un’occasione per festeggiare, seppur con qualche mese di ritardo, il compleanno del maestro, e ringraziarlo per l’attività di direttore artistico dell’orchestra Mozart, impegnata in progetti musicali dedicati ai più piccoli all’interno del Dipartimento pediatrico della struttura. Mattia Petrilli, giovane flautista dell’ensemble, ha ricordato con parole commoventi che ”I bambini arrivano impauriti e si nascondono dietro alla gonna della mamma, poi quando iniziamo a suonare si dimenticano della loro sofferenza”. [Giada Guida per Telesanterno]

L’obiettivo di “Tamino” e’ l’utilizzo della musica a fini terapeutici, per frenare le ansie, le tensioni, le preoccupazioni
dei bambini degenti e dei loro familiari, riempiendo gli spazi vuoti in ospedali con attivita’ ludiche e creative, possibilmente
partecipate. “La migliore medicina e’ la musica – conferma Mattia Petrilli, flautista dell’orchestra Mozart -, prima dei concerti i bambini entrano con la flebo o attaccati alla gonna dei genitori, con aria triste e afflitta. Quando iniziamo a suonare, si crea come una magia. I volti dei bambini si illuminano. Diamo poi loro la possibilita’ di toccare gli strumenti, di provarli. Da quest’anno, poi, li chiamiamo a dirigere l’ensemble davanti ai genitori, agli altri pazienti e agli infermieri. Cosi’ possono esprimersi”. [www.genitori.it]






L’Aquila: ricostruzione sadomaso

25 10 2009

Conservatorio, a L’Aquila buttato il progetto gratuito. Per la ricostruzione si era offerto l’architetto giapponese Ban

Il progetto era pronto. Ed era gratuito. I soldi per realizzarlo c’erano. Berlusconi ha sbandierato il plastico davanti alle telecamere assieme al suo omologo giapponese Taro Aso durante il G8 e alla festa organizzata nella caserma di Coppito. Poi, silenzio. Nessuna spiegazione ufficiale. Tante cose dette poi negate. Stiamo parlando del progetto per la ricostruzione del Conservatorio dell’Aquila dell’architetto giapponese Shigeru Ban, studio a Tokio, New York e Parigi, docente dell’Università Kei, membro del Voluntary Architects Network, famoso nel mondo per le sue ricerche nel campo delle tensostrutture. Progetto, costato all’architetto Ban ben 5 mesi di lavoro, che prevedeva oltre 1000 posti, da realizzare con oltre 500 mila euro messi a disposizione dall’ambasciata giapponese e i restanti 500 mila frutto di fondi raccolti personalmente dall’architetto attraverso fondazioni e gruppi finanziari in Europa e nel mondo. Un progetto definito, anche dal direttore del Conservatorio Bruno Carioti “straordinario, all’avanguardia”. Un progetto, presentato ufficialmente il 7 luglio da Ban assieme al primo ministro giapponese, a Palazzo Chigi, che avrebbe dato all’Aquila una risonanza mondiale, altro che G8. Contrariamente a quanto sostenuto dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, (“Non abbiamo visto una lira dei soldi promessi”) non avrebbe richiesto l’impiego di soldi pubblici. “Un mistero”, esclama il direttore Carioti. “Ho appreso solo oggi che sono iniziati i lavori per la realizzazione di un prefabbricato abitativo modulare scolastico Msp. Pensate che Ban, all’indomani del sisma del 1995 a Kobe, in alternativa alle tendopoli, ideò una soluzione progettando abitazioni di 16 metri quadri con pareti fatte con tubi di cartone e fondazioni di cassette per bottiglie di birra riempite con sabbia. Inoltre è stato uno dei progettisti delle Torri Gemelle”. Tutto sembrava pronto, l’area espropriata. Ma al dunque è stata bandita una gara e l’appalto assegnato ad una ditta di carpenteria metallica, che avrebbe avuto la meglio grazie a un forte ribasso praticato sul prezzo di partenza, a fronte di bassissime garanzie ambientali e acustiche. A Parigi, nello studio dell’architetto Ban, che ora si trova a Tokio, risponde al telefono il suo più stretto collaboratore, il trentaduenne architetto italiano Alessandro Marcello Boldrini, che si dice esterrefatto per il comportamento del premier, dell’onorevole Bertolaso e del sindaco dell’Aquila. “Ban aveva messo a disposizione la sua equipe, il governo giapponese aveva stanziato i fondi, abbiamo lavorato per mesi, venivamo a L’Aquila e i referenti istituzionali non si facevano trovare. Anche alle richieste dell’ambasciata giapponese in Italia non sono seguite risposte. Mio padre mi ha detto di aver letto sul Fatto Quotidiano che Bertolaso si è lamentato dei soldi promessi non arrivati, ma non è così. Noi avevamo donato tutto. Una occasione perduta. Peccato”. Per L’Italia, ovviamente. E una pessima figura. Che farebbe il paio con quella della Germania, che lamenta di non essere stata messa nella condizione di devolvere la sua donazione. Ma perché ad un progetto di tale rilevanza e per giunta gratuito si è preferito un prefabbricato Msp da pagare che non offre alcuna garanzia, né in termini ambientali né di acustica? Questa è la domanda a cui il dipartimento della Protezione civile ha tentato di rispondere maldestramente, dicendo che gli unici soldi certi sarebbero stati quelli garantiti dal governo giapponese. Ma così non era, come ha confermato il collaboratore dell’architetto Ban, che con lui ha inviato il progetto alle più importanti fondazioni e gruppi finanziari in Europa e nel Mondo che avevano accettato di finanziarlo.

[Da Il Fatto Quotidiano del 23/10/2009]

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Che schifo… siamo alle solite! Uno dei piu’ grandi e innovativi architetti del mondo viene a costruire in Italia gratuitamente… uno spazio per la cultura, per l’istruzione, per la musica… e l’Italia cosa fa? invece di dire grazie e baciarsi i gomiti, COSA FA???!!! appalta a chissa’ quale ditta di carpenteria metallica (mi piacerebbe scoprire a CHI hanno appaltato, per NON stupirmi ancora una volta), per tirar su chissa’ quando e chissa’ come una SICURA bruttura architettonica (scusate la sfiducia, ma mi sembra alquanto realistica)… non ci siamo proprio! Sono andato a suonare a L’Aquila con Claudio Abbado e la Mozart – e come noi tanti altri -, ci siamo battuti in questi mesi in una direzione positiva, di rilancio, spessore, innovazione, arte, onesta’, eco-sostenibilita’… e poi leggo questa notizia… che mi colpisce e ferisce profondamente. Peccato. Ma soprattutto Vergogna!!!

Shigeru Ban, maestro della leggerezza e del riciclaggio ecologico, e’ famoso soprattutto per le sue ricerche nel campo delle tensostrutture, specialmente nella loro realizzazione attraverso materiali economici come il cartone o il bamboo. Ha inoltre progettato particolari edifici residenziali, costruiti con metodi e materiali tradizionali, ma con alcune caratteristiche originali: tubi di cartone usati come pilastri, travi, pareti… per case, chiese, musei. L’uso di carta e cartone, materiali non convenzionali in ambito di design e architettura, lo rendono uno dei giovani architetti più in vista sulla scena internazionale. Il suo nome figurava tra quelli dei progettisti di uno dei due progetti finalisti per la ricostruzione del World Trade Center di New York. L’opera di Shigeru Ban richiama non solo la sperimentazione architettonica, ma anche il valore concreto dei programmi di riciclo di carta e cartone e di tutela dell’ambiente. Divenne popolare in Giappone nel 1995, quando disegnò e realizzò, su larga scala, abitazioni economiche e di rapido montaggio per i terremotati di Kobe, impiegando come materia prima essenziale tubi realizzati con carta riciclata. Per la realizzazione delle sue opere egli avvolge, con dei collanti naturali, della carta riciclata attorno un tubo di alluminio. Una volta seccata la carta, il tubo di alluminio si sfila e le colonne di carta vengono trattate con cera per renderle impermeabili. Con quegli stessi materiali di base, interamente riciclabili, Shigeru Ban realizza anche pezzi di design. Minimalismosperimentazionesostenibilità sono le costanti entro le quali si muove la ricerca di Shigeru Ban, in netta posizione antitetica rispetto alla declinazione hi-tech di molta architettura contemporanea.

Expo di Hannover 2000

Expo di Hannover 2000





This is real! Paura e delirio a Ramallah…

24 10 2009

Comaschi, cercate LEITMOTIV di ottobre!

a Como: Biblioteca Comunale-Birreria 35-Punto Einaudi-Casa del Disco-Libreria Mentana-Informa Giovani-Central Perk-Cioccolateria-Renata Music-Libraccio-Conservatorio-Libreria del Cinema-Cineplex
In provincia: Amandla – Cermenate e Libreria di Via Volta – Erba
Leitmotiv è stato inoltre distribuito nelle biblioteche di: Blevio-Brunate-Cernobbio-Lezzeno-Lipomo-Zelbio-Istituto di Storia Contemporanea Peretta-Liceo classico Alessandro Volta-ITIS Magistri Comacini-Società Archeologica di Como

Il numero di questo mese e’ dedicato alla “CITTA’ MURATA”, con storie e cronache dai diversi “muri” che si stagliano intorno a noi, in tutto il mondo…

leitmotiv

paura e delirio a ramallah -una storia quasi vera

birra. tantissima birra. era il mio compleanno e festeggiavo da solo, lontano migliaia di km da casa. birra. collezionavo bottiglie sul bancone. vuote. sulla prima ci avevo messo anche una candelina, incastrata nel collo. birra, quanta birra. ne finivo una, ne ordinavo un’altra, e nell’attesa fischiettavo nel contenitore vuoto. sempre la stessa  nota, cupa e sorda. nel bar pochi individui, anch’essi con una birra in mano, alcuni si passavano un narghilè. l’ambiente ne assorbiva l’odore dolciastro e il fumo intenso. ordinai l’ennesima birra. “this is the last one, we are closing” mi disse il barista dai baffi a sparviero e dalle erre pronunciate. brindai a me stesso, la tracannai d’un fiato e spensi la candelina. fuori l’oscurità mi avvolse. iniziai a camminare senza una direzione, perso in un dedalo di vicoli, tetri e silenziosi. vagavo mezzo ubriaco nel cuore della città vecchia, nel buio piú totale. nessun lampione in questa città, nessuna finestra illuminata. soltanto scheletri di palazzi mostruosi che invadevano le strade con arti di pietre e massi divelti, con occhi vuoti come abissi, e sagome di acciaio dalle forme più inquietanti che si allungavano gelide nel tentativo di metter fine alla mia passeggiata notturna. in giro neanche un’anima, ma d’altronde sa’yd mi aveva allertato: di notte nessuno e’ al sicuro tra le vie di ramallah. barcollando inciampavo nelle recenti macerie e nelle rovine passate, sprofondavo in crateri di terra esplosa, nelle impronte di antichi e pesanti giganti, e nei solchi dei più moderni e veloci cingolati. desolazione terrificante e squallore spettrale mi stavano per inghiottire. cercavo di correre via, ma come negli incubi di quando ero bambino, le mie ginocchia erano di gesso, addormentate e indipendenti, e mi costringevano in quella dimensione claustrofobica e delirante. la testa mi scoppiava. una corona di spine, souvenir del luogo, si conficcava nelle mie tempie. ma peggio ancora, la mia vescica pulsava a 180 di metronomo. dovevo assolutamente pisciare. come per incanto innanzi a me si palesò un altissimo muro che si stagliava contro il cielo plumbeo. avanzai fino a poterlo toccare e mi ci lasciai cadere contro. la mia fronte calda e madida di sudore contro il cemento freddo, e gli occhi fissi sulla parete. li volsi di lato con un lento e impercettibile movimento della testa. prima a sinistra, poi a destra. e vidi una muraglia infinita che si snodava sulla brulla terra assecondando i pendii come un lungo serpente di cui non si riusciva a vedere nè capo nè coda. senza spostare di un millimetro la mia fronte, che mi reggeva in una posizione vagamente eretta, e soprattutto utile alla causa, lo cercai nei pantaloni e lo tirai fuori. chiusi gli occhi e mi abbandonai alla sensazione di sollievo provocata da quel sibilo familiare. ma ad un tratto una forza misteriosa mi spinse indietro, facendomi a) perdere l’equilibrio e di conseguenza b) bagnare scarpe, mutande e pantaloni. fui sopraffatto da nubi di polvere e calcinacci, e al di là del muro un rumore assordante di motori rombanti e ruspe urlanti, e fari impazziti nella notte profonda. caddi a terra. terrorizzato strisciai indietro. il mostro mi veniva incontro! il muro stava avanzando! e nella mia direzione! mi misi in piedi e cominciai a correre, improvvisamente lucido e risvegliato dall’oblio, senza voltarmi indietro, per paura di diventare una statua di sale. corsi per minuti che mi parvero ore, rituffandomi nei vicoli dell’antico borgo che adesso rappresentavano l’unica via di salvezza. inciampai su qualcosa, forse era un pallone sgonfio, e caddi. gli oggetti persero i loro contorni e come in un repentino diminuendo tutto intorno a me scomparve. mi risveglió dal brutto sogno la nenia rauca del muezzin, il sole era già alto. mi ritrovai steso su una pila di tappeti, al fresco, in un piccolo bazar. qualcuno mi doveva aver trovato svenuto per strada. cercai il benefattore dentro il negozio, e non trovando nessuno andai a vedere fuori. e cosí lo vidi. ancora più alto di come mi era sembrato la notte prima. e poi vidi le ruspe, e i lunghi colli gialli delle gru. andai contro il muro e vi appoggiai la fronte come avevo fatto qualche ora prima. guardai di nuovo a destra, e poi a sinistra. e questa volta vidi che il lungo e mostruoso serpente di cemento era spezzato in più punti e che le sue squame e tasselli venivano spostati da braccia meccaniche. il muro stava ancora avanzando, e famelico mangiava la terra che si trovava davanti. ne rimasi sconvolto. ritornai a guardare fisso davanti a me la parete gelida e disumana, per tornare nel sogno. ma qualcosa mi distrasse. misi a fuoco. piccoli segni, che qualcuno aveva scritto con un pennarello nero.apposta per me.

“this is real”.





La famiglia omicidi

22 10 2009

Appalti, i Mastella nei guai! (siamo alle solite!!!). Sessantatre indagati nella maxi-inchiesta su lavori e assunzioni all’Agenzia per la protezione dell’ambiente della Campania. Trovato un file con 665 raccomandati. Divieto di dimora nella regione per Sandra Lonardo – la moglie di Mastella!

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CURZIO MALTESETangentopoli e’ ancora qui!

[di Curzio Maltese]

Soffia un vento da fine Repubblica, un clima da ‘92, nelle vicende di questi giorni. Si è tornati a parlare delle stragi di Falcone e Borsellino, delle trattative fra mafia e stato intorno al “papello”, il mistero più oscuro all’origine della Seconda Repubblica. Le cronache tornano a riempirsi di storiacce di appalti e tangenti, di sistemi politici criminali scoperchiati, di arresti eccellenti fra Napoli e Milano. È come se il muro di omertà, mascherato da ideologie, steso da un decennio sulla corruzione fosse in procinto di cadere in pezzi, rivelando l’eterna attualità della questione morale. La corruzione in Italia è da sempre la vera emergenza, un fattore che condiziona la vita politica ed economica. Ma il circo di media e politica, passata la tempesta di Mani Pulite, ha finto che non esistesse più. Alimentando una fabbrica di chiacchiere generiche, appese alle nuvole e fondate sul nulla. La forza delle cose s’incarica poi di restituirci alla realtà. Alla luce delle notizie di queste ore, alcuni dei temi privilegiati dal dibattito pubblico assumono un significato grottesco. Il posto fisso è un valore o bisogna accettare la flessibilità? Nel reame di Ceppaloni il conflitto era risolto in una mirabile sintesi hegeliana. Posti fissi o mobili, progetti a termine e consulenze milionarie, erano assegnati senza distinzioni fra destra e sinistra, laureati e asini, da un unico e gigantesco ufficio di collocamento clientelare. La signora Lonardi, moglie dell’ex ministro del centrosinistra, ora europarlamentare del centrodestra, dice che le “è crollato il mondo addosso” quando ha ricevuto l’ordine dei magistrati di non rimettere piede in Campania. Si figuri, signora, com’è crollato il mondo ai giovani meridionali. A quelli ancora convinti che per trovare un lavoro occorrano studio, impegno, talento. Da anni destra e sinistra discutono sulla forma del federalismo futuro. Quali funzioni potrà svolgere il meraviglioso stato federale, soluzione di ogni conflitto, quali (poche) dovranno rimanere all’orrido Stato centralista, con quali contrappesi solidali. Fingono tutti di non sapere e di non vedere che cos’è il federalismo nell’unico settore in cui è già stato realizzato: la sanità. La voce che da sola occupa i due terzi dei bilanci delle Regioni. Un’orgia di sprechi, mazzette, appalti truccati, affari sporchi fatti, non metaforicamente, sulla pelle dei cittadini. Dalla Puglia alla Lombardia, nelle regioni rosse come in quelle berlusconiane. Regni di trafficanti bipartisan come il Tarantini di Bari, che organizzava festini per il premier e dopocena per gli assessori della giunta di Vendola. In cambio di che cosa, lo diranno i magistrati. Potentati economici e politici, come la sanità lombarda, governata da quel Giancarlo Abelli sfiorato da decine di inchieste e in ultimo toccato da quella sulle bonifiche delle aree edificabili di Santa Giulia, dell’ex Falck di Sesto San Giovanni e di Pioltello, per cui è già in carcere la signora Abelli, Rosanna Gariboldi. Perché sia chiaro che i clan familisti non allignano soltanto nel Mezzogiorno. Non è il “ritorno della corruzione”, come titola qualche notiziario. Perché la corruzione non se n’era mai andata. Ha continuato a far parte della vita quotidiana di milioni d’italiani dopo Tangentopoli e ora forse più di prima. È forse il ritorno di un clima sociale. O ancora più probabilmente, si tratta dei morsi della crisi economica. “Quando circolano meno soldi nelle tasche, i cittadini s’indignano più facilmente” chiosava anni fa uno dei protagonisti del pool milanese, Pier Camillo Davigo. Oggi, come allora, la crisi rende insostenibile per molti imprenditori la tassa della corruzione, che si erano rassegnati a pagare. Sono loro a sollevare il coperchio, gli esclusi dagli appalti di partito, i bocciati al concorso truccato. Corrono a chiedere giustizia a una magistratura senza mezzi e sotto minaccia, forte soltanto della propria indipendenza dal potere politico, garantita dalla Costituzione. Ancora per quanto, non si sa. [Curzio Maltese]


mastella e signora

Intanto i Mastella si fanno sentire!

“Noi non ci arrenderemo”   -…nel senso che continuerete imperterriti a rubare?

“Mi ha chiamato mia figlia stamattina presto da Roma. E mi ha detto che dentro casa mia sono arrivati all’alba quattro carabinieri. Stavano là dentro senza alcun permesso. Mi chiedo: cosa facevano? Cosa cercavano? Sono stati lì tre ore. Dalle 6 alle nove di mattino. Capite che shock per mia figlia? Ho dovuto ricordare loro che sono un parlamentare e che esistono certi limiti. E che quella era una violazione”.   -…fatti fare un Lodo, Sig. Parlamentare…

“Mi crolla il mondo addosso”    -…vedi?! ben ti sta! perche’ gira e rigira, a fare gli appalti truccati (talmente truccati che usano la sabbia al posto del cemento), le case ti crollano in testa!





Ho letto un libro che…

21 10 2009

Sabato 24 ottobre - dalle 16.30 alle 18.30 -

presso la Biblioteca Comunale di Como (in piazzetta Venosto Lucati)

Ritorna la manifestazione “Ho letto un libro che… appassionati lettori raccontano”, promossa per il secondo anno dalla biblioteca, comune di Como e assessorato alla cultura e organizzata dall’associazione culturale Leitmotiv. Gli appassionati lettori avranno una decina di minuti per parlare di un libro: leggendone dei passaggi, raccontando come sono arrivati a leggerlo o la storia che lo contraddistingue rispetto agli altri che hanno sullo scaffale. Dalla raccolta di racconti al romanzo, attraverso il saggio filosofico, fino al libro pop up… alla seconda edizione parteciperanno Giulia Parini Bruno, Elisabetta Broli (L’Ordine), Riccardo Conti (Exibart), Paola Pioppi (Il Giorno), Lorenzo Canali (CiaoComo Radio) e Alessio Brunialti (La Provincia), insieme alla professoressa Vanna Glauber Petrilli e a quattro dei redattori del mensile tematico Leitmotiv, oltre ai volontari provenienti dal pubblico di sabato, tempo permettendo.

“Ho letto un libro che… appassionati lettori raccontano” fa parte della rassegna “Ottobre piovono libri”, la campagna nazionale di promozione della lettura promossa dal Centro per il Libro e la Lettura della Direzione Generale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali ed il Diritto d’Autore del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, in stretta sinergia con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani. Giunta alla terza edizione, “Ottobre piovono libri” vede l’organizzazione durante il mese di ottobre di un calendario di eventi in tutta Italia.





Souvenir dal muro di Berlino

20 10 2009

1989 – 2009

20 anni dal crollo del Muro di Berlino… sperando che, nel ricordo di quello tedesco, si possano, ripercorrendo e onorando il “passato” e chi l’ha reso “futuro”, distruggere i numerosi muri presenti in tutto il mondo, in tutta la societa’…

Internazionale apre una finestra su ricordi e cartoline dal muro di Berlino: le creazioni del disegnatore svizzero-libanese Patrick Chappatte pubblicate su Le Temps, un reportage illustrato ricordando Berlino divisa in due dalla guerra fredda.

“Non potrò mai spiegare il muro ai miei figli, perché non mi crederebbero. E avrebbero ragione. La realtà, a parte per quelli che l’hanno vissuta e si sono abituati, è demenziale” [Chappatte]

Ammirate questa e le altre vignette pubblicate da Le Temps

[Chappatte]